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Officina Italiana Design: arte in testa e design nelle mani #1

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Officina Italiana Design: Mauro Micheli e Sergio Beretta
Officina Italiana Design: Mauro Micheli e Sergio Beretta

Sotto l’egida di Riva, uno dei marchi-icona del Made in Italy, a fine giugno sono state presentate una nuova barca, già di per sé un evento, ma anche un’auto a tiratura limitata, addirittura in parte millesimata: rispettivamente Rivamare e Fiat 500 Riva. Il comune denominatore, ovviamente oltre alla griffe, è Officina Italiana Design, lo studio che dagli anni ’90 è artefice del design Riva, di tutte le sue barche, che per l’occasione ha dato il suo contributo di creatività anche per caratterizzare l’edizione speciale della Fiat 500, riuscendo a rendere ancora più calzante lo slogan che ne ha accompagnato il lancio: “lo yacht più piccolo del mondo”. Officina Italiana Design, O.I.D., ovvero Sergio Beretta e Mauro Micheli, due personaggi che riescono a restare coi piedi ben piantati per terra: uomini di cultura con l’Arte dentro, simpatici e, manco a dirlo, con grande capacità di analisi e creatività. Lo scorso 15 ottobre, presso la sala Giunta di Confindustria Bergamo, sono stati insigniti del premio Capitani dell’Anno, come rappresentanti dell’eccellenza dello stile italiano.

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Al di là del riconoscimento, l’ennesimo, li abbiamo intervistati per conoscerli meglio, cercando di ripercorrere assieme le tappe salienti della loro importante carriera. Mentre si parla, Mauro Micheli ha sempre una matita in mano e continua a tracciare linee e a schizzare disegni…

Pressmare - Siete al 22mo anno di attività: come siete partiti e dove siete oggi, a che punto vi sentite del vostro percorso professionale?

Sergio Beretta - Siamo partiti nel 1994. Mauro, dopo 10 anni di lavoro interno a Riva, si sentiva pronto ad aprire uno studio tutto suo; Io, laureato da poco in Economia, nutrivo una passione per il design in generale. Abbiamo deciso di creare una società dedicata alla progettazione dove lui era la mente creativa e io quella manageriale. Lo studio era un capannone di fronte all’abitazione dei genitori di Mauro; una situazione piccola ad Adrara San Martino, paese nell’entroterra del lago di Iseo. Mauro, la cui formazione è artistica (dopo il diploma al liceo artistico di Bergamo ha frequentato l’Accademia di Brera a Milano), dopo 10 anni di lavoro con Riva aveva il mestiere in mano e conosceva la storia di questo marchio storico. Appena fatto il salto impreditoriale Riva ci ha chiesto di continuare a lavorare con un contratto di consulenza. Di fatto non c’è mai stato un vuoto di collaborazione. Oggi lo studio è in un palazzo di fine ’800, in via San Tomaso, guarda caso vicino all’Accademia Carrara. Lavoriamo con un team di 9 ragazzi, un percorso in crescita, potremmo definirlo.

Mauro Micheli - Oggi è sicuramente un bel momento della nostra attività: l’anno scorso sono stati varati due 88’ (Florida e Domino Super) e un 76’ (Perseo); quest’anno in soli 15 giorni sono stati presentati il Rivamare (un 39’), il 76’ Bahamas, e un’automobile: la Fiat 500 Riva di cui abbiamo curato, insieme al centro stile FCA, una reinterpretazione in chiave nautica secondo gli stilemi del brand nautico. Infine c’è il 100’ Corsaro (già in avanzata fase di costruzione); l’anno prossimo ci saranno altre due sorprese.In più varie imbarcazioni per Sanlorenzo, per il quale stiamo disegnando 6 sei modelli dai 78 piedi ai 64 metri… Insomma, possiamo ritenerci soddisfatti e gratificati, nel campo della nautica di serie, che è l’ambito dello yachting più vero dove ci si mette più alla prova, come nel mercato dei grandi yacht. Abbiamo probabilmente disegnato barche che sono entrate nella storia della nautica: pensiamo all’Aquariva Super (260 barche vendute), al Rivarama Super (una tiratura a oggi di 120 esemplari) e al Rivamare, che ha tutte le carte per divenire anch’esso un modello di grande successo. Più vado avanti e più quello dello yacht designer è un lavoro difficile perché bisogna sempre rinnovarsi anche per riuscire a proporre barche senza tempo, riconosciute e riconoscibili….

Sergio Beretta - Sì, confermo. È sicuramente un bel momento. È stato per altro faticoso arrivare fino a qui: non si può dormire sugli allori. Fino a che le barche non vengono varate in cantiere e presentate al pubblico, non stiamo mai tranquilli. La nostra cartina al tornasole è sempre e comunque, oltre al nostro giudizio quando vediamo per la prima volta la barca in acqua, la risposta del mercato.

Pressmare - Come siete arrivati a disegnare Riva, spinti dalla passione, vi hanno cercato, è stato un caso fortuito?

Mauro Micheli - Sono quelle cose che nascono un po’ per caso. Dopo il liceo artistico a Bergamo e l’accademia di Brera a Milano, partecipai a un concorso indetto da Riva che stava cercando un designer. Non ero un appassionato di barche né un designer ma volevo iniziare a mettermi in gioco. Lo vinsi e nel 1984 venni assunto in cantiere come assistente designer nell’ufficio tecnico dei cantieri Riva, al fianco dell’architetto Giorgio Barilani e di Mauro Pagani, interior designer. All’epoca Gino Gervasoni, (genero di Carlo Riva e avveduto aministratore delegato dei cantieri ndr.) fu colpito molto dalla mia capacità di disegnare a mano libera.

Pressmare - Chi è per voi Carlo Riva?

Mauro Micheli - Carlo Riva è l’inizio di tutto, un pilastro della nautica. Dalla sua debolezza, una pignoleria pazzesca, ha creato un mito e andare avanti nel suo solco ci riempie di orgoglio. Ma non dobbiamo dimenticare Gino Gervasoni. Quando a fine Anni 60 Carlo Riva gli lasciò il timone del cantiere, Gervasoni, che lo gestì fino agli anni ’90, riuscì a farlo crescere ancora. Anche lui ha avuto intuizioni brillanti, lungimiranti, come concentrarsi sempre di più nel realizzare barche in vetroresina oppure fondare l’house organ, (il giornale del cantiere) Symbol: era bellissimo ed era collegato con la Ferrari e la Rolls Royce, una grande operazione di marketing. Per Riva, per la sua immagine, è stato di grande impulso... 

...Continua domani

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