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I Cantieri Lillia riaprono dopo una lunga causa, Cassazione li assolve definitivamente

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Star Lillia
Star Lillia

Il 17 aprile 2011 leggemmo con sorpresa e dispiacere sul quotidiano di Como “La Provincia” del sequestro del cantiere Lillia. Per chi non è velista e non è del settore, merita ricordare che si tratta di un cantiere noto in tutto il mondo per le sue imbarcazioni a vela come la Star, barca con la quale Torben Grael e Marcello Ferreira ottennero l’Oro Olimpico ad Atlanta nel 1996.

La storia del cantiere è molto lunga ma è con la Star che raggiunge il suo apice di notorietà, grazie a un’indiscussa qualità di costruzione che nel tempo si è aggiornata portando al risultato olimpico.

Fondato nel 1957 sul lago di Como, a Musso per la precisione, dove l’appassionato velista Gianni Lillia imparò le basi per lavorare il legno e realizzare così, il suo sogno di produrre barche a vela. Cominciò con i monotipi, molto famosi sono i Dinghy 12p prodotti dal cantiere, poi, le Star dal 1964 e i Finn, tutte classi olimpiche, tutte barche capaci di garantire prestazioni molto elevate e nel pieno rispetto delle regole delle rispettive classi. Lillia riuscì a migliorare i progetti originali ottenendo barche ancora più performanti con accorgimenti che solo un professionista della vela sportiva poteva riuscire a sviluppare.

Quando negli anni successivi si passò alle materie sintetiche, come il Kevlar e il Mylar per le vele, il poliestere per le scotte e la vetroresina per gli scafi, Lillia cominciò la sua sperimentazione sugli scafi dei Dinghy e delle Star, ma nel caso di quest’ultima le prime unità furono realizzate con scafo in composito e coperta in legno, poi, affinata la tecnica di costruzione anche le coperte furono realizzate in composito. Sempre negli anni del cambiamento epocale dettato dai nuovi materiali, Lillia si trasferì in aree più adeguate alle esigenze della costruzione con i compositi, ma soprattutto più spaziose. Dopo la scomparsa di Gianni Lillia nel 1981 le redini del cantiere passarono al fratello Domenico, che impresse una svolta nella modernizzazione dei processi produttivi, nonché nella selezione di nuovi materiali d’avanguardia, affidandosi anche a consulenti di provata esperienza. Tuttora la direzione del cantiere è nelle mani di Domenico Lillia, oggi affiancato dal figlio Stefano e per gli aspetti tecnici dai campioni olimpici Torben Grael e Marcello Ferreira.

Abbiamo sintetizzato al massimo la storia di un cantiere italiano che ha saputo imporsi all’attenzione del mondo intero sulla scena della vela sportiva internazionale. Facile intuire perché la notizia del 17 aprile 2011 ci aveva lasciato un po’ di amaro in bocca.

Nella notizia de “La Provincia” di Como si faceva riferimento al sequestro operato dal Corpo Forestale su richiesta della Procura, a seguito di numerose segnalazioni e denunce nelle quali si accusava l’azienda di produrre inquinamento acustico e odori sgradevoli con le sue attività di cantiere.

Dopo circa due anni e mezzo d’inchiesta il 17 aprile 2011 arrivò il provvedimento della magistratura che colse di sorpresa il titolare, Domenico Lillia, il quale secondo quanto riportato allora da “La Provincia” dichiarò: “Non me lo aspettavo proprio e lo dico in tutta sincerità. Quando ho deciso di trasferirmi qui ho chiesto le regolari concessioni e mi sono attenuto alle regole, dotando i reparti di lavorazione di moderni impianti di aspirazione e sicurezza. L’Arpa ha effettuato le necessarie prove fonometriche, anche se, in un cantiere nautico come il mio le apparecchiature che fanno un minimo di rumore sono davero poche. Per le presunte esalazioni insalubri, basti dire che in cinquant’anni mai alcun dipendente ha avuto il minimo problema; in cantiere, tra l’altro, ci sta tutto il giorno anche mio figlio e vi sembra che possa lasciarlo in un ambiente a rischio?”

Inutile dire che la notizia aveva colto di sorpresa anche noi, ma lo scorso 28 aprile è un altro media a dare una notizia sulla vicenda, Como Larius, dal quale apprendiamo che “Nessun abuso nei cantieri nautici. I Lillia vincono in cassazione”.  La Cassazione conferma che Stefano e Domenico Lillia non hanno commesso reati connessi con l’ampliamento delle attività produttive a Pianello del Lario. Dopo due gradi di giudizio nei quali gli imprenditori sono stati assolti, la Cassazione ha confermato la regolarità della loro attività. Ci sono voluti cinque anni perché i Cantieri Lillia possano oggi finalmente riaprire e ripartire con la produzione, peccato che nel frattempo, dopo aver partecipato con i loro scafi alle Olimpiadi di Atene nel 2004, Pechino nel 2008 e Londra nel 2012, hanno perso per questa vicenda l’opportunità di partecipare anche a Rio 2016. Dopo il pronunciamento della Cassazione i titolari stanno valutando la possibilità di richiedere il risarcimento a coloro che hanno innescato l’intera vicenda accusandoli di abusi edilizi.

La vicenda ebbe inizio per motivazioni chiaramente diverse, ma l’epilogo del quale diamo notizia con piacere, ci fa sperare che i Lillia possano riprendere la loro attività con lo stesso slancio che ha preceduto la decisione della Procura nel 2011, che portò alla chiusura dello stabilimento. Non ci resta che augurare alla famiglia Lillia “buona ripartenza”, cosa che auguriamo anche a tutti i dipendenti del cantiere e ai consulenti “olimpici”.

Buon vento Lillia!