© Anne Beaugé | Allagrande Mapei Racing
Ambrogio Beccaria verso il Grande Nord per la sua prima regata in solitario in Imoca
È iniziato il conto alla rovescia per Ambrogio Beccaria. Il 7 giugno lo skipper italiano partirà da Les Sables-d’Olonne per la Vendée Arctique, a bordo del suo IMOCA “Allagrande Mapei” . Sarà la sua prima regata della stagione e, soprattutto, la prima competizione in solitario su questa barca.
Dopo sei mesi di lavori in cantiere, “Allagrande Mapei” è tornata in acqua lo scorso 4 maggio a Lorient. Da allora il team ha portato a termine una serie di tappe fondamentali: alberatura, installazione della chiglia, ricalibrazione dell’elettronica, messa a punto dell’assetto da regata e validazione del set di vele. Solo poche uscite in mare hanno preceduto la qualifica ufficiale della barca lo scorso 22 maggio, prima del trasferimento a Les Sables-d’Olonne, avvenuto giovedì 28 maggio.
«Le prime navigazioni sono andate molto bene. Tutto il team è soddisfatto del lavoro svolto finora, anche se non abbiamo ancora potuto confrontarci davvero con gli altri concorrenti. Sappiamo anche che il vero guadagno in termini di prestazioni arriverà con i nuovi foil. Oggi la barca è in una configurazione ibrida: probabilmente meno potente di prima, ma anche molto più leggera. Questo ci consentirà di acquisire una grande quantità di informazioni sul nuovo comportamento dell’imbarcazione in volo, sulla gestione della stabilità e sulle fasi di decollo. È una fase molto interessante nello sviluppo del progetto», spiega Beccaria.
Verso il Circolo Polare Artico
Per la sua terza edizione, la Vendée Arctique propone un percorso inedito: gli skipper dovranno superare il Circolo Polare Artico alla longitudine che preferiscono, per poi rientrare a Les Sables-d’Olonne. Un tracciato originale che promette una vera partita a scacchi in oceano aperto.
Ambrogio Beccaria: «La Vendée Arctique è una regata particolarmente estrema perché si svolge lungo rotte molto diverse da quelle che percorriamo di solito. I fenomeni meteo sono meno conosciuti, le strategie molto più aperte. Si naviga più perpendicolarmente alle grandi depressioni, andando a cercare i sistemi del Grande Nord, il che cambia completamente l'approccio strategico. La possibilità di decidere in quale punto tagliare il Circolo Polare Artico dà luogo a strategie molto diverse, a seconda della finestra meteo. Non è solo un passaggio geografico, è anche un cancello temporale: si apre per alcuni e può richiudersi completamente per chi arriva anche solo poche ore dopo».
In solitario, senza scalo e senza assistenza, i navigatori affronteranno condizioni particolarmente impegnative: acque fredde, venti sostenuti, lontananza da qualsiasi supporto esterno e un livello di competizione altissimo. «Anche il freddo avrà un ruolo importante. Quando la temperatura dell'acqua scende di 3 gradi, l'impatto è diretto sia sul navigatore che sulla barca. Conosco già queste acque a 5 o 6 gradi da altre transatlantiche, ed era già estremamente duro per il corpo e per il morale. Qui sarà ancora più estremo. Il sole di mezzanotte e l'assenza di una vera notte renderanno anche la gestione del sonno molto complessa. Bisognerà riuscire a imporsi dei tempi di riposo nonostante un ritmo biologico completamente perturbato».
«Regate come questa ci permettono di imparare cose impossibili da riprodurre in allenamento. In gara andiamo a cercare risorse mentali molto più profonde. Questa che faremo, la Route du Rhum o la Transat Café l’Or richiedono enorme creatività, istinto e capacità di adattamento. Sono dimensioni che non si possono mai simulare del tutto in allenamento».
Considerata una sorta di “mini Vendée Globe”, il giro del mondo in solitario nei Mari del Sud, la regata apre ufficialmente il nuovo ciclo IMOCA che conduce al Vendée Globe 2028. Per lo skipper italiano l’obiettivo principale sarà confermare sul campo le scelte tecniche effettuate negli ultimi mesi.
Il mare più fragile del pianeta
Per Beccaria sarà anche la prima volta in cui naviga così vicino al Polo Nord, in un ambiente affascinante e fragile, dove il mare cambia volto e il clima detta ogni regola della vita a bordo.
L'Artico è la regione del mondo che si è più riscaldata. Questi cambiamenti, insieme alle nuove opportunità di sviluppo economico, generano molteplici fattori di stress e pressione sugli ecosistemi marini artici.
La regata è anche un’occasione per osservare da vicino gli effetti del cambiamento climatico: la fusione dei ghiacci artici, gli ecosistemi marini sempre più vulnerabili, con temperature e condizioni meteo imprevedibili.
Navigare a queste latitudini significa confrontarsi con nebbie, freddo intenso, isolamento e luce quasi continua, ma anche con una fauna marina unica che comprende mammiferi marini, cetacei e numerose specie di pesci e uccelli marini.
A bordo, in solitaria, ogni gesto quotidiano diventa essenziale: dormire poche ore, gestire il freddo e l’umidità, cucinare per scaldarsi. Un viaggio che unisce avventura, resistenza psicofisica e attenzione per uno degli ambienti più delicati del pianeta.
«Per quanto riguarda il cambiamento climatico – conclude Beccaria - penso che occorra restare umili. Ovviamente osserviamo certi fenomeni, soprattutto in zone fragili come l'Artico, ma le vere evoluzioni climatiche si leggono principalmente nelle statistiche e nelle osservazioni scientifiche a lunghissimo termine. Come velisti, possiamo testimoniare ciò che vediamo e raccontare questi ambienti straordinari, ma non spetta a noi sostituirci ai ricercatori».


