Building Heritage, il nuovo lusso tra real estate, patrimonio e yachting
Building Heritage, il nuovo lusso tra real estate, patrimonio e yachting
In occasione della cena di gala di Design valley e del TEDx Forte dei Marmi, PressMare ha intervistato Cinzia Romanelli, Founder & CEO di Building Heritage, partendo proprio dalle ragioni che hanno portato l’azienda a sostenere Design valley e dalle nuove prospettive del luxury real estate.
PressMare - Building Heritage ha scelto di sostenere Design valley e TEDx Forte dei Marmi. Cosa vi ha convinto a legare il vostro marchio a un evento dedicato alle idee e all’innovazione?
Cinzia Romanelli - Il mio percorso professionale nasce nel mondo dell’informatica: mi sono formata in IBM Italia alla fine degli anni Ottanta e ho lavorato come programmatrice, arrivando a conoscere quattro linguaggi di programmazione. L’innovazione, quindi, prima ancora di essere una passione, è stata parte integrante della mia professione e del mio modo di pensare.
Quella formazione mi ha lasciato un approccio molto strutturato e una mentalità che definirei “da multinazionale”, che continuo ad applicare anche nelle realtà più piccole e nei progetti imprenditoriali che porto avanti oggi.
Nel real estate ho sempre cercato di introdurre una visione innovativa, spesso anticipando tendenze e nuovi modelli. Un esempio è stato portare in Italia Forbes Global Properties, il network internazionale dedicato al luxury real estate legato al mondo Forbes. Credo che il nostro settore abbia un forte bisogno di alzare gli standard, valorizzando competenza, professionalità, visione internazionale e capacità di fare rete.
TEDx rappresenta perfettamente questo spirito: è una straordinaria piattaforma per persone e imprenditori visionari, aperti al confronto, alla condivisione delle idee e alla costruzione di nuove connessioni. Building Heritage si riconosce pienamente in questi valori.
Proprio per questo mi piacerebbe che questa esperienza potesse avere un seguito anche a Firenze, una città con un patrimonio straordinario e, a mio avviso, con un grande potenziale per accogliere e stimolare nuove idee e nuovi modelli di innovazione.

PM - Da anni raccontate e valorizzate immobili di pregio in Toscana e nelle destinazioni più esclusive. Quanto conta oggi il legame tra patrimonio immobiliare, identità del territorio e qualità della vita?
CR - La mia passione per il bello ha sicuramente influenzato le mie scelte professionali e il legame con territori speciali, celebrati in tutto il mondo come espressione di uno stile di vita unico e custodi di un patrimonio costruito e tramandato nei secoli.
Non a caso abbiamo scelto il nome Building Heritage. “Building” richiama il concetto del costruire, inteso come processo continuo, mentre “Heritage” significa patrimonio, ma anche eredità: qualcosa che riceviamo e che abbiamo la responsabilità di preservare e trasmettere alle generazioni future.
Vogliamo raccontare, soprattutto al cliente internazionale, la storia dei territori e delle proprietà che rappresentiamo. Dietro una villa, una dimora storica o una tenuta toscana ci sono spesso vicende familiari, cultura, architettura, paesaggio e tradizioni che rendono quel luogo irripetibile.
È proprio questo insieme di elementi a creare il valore più autentico. Chi sceglie l’Italia, e in particolare la Toscana, cerca un’esperienza, un’identità e un modo di vivere che nel mondo continua a essere associato all’idea della Dolce Vita.
PM - Il mercato del luxury real estate sta cambiando rapidamente. Quali sono oggi le richieste più frequenti degli acquirenti internazionali e quali tendenze vedete emergere per i prossimi anni?
Le due parole chiave sono sicuramente fiducia e servizi.
Il cliente high-net-worth è sempre meno influenzato dalla comunicazione pubblicitaria tradizionale. Molto spesso arriva attraverso il passaparola e le relazioni di fiducia, cercando un interlocutore capace di garantire competenza e accesso a proprietà gestite in esclusiva o off market.
Anche per chi vende sta cambiando l’approccio. Nel segmento più alto del mercato, affidarsi contemporaneamente a molti operatori non è necessariamente la strategia più efficace. Può essere molto più importante scegliere un unico professionista di riferimento, dotato di un network internazionale solido e di competenze che vadano ben oltre la semplice intermediazione.
Il consulente immobiliare del lusso deve infatti essere in grado di coordinare aspetti legali, fiscali, tecnici e architettonici e, soprattutto, di offrire risposte a 360 gradi a clienti sempre più informati ed esigenti.
In Building Heritage lavoriamo ogni giorno proprio in questa direzione: costruire un network di eccellenza e ampliare costantemente la qualità e la profondità dei servizi. È un percorso lungo e impegnativo, ma anche estremamente interessante e gratificante.
PM - Se doveste sintetizzare in un’unica idea il messaggio che Building Heritage ha voluto trasmettere attraverso la partecipazione a TEDx Forte dei Marmi, quale sarebbe?
CR: Sostenibilità. Ma intesa in un senso ampio: come responsabilità di conservare, valorizzare e tramandare un patrimonio.
L’Italia possiede un numero straordinario di immobili unici, molti dei quali hanno bisogno di essere recuperati, salvaguardati e riportati a nuova vita. Per noi sostenibilità significa anche questo: evitare che un patrimonio storico e architettonico irripetibile venga disperso e creare le condizioni perché possa tornare a essere vissuto.
Building Heritage è inoltre parte di “Invest in Tuscany” e TEDx Forte dei Marmi è stata un’occasione importante per raccontare il nostro impegno presente e futuro nella tutela e valorizzazione del patrimonio immobiliare storico e architettonico.
Stiamo lavorando a nuovi progetti che puntano a coinvolgere investitori e clienti high-net-worth, italiani e internazionali, nel recupero di proprietà di particolare pregio che oggi si trovano in stato di abbandono o necessitano di importanti interventi di valorizzazione. L’obiettivo è restituire loro una nuova vita, conciliando tutela, sostenibilità economica e nuove modalità di utilizzo.

PM - Sempre più spesso i vostri clienti sono armatori o frequentatori del mondo dello yachting. Esiste oggi una connessione tra il lusso in mare e quello a terra? Come si integrano queste due esperienze?
CR - Assolutamente sì. Il mondo dello yachting e quello del luxury real estate sono molto più vicini di quanto possa sembrare. Condividono innanzitutto una clientela internazionale con aspettative molto elevate in termini di qualità, riservatezza, personalizzazione e livello del servizio.
Anche grazie a TEDx abbiamo avviato interessanti collaborazioni con operatori del mondo dello yachting e credo che questa relazione possa svilupparsi in entrambe le direzioni. Confrontandoci con alcuni protagonisti del settore abbiamo scoperto connessioni molto forti, soprattutto sul terreno dei servizi: chi è abituato all’eccellenza a bordo si aspetta la stessa attenzione, tempestività e capacità di anticipare le esigenze anche quando acquista o vive una proprietà di prestigio.
Il futuro del lusso, a mio avviso, sarà sempre più caratterizzato dall’integrazione tra mondi diversi e complementari. Non si venderà semplicemente una villa, uno yacht o un singolo servizio, ma un’esperienza complessiva costruita intorno alla persona.
Credo inoltre che nei prossimi anni assisteremo a una forte selezione nel settore del lusso: emergeranno soprattutto gli operatori capaci di specializzarsi, offrire servizi realmente distintivi e costruire network di alto livello. È proprio in questa direzione che Building Heritage sta investendo e sviluppando nuove collaborazioni.
Rebecca Gabbi
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