OPA KKCG e governance: settimana decisiva per il futuro del Gruppo Ferretti
La partita in corso sul capitale di Ferretti Group entra in una fase sempre più delicata, in cui il confronto sull’OPA promossa da KKCG Maritime si intreccia con gli equilibri interni al Consiglio di Amministrazione e con le prospettive di governance del gruppo.
Il CdA ha ribadito nell’ultima riunione la propria posizione sull’offerta aggiornata – 3,90 euro per azione – ritenuta anch'essa non congrua dal punto di vista finanziario e non equa per gli azionisti indipendenti. Una valutazione condivisa dall’azionista di controllo Weichai Group, che con una quota prossima al 40% continua a respingere la proposta avanzata da Karel Komárek tramite KKCG Maritime.
Accanto alla posizione formale del board, emerge però una frattura evidente. Da un lato il fronte rappresentato da Weichai e dalla maggioranza del CdA, dall’altro una componente che guarda con favore all’offerta. In questo secondo gruppo si collocano Piero Ferrari e Stefano Domenicali, che nell’ultima riunione hanno espresso voto contrario alla linea del Consiglio, sostenendo di fatto la congruità del nuovo prezzo.
In posizione più sfumata si colloca l’amministratore delegato Alberto Galassi, che si è astenuto sia sulla prima sia sulla seconda offerta. Una neutralità formale che, tuttavia, si inserisce in un contesto relazionale non neutro: Galassi è infatti legato a Piero Ferrari anche da rapporti familiari ed è dal 2014 alla guida operativa del gruppo. Una posizione che lo rende uno degli snodi più rilevanti della partita, soprattutto in vista del rinnovo del vertice aziendale.
In questo contesto si inserisce la decisione di Ferrari di cedere la propria quota a Komárek entro il 13 aprile, un passaggio che rafforzerebbe la posizione dell’imprenditore ceco portandolo verso il 20% del capitale. Tuttavia, questa mossa presenta anche un elemento di complessità strategica: acquisendo direttamente la quota, KKCG perderebbe un possibile alleato in assemblea, sia in termini numerici sia per il valore simbolico del nome Ferrari all’interno del gruppo.
Il ruolo di Piero Ferrari, infatti, va oltre la semplice partecipazione azionaria del 4,6%. Vice presidente onorario del gruppo, è anche a capo del Comitato Strategico di Prodotto, struttura che opera in sinergia con la Direzione Engineering e il Marketing nella definizione delle gamme, dei requisiti tecnici e dei tempi di commercializzazione dei marchi del gruppo – Ferretti Yachts, Riva, Pershing, Itama, CRN, Custom Line e Wally. Una funzione centrale, appunto strategica, che potrebbe essere rimessa in discussione nel caso in cui il controllo restasse saldamente nelle mani di Weichai.
Oggi la struttura dell’azionariato, al netto dell’OPA in corso, evidenzia un equilibrio articolato. Accanto a Weichai (~39,25%) e alla partecipazione iniziale di KKCG Maritime (~14,5%), figurano Danilo Iervolino (~5,2%), Piero Ferrari (~4,6%), la famiglia Bombassei (~2%), lo sceicco kuwaitiano Bader Nasser Al-Kharafi (~3%) e Biglari Holdings (~3,4%), oltre al flottante quotato prevalentemente a Milano. Il punto è: di questi nomi chi sta con chi? Quali sono le alleanze che si sono andate consolidando? Alla scadenza dell'OPA come avranno risposto i piccoli azionisti?
Questo mosaico di partecipazioni rappresenta uno degli elementi centrali della partita apertasi con l’OPA di KKCG – assistita nell’operazione da UniCredit, Somerley e Clifford Chance – e rende evidente come il tema non sia solo il raggiungimento di una soglia azionaria, ma la costruzione di una maggioranza stabile in assemblea.
La composizione dell’attuale Consiglio di Amministrazione riflette un suo equilibrio. Il board del Gruppo Ferretti è presieduto da Hao Qinggui e vede la presenza, oltre a Galassi, di Tan Ning, Jin Zhao, Zhu Yi, Patrick Sun e Jiang Lan, espressione dell’area di controllo riconducibile a Weichai, accanto agli indipendenti Stefano Domenicali e allo stesso Piero Ferrari. Una configurazione che evidenzia come il baricentro decisionale sia oggi saldamente in mano alla componente cinese, ma con una minoranza qualificata in grado di incidere nel dibattito strategico.
Sul piano dell’OPA, i numeri restano contenuti. Al 2 aprile il totale delle adesioni si attestava a 354.036 azioni, pari allo 0,679103% dei titoli oggetto dell’offerta. Il dato è però al momento poco rilevante perché spesso queste operazioni prendono la loro forma in dirittura d'arrivo. Il dato che fa riflette chi ha azioni da vendere è l’andamento del titolo: a Milano la quotazione ha raggiunto i 4,10 euro, portando la capitalizzazione a circa 1,49 miliardi di euro, mentre a Hong Kong hanno superato i 41 HKD (41,18 il massimo), livelli abbastanza superiori al prezzo offerto da KKCG, che rendono la proposta di Karel Komárek meno interessante.
Le prossime tappe sono già fissate. Il 13 aprile si chiuderà l’OPA; il 17 aprile dovranno essere presentate le liste per il rinnovo del Consiglio, inclusa la candidatura alla carica di amministratore delegato; il 14 maggio si terrà l’assemblea chiamata a ridefinire gli assetti del gruppo.
©PressMare - riproduzione riservata
