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Zuccon International Project, il coraggio di cambiare

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Martina e Bernardo Zuccon
Gli architetti Martina e Bernardo Zuccon

Guardare il progetto con nuovi occhi e da differenti punti di vista e prospettive, ribaltare gli stereotipi per trovare nuovi equilibri spaziali tesi a migliorare la vita dell’uomo a bordo, non è cosa scontata. Soprattutto in un ambito conservatore come è quello dello yacht design. Tuttavia, questo tipo di ricerca verso nuovi scenari abitativi è proprio alla base del percorso intrapreso dallo studio romano Zuccon International Project. Un nome che pesa nello yacht design, e che ha forgiato le linee di alcuni degli yacht più importanti e rivoluzionari degli ultimi 50 anni.

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Fondato nel 1972 Gianni Zuccon e da sua moglie Paola Galeazzi, lo studio di architettura e di design industriale multidisciplinare è oggi timonato dai fratelli Bernardo e Martina Zuccon con l’heritage dei genitori ma con l’energia e la freschezza delle menti giovani.

Sanlorenzo SD118
Sanlorenzo SD118

“La continua ricerca di soluzioni nuove è qualcosa che per noi è incredibilmente stimolante e dalla quale non possiamo prescindere. Indagare nuovi territori significa incoraggiare la creatività mettendosi costantemente alla prova”, spiega Bernardo Zuccon “e anche stimolante, soprattutto se consideriamo che il nostro percorso è indirizzato ad esplorare la possibilità di alterare alcuni equilibri così radicati nella tradizione navale, creando nuovi luoghi e nuovi scenari a chi vivrà la barca. Una sintesi di sperimentazione tipologica che reputiamo affascinante e coraggiosa allo stesso tempo”.

Sanlorenzo SD118
Sanlorenzo SD118

I fratelli Zuccon, entrambi architetti, sono da tempo impegnati nello studio e nell’applicazione di nuove tipologie abitative in campo yachting, che spesso fertilizzano grazie alla loro esperienza anche in ambito residenziale. “Oggi si parla molto di home design legato alla nautica, ma è importante non perdere di vista l’aspetto funzionale dell’oggetto: la sua navigabilità. Questi sono solo alcuni degli aspetti che rendono il lavoro di noi designer del mare diverso da quello dei nostri colleghi di terra, continua Bernardo, “La barca non è un’architettura statica e i suoi interni si devono adattare ai movimenti naturali in modo da non compromettere la funzionalità degli ambienti. Ogni progetto per noi è un contenitore di vita che non deve cambiare nei suoi spazi e nelle sue funzioni; questi semplicemente si trasformano per riadattarsi a dimensioni ed ergonomie differenti, senza costringere chi vivrà la barca ad accettare rinunce”.

Sanlorenzo SL120
Sanlorenzo SL120

Prendiamo ad esempio l’Alloy, di Sanlorenzo, cantiere con il quale lo studio romano ha instaurato una proficua collaborazione dal 2016 (oggi anche sulla gamma Blugame): “È una la barca speciale, la prima barca in alluminio nata dalla collaborazione tra il mio studio e il cantiere ligure: rappresenta un primo esempio di come questa esplorazione si traduce in nuovi linguaggi per permettere all'uomo di vivere meglio, che poi è proprio il ruolo primario dell'architettura stessa. Gli spazi interni infatti sono il risultato di una profonda alterazione del tradizionale impianto distribuivo, a partire dalla cabina armatoriale, pensata come un loft che si sviluppa su tre diversi livelli”. Naturalmente le linee esterne si fondono con il DNA di Sanlorenzo, riprendendone segni e stilemi, ma traducendoli in un linguaggio nuovo, quasi sperimentale, vincolato ad un impianto tipologico semplicemente diverso.

Sanlorenzo SL120
Sanlorenzo SL120

Medesimo discorso, ma con sfumature diverse, lo si ritrova sull’SX 112 (ammiraglia parte di un percorso intrigante, iniziato con l'esperienza dell'SX88 e dell'SX76): gli ambienti sono creati per valorizzare al massimo la relazione tra uomo e mare. Le forme fluide dello scafo sono riconducibili ai principi dell’architettura organica e contribuiscono a creare grande armonia, mentre spazi flessibili e versatili definiscono nuovi scenari abitativi: “Qui le barriere cadono e la barca si apre letteralmente al mare entrando in totale relazione con il contesto marino”, precisa l’architetto.

Diverso invece l’approccio sull’SD118: in questo caso lo studio romano ha scelto di applicare il concetto di asimmetria, percorso iniziato con la linea SL e già inserito anche sull’SD96 su un semidislocante. DS118 è pensato per un armatore maturo, che sa già andar per mare, dove sa che trascorrerà molto tempo: per questo la razionalizzazione e ottimizzazione degli spazi a bordo è al massimo. “Sono partito dal concetto di navetta, abbinando il tema dell’asimmetria, ma senza destabilizzare o disorientare il mercato. Ho scelto, per tanto, di svilupparla sull’upper deck, attraverso la realizzazione di un salotto pensato come una sorta di veranda che si apre sul mare su due lati, per una relazione totale tra esterno e interno. In questo modo, il ponte in teoria più lontano dal mare avvicina gli ospiti all’elemento acqua, alla sua luce e ai suoi colori, sia da un punto di vista visivo che emozionale”.

Sanlorenzo SX112
Sanlorenzo SX112

Il concetto di asimmetria prosegue anche sull’SL120. “Sull’ammiraglia della gamma planante era doveroso cercare di esplorare il territorio dell’asimmetria in maniera ancor più differente”, precisa Zuccon, “Salendo di dimensioni abbiamo deciso di rompere l’equilibrio dell’asimmetria che caratterizza SL102, creando una struttura “ibrida”: con il lato di sinistra interamente wide body e il lato di dritta che alterna il classico walk-around della zona poppiera al wide body dell’area di prua, con un passavanti sviluppato su due livelli”. La master cabin, in questo modo, da una parte sfrutta tutta la larghezza dell’imbarcazione e dall’altra, grazie al principio di asimmetria, dà la possibilità all’armatore di accedere alla zona di prua (un terrazzo privato dotato di Jacuzzi e prendisole) per poi arrivare all’upper deck senza dover passare per il salone (come invece accade sull’SL102 e sull’SL96).

Sanlorenzo X-Space
Sanlorenzo X-Space

Flessibilità è invece il tema chiave di X-Space: 42 metri con scafo in acciaio e sovrastruttura in alluminio parte dal viaggio, inteso come una lunga traversata per raggiungere luoghi lontani, come punto focale. “X-Space nasce dalla volontà di far convivere in uno stesso progetto le caratteristiche stilistiche delle navette, legate a un approccio alla nautica quasi romantico, con quelle degli explorer yacht, vicine a concetti come forza e solidità” precisa Martina Zuccon. “È una barca pensata per offrire all’armatore sia il comfort di una navetta sia l’affidabilità di un explorer. Da un punto di vista stilistico, X-Space appare con una poppa allungata, che può essere usata come grande con terrazza sul mare, provvista di piscina, oppure accogliere i classici toys da explorer”.

All’armatore visionario ora la scelta tra varie tipologie di yacht, che può così realizzare il suo sogno e goderselo totalmente. Per vivere meglio.

Désirée Sormani

 

 

 

 

 

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