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Concessioni demaniali: che la Bolkestein diventi un’occasione

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Fra le concessioni demaniali interessate dalla Direttiva Bolkestein sono compresse quelle delle spiagge
Fra le concessioni demaniali interessate dalla Direttiva Bolkestein sono compresse quelle delle spiagge

Concessioni demaniali: che la Bolkestein diventi un’occasione

La recente sentenza della Corte Europea di Bruxelles che boccia le iniziative italiane in materia di concessioni demaniali, per evitare l’applicazione della Direttiva Europea c.d. Bolkestein, fa suonare sempre più forte una campana d’allarme sulle condizioni del settore in Italia. Stabilendo che ci deve essere per i servizi la stessa libertà di transito e di esercizio già attuata per le merci, la Bolkestein vuole riaffermare l’applicazione concreta di quei principi europei che hanno generato l’Unione Europea. Nello spirito dei trattati istitutivi di Roma un’unione di stati nazionali doveva successivamente trasformarsi in una federazione di stati, ma lo spirito si è perso man mano che il benessere economico generato dall’Unione ha fatto dimenticare i danni immani di tutte le guerre che nei secoli hanno insanguinato il nostro continente e da esso il mondo. La lotta per la supremazia tra Inghilterra, Francia e Germania, condizionata per un certo periodo dalla Spagna, grazie all’argento e all’oro regalatole da Cristoforo Colombo, sta riproponendosi e stavolta grazie alla globalità, in maniera anche più ampia, con un maggior numero di pretendenti quali, al momento, Stati Uniti d’America, Russia, Cina, Giappone.

Di fatto l’Europa si è fermata a Maastricht, sull’altare di una costituzione a guida tedesca che paga fortemente l’antica incapacità politica germanica. E Maastricht che doveva segnare un vero passo di progresso federale ha giustamente generato la Bolkestein per estendere ai servizi comunitari le libertà delle merci.

Che il Regno Unito sia uscito con la Brexit è solo una fortuna, perché gli inglesi erano presenti solo con volontà di guastatori, ma ora il nostro Governo non può più eludere le responsabilità che gli competono. Il settore marittimo e con esso la nautica da diporto come espressione di attività economica, necessitano di programmazione o ancora meglio di abbattimento di muri. Renzi e i suoi ministri hanno già manifestato consapevolezza del valore economico di questi ottomila chilometri di coste finora sacrificati sull’altare industriale. Si vari un progetto di largo respiro che le valorizzi, non le sacrifichi a falsi interessi pubblici che ne hanno già di fatto privatizzato grandi parti al clientelismo politico. Sia si applichi la Bolkstein sia si riesca a evitarla, senza certezze non parte alcuna iniziativa di investimento economico e i servizi ne sono parte preminente.

L.P.