Home > Comunicazione > Livorno non stop > Nautica: le barche della storia, il navicello e il becolino

Nautica: le barche della storia, il navicello e il becolino

 Stampa articolo
Un navicello restaurato, il Pilade
Un navicello restaurato, il Pilade

Alcuni fedeli lettori di Livorno non stop e di PressMare mi hanno chiesto di chiarire la differenza tra i navicelli e i becolini. Mi sono rivolto all'amico Michele Montanelli, che sinteticamente ha spiegato questa differenza: il navicello è un'imbarcazione costruita fino alla metà del '900, particolarmente a Livorno, per il trasporto delle merci, soprattutto sfuse (carbone, sostanze minerali, ecc.) dalle navi in rada o al molo e ai depositi a terra. Ha l'aspetto di una grossa e pesante barca. Veniva spinto con remi o con pertiche. Di dimensioni standard, aveva un colore solitamente nero perché totalmente incatramato. Ne resta solamente uno, chiamato Pilade, al museo delle imbarcazioni della Autorità Portuale. Questo navicello costruito nel 1904 in un cantiere pisano, era esposto nel piazzale davanti  alla Stazione Marittima. Deterioratosi con il tempo è stato amorevolmente restaurato dai maestri d'ascia Vincenzo Ippolito e Glauco Cecchi del Cantiere navale Luigi Lorenzoni. Questo navicello misura: lunghezza m. 19,20, larghezza m. 4,89, altezza m. 2,14, stazza lorda in tonnellate 36,99.

Il becolino, invece, è un battello a fondo piatto, con prua e poppa rialzate, albero con vela latina e grande timone a barra. Nato per il trasporto fluviale e nei canali, era costruito da maestri d'ascia delle località rivierasche dell'Arno, da Pisa, fino a oltre Empoli. Veniva spinto con pertiche o trainato da uomini. Prende il nome da Domenico Picchiotti, detto Beco, che a Limite sull'Arno portò la costruzione di queste imbarcazioni a livello di arte. Ne resta uno ancora in servizio per i gitanti sul lago di Massaciuccoli. Il becolino si differenzia dal navicello per essere a fondo piatto per pescare meno e per avere prua e poppa rialzate per gli alloggiamenti della famiglia del becolinaio. I becolini che dovevano attraversare l'edificio del sostegno per entrare in Arno dal Canale dei Navicelli potevano avere le seguenti caratteristiche: da 11 a 15 m. di lunghezza, da 3 a 3,70 m. di larghezza, con un tonnellaggio medio intorno alle 22 Tonnellate.

I becolini che facevano esclusivamente servizio tra Livorno e Pisa potevano arrivare a 22 m. di lunghezza, 4,10 m. di larghezza, 1,40 m. di pescaggio, con un carico di merce di 60 Tonnellate.

Foto di Giancarlo Sandonnini, Roberto Riu e Cantiere Lorenzoni. I dati sono tratti da: "Il Canale dei Navicelli nel presente e nel suo prossimo avvenire". Memoria dell'ing. del Genio Civile Oliviero Sacenti. Annali dei Lavori Pubblici, 1925. Si ringrazia il personale dell'Autorità Portuale per aver permesso la visita al museo delle imbarcazioni storiche fuori orario.

Giovanni Giorgetti