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MarineCork: perché in barca il sughero è meglio del teak

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MarineCork
MarineCork

Il mondo cambia e la miglior cosa da fare per rimanere al passo coi tempi è modificare le nostre certezze. In particolar modo quando nuove informazioni ci mostrano una realtà diversa da quella che credevamo essere finora unica e immutabile. Una di queste è che il sughero è più adatto per la coperta della barca che per le bottiglie di vino. Non ce ne vogliano i produttori di cavatappi o i paladini del turacciolo, ma sono molti (anche tra i produttori) a sostenere che il vino migliore è quello con tappi a vite, a corona o comunque non in sughero. Mentre non ci sarà nessun proprietario (o ospite) di una barca con coperta in sughero a dire che avrebbe preferito un altro prodotto.

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Per verificare quanto siano piacevoli, sicure e vivibili le coperte rivestite con MarineCork, il sughero specifico per uso marino realizzato dalla divisione Sea & Swim della Sace Components, abbiamo due vie. Una è quella diretta: si sale su una barca che ha la coperta in cui al posto del teak c’è il MarineCork e si verifica come ci si cammina sopra scalzi e con le scarpe, quando la coperta è asciutta e quando è bagnata, come ci si sta a piedi nudi quando il sole picchia duro come Mike Tyson ai tempi d’oro, quanta manutenzione richiede, quanto invecchia nel tempo ecc.

MarineCork
MarineCork, foto Amer 94 Twin

La seconda via è quella più analitica e meno esperienziale: confrontando i diversi prodotti disponibili sul mercato per rivestire la coperta di un’imbarcazione e non lasciare la vetroresina a vista. Di base si hanno tre alternative. La prima è il classico teak, la seconda è il teak sintetico e la terza è il sughero. Il sughero è di sicuro il prodotto che tra i tre ha il minore impatto ambientale: è naturale, a differenza del teak sintetico e,, a differenza del teak naturale, non prevede l’abbattimento degli alberi, ma solo una loro “sbucciatura”: le sughere, un particolare tipo di quercia che cresce nel bacino del mediterraneo (e quindi anche meno impattate per quanto riguarda il trasporto) sono ciclicamente decorticate in maniera artigianale dagli scorzini. Inoltre, a differenza del teak non esistono sugheri illegali, mentre in Europa non è possibile vendere e utilizzare teak provenienti dal Myanmar. E purtroppo ancora un anno fa due noti cantieri inglesi sono stati accusati dalla Environmental Investigation Agency (EIA) Agenzia di investigazione ambientale con sede a Londra, di costruire yacht con teak illegittimo proveniente dal Paese del sudest asiatico. 

MarineCork, che lo ricordiamo è 100% sughero naturale, è perfetto come rivestimento antisdrucciolo diventando un substrato ancora più stabile per chi ci cammina quando è bagnato (per questo può essere usato anche sui bordi piscina). Se si unisce poi la sua leggerezza: 2,7 kg/mq contro i 4,5 di un buon teak sintetico e i fino a 9 kg/mq per un teak naturale da 2 cm di spessore, si capisce che è perfetto anche per yacht da regata (come in effetti si è visto sul Tp 52 ZeroCould Campione del mondo Orc 2017).

MarineCork
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Le ottime doti di termoisolante del sughero hanno una duplice ricaduta positiva. Quella immediata è che ci si può camminare scalzi in ogni stagione dell’anno e a ogni ora del giorno, anche in pieno sole. Inoltre contribuiscono a mantenere costante la temperatura all’interno dell’imbarcazione, a vantaggio della minore necessità di riscaldamento d’invernale e condizionamento estivo. E la riduzione dell’impatto ambientale dello yachting passa anche da un uso più consapevole di tutte le risorse, non solo quelle destinate allo spostamento.

Tutti coloro che hanno avuto una coperta rivestita in teak ricordano che è buona norma bagnare d’acqua la zona intorno al tappo di ingresso del carburante per evitare che eventuali schizzi  o perdite della pistola di erogazione del gasolio rovinino il prezioso rivestimento. Così come è necessario intervenire subito quando creme solari, salse dei panini, schizzi di vino, olio, caffè o altre bevande dal forte potere colorante, finiscano sui listelli di legno per evitare la comparsa di un alone indelebile. E spesso “subito” è già troppo tardi.

MarineCork
MarineCork, foto Amer 94 Twin

Con MarineCork, grazie alle qualità di bassa igroscopia del sughero, in pratica non assorbe acqua, le proprietà antimacchia sono garantite: sciacquare senza neanche usare del sapone per dimenticarsi dell’incidente. Certo, se sopra ci finisce  della vernice è necessario ricorrere alla carta vetrata, ma è difficile che durante le giornate al mare ci si rovesci in coperta della pittura.

MarineCork
MarineCork, foto Amer 94 Twin

Elastico e resistente, il sughero, oltre a garantire una lunga durata nel tempo, non si segna né si ammacca in caso di urti e cadute di oggetti pesanti. Non necessita della manutenzione che, invece, richiede il teak: è inalterabile nel tempo e resiste persino agli idrocarburi e all’alcool etilico. Acqua, insetti, e roditori lo lasciano indifferente e, cosa realmente importante per chi va per mare, non risente dei raggi UV se non per il colore, (ma alla Sace hanno realizzato Cork Protect, un prodotto che ne evita l’effetto invecchiante) né dalla salsedine. Grazie alla sua sostanziale impenetrabilità alle varie sostanze e prodotti è sufficiente una pulizia superficiale ogni 10 giorni.

MarineCork
MarineCork

Infine MarineCork ha una elevata resistenza al fuoco, non produce emissioni tossiche ed è autoestinguente. E anche in questo caso con la carta vetrata è possibile ripristinare la parte bruciata allo stato originario.

Ora siete ancora liberi di pensare che esista qualcosa di meglio del sughero da mettere sulla vostra coperta, ma se poi vi ritrovate a essere fuori posto come un dinosauro davanti a uno smartphone, non dite che non vi avevamo avvertiti che il mondo cambia.

 

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