Studio Deloitte per Confindustria Nautica: Il turismo nautico in Italia vale 5,7 miliardi di euro

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03/10/2026 - 15:13

 L’impatto economico del turismo nautico in Italia è di circa 5,7 miliardi di euro. Nel 2025 la spesa operativa - ormeggi, carburante, manutenzione, rimessaggio ed equipaggio - ha raggiunto i 3,6 miliardi (63% del totale), mentre i consumi a terra - che includono ristorazione, shopping, intrattenimento, trasporti, hospitality - valgono 2,1 miliardi (37%) per l’intero parco nautico.

Queste le principali evidenze della prima edizione dello studio “Yachting Tourism and Economic Contribution” realizzato da Deloitte per Confindustria Nautica, che analizza l’impatto economico dello yachting sulle economie costiere italiane. Il report è stato presentato sabato 3 ottobre a Genova al 66° Salone Nautico Internazionale, in un evento cui hanno partecipato tra gli altri: Edoardo Rixi, vice ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti; Mario Zanetti, Presidente delegato di Confindustria per l'Economia del Mare; Piero Formenti, Presidente di Confindustria Nautica; Ernesto Lanzillo, Deloitte Central Mediterranean Private leader; Tommaso Nastasi, Strategy and Value Creation leader di Deloitte; Fabrizio Palombo, Presidente della Sezione Yacht di Federagenti; Fabio Planamente, Vice Presidente di Confindustria Nautica; Roberto Perocchio, Presidente di Assomarinas.

Porti e posti barca: Liguria e Toscana guidano offerta superyacht, più indietro il Sud e le isole per densità di marine e porti turistici

L’Italia conta 790 infrastrutture portuali diportistiche in totale per circa 172 mila posti barca. Ogni 100 chilometri di costa ci sono 7,2 strutture (marine e porti turistici escludendo i punti di ormeggio), contro le 9,7 della Francia e le 7,5 della Spagna. Il Sud e le isole restano meno serviti in termini di infrastrutture qualificate per clientela alto spendente, con meno di cinque strutture ogni 100 km. Solo circa il 2% dei posti barca italiani è destinato a unità oltre i 24 metri, con Liguria e Toscana che concentrano circa metà della capacità dedicata ai superyacht.

L'Italia attira un superyacht su cinque, la piccola nautica affronta una fase complessa

La flotta considerata dallo studio conta circa 82 mila unità, il 7% delle quali è rappresentato da yacht premium oltre i 18 metri. Dal 2021 le imbarcazioni sotto i 10 metri calano in media del 3,7% l'anno, mentre quelle tra 18 e 24 metri crescono dello 0,7% e i superyacht del 3,3%. Nel 2025 la flotta mondiale di superyacht ha sfiorato le 11 mila unità, con un incremento medio annuo del 4,1% dal 2018. Circa 2,2 mila, pari a un quinto del totale, hanno navigato nelle acque italiane.

Turismo nautico: un impatto da quasi 6 miliardi di euro

Nel 2025 l'impatto economico diretto è stimato in 5,7 miliardi di euro: 3,6 miliardi (il 63%) di spesa operativa e 2,1 miliardi (il 37%) di spesa turistica a terra. I superyacht sono circa il 3% della flotta attiva in Italia, ma generano il 42% dell'impatto diretto del compartimento downstream. Includendo le unità tra 18 e 24 metri, gli yacht premium salgono al 7% della flotta e al 55% dell'impatto diretto generato dalle attività di turismo nautico. La spesa si concentra quindi nella fascia alta che sostiene imprese locali, occupazione e Made in Italy.

“Il sistema nautico italiano è un asset strategico per il nostro Paese” – commenta Ernesto Lanzillo, Deloitte Private Leader. “Il posizionamento dell'Italia come destinazione premium per lo yachting dipende non solo dalle infrastrutture, ma dalla qualità dei servizi e dall'integrazione dell'offerta nautica con il territorio. La sfida competitiva è trasformare il traffico in valore, con strategie differenziate per segmento e una connettività territoriale in grado di intercettare la spesa di armatori e ospiti".

“La nautica da diporto rappresenta un settore strategico per l’Italia, sia per il contributo diretto all’economia sia per lo spillover su altre filiere del Made in Italy e del turismo” – afferma Tommaso Nastasi, Strategy and Value Creation Leader di Deloitte. “Una maggiore valorizzazione dell’intera filiera e del turismo nautico, capace di attrarre sempre più domanda nazionale e internazionale, può rafforzare ulteriormente il posizionamento della nautica italiana nel mondo, generando ricadute rilevanti per l’economia del Paese”.

“Il valore della nautica in Italia non si misura soltanto nelle imbarcazioni prodotte, ma anche nel lavoro, nei servizi e nelle attività economiche che la loro presenza genera lungo le nostre coste. Con questo studio abbiamo voluto approfondire questa dimensione, mettendo a disposizione di imprese e istituzioni uno strumento per orientare gli investimenti e valorizzare il contributo del turismo nautico allo sviluppo dei territori” – dichiara Piero Formenti, Presidente di Confindustria Nautica. “Rafforzare l’attrattività dell’Italia per i superyacht e sostenere la piccola e media nautica sono obiettivi complementari, non alternativi. La piccola nautica, in particolare, merita attenzione perché rappresenta una porta d’ingresso al diporto e un elemento essenziale per diffondere la cultura del mare. La nostra visione tiene insieme tutte le componenti del settore: infrastrutture portuali adeguate, servizi qualificati e formazione professionale sono le leve su cui lavorare per favorire una maggiore accessibilità, prolungare la stagione nautica e generare opportunità durature per le imprese e le comunità costiere”.

Spesa e ricadute economiche

La spesa del turismo nautico si articola tra costi operativi di gestione delle imbarcazioni e consumi a terra, generando valore sia all’interno dell’ecosistema nautico sia in altri comparti extra settoriali. Una parte della spesa resta nella filiera nautica: ormeggi, carburante, manutenzione, rimessaggio ed equipaggi. Il resto ricade sul territorio tra ristorazione, shopping, intrattenimento, trasporti e ospitalità.

Secondo le stime, la spesa operativa giornaliera per unità va in media da circa 200 euro per la piccola nautica a 78 mila euro per il comparto superyacht. I consumi a terra di armatori e ospiti variano tra 45 e 650 euro al giorno a persona. Inoltre, da un lato i superyacht italiani stanziali generano una spesa annua circa cinque volte superiore a quella delle unità straniere stagionali mentre dall’altro lato i superyacht rappresentano circa il 3% della flotta attiva in Italia, generando il 42% dell’impatto economico diretto. Includendo le unità tra 18 e 24 metri, gli yacht premium raggiungono circa il 7% della flotta e il 55% dell’impatto economico.

Turismo nautico: chi arriva e quanto si ferma

Tra i superyacht che frequentano le acque italiane, il 93% batte bandiera estera e il 66% misura tra 30 e 60 metri. Il 56% ha un profilo stagionale, il 44% stanziale: un equilibrio che fa dell'Italia sia una meta di crociera sia una base per soggiorni lunghi. Restano tuttavia ulteriori spazi di crescita per incrementare la spesa durante tutto l’anno, favorendo permanenze più lunghe e destagionalizzate attraverso servizi di rimessaggio, crew welfare e spazi qualificati per attività di refitting.

Ogni anno circa 1.200 superyacht stagionali restano in Italia in media 23 giorni, visitando sette località, con un picco di presenze nei mesi estivi. Costa Smeralda e Golfo di Olbia rappresentano le destinazioni principali, seguiti da Capri, Golfo del Tigullio e Costiera Amalfitana. I superyacht stanziali, circa 960, trascorrono in Italia 193 giorni in media, distribuiti su 8,3 mesi dell'anno, e sono in gran parte yacht tra 40 e 60 metri. La Liguria è il primo polo per giornate di presenza con Riviera dei Fiori, Genova e Golfo della Spezia.

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