L’America’s Cup compie 175 anni

Sport

21/08/2026 - 08:43
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Nel 1851, quando John Cox Stevens si imbarcò sul piroscafo che lo avrebbe riportato a casa, oltre l’Atlantico, nel Nuovo Mondo, aveva con sé un trofeo: una brocca vittoriana, nulla di straordinario per l’epoca, realizzata dal gioielliere della Corona R&S Garrard di Panton Street, a Londra. Quel trofeo avrebbe segnato la vela agonistica per i successivi 175 anni.

Primo Commodoro del New York Yacht Club, Cox Stevens era un uomo competitivo e lungimirante, che aveva profondamente colpito la giovane Regina Vittoria, salita a bordo di 'America' il 23 agosto, il giorno successivo alla regata intorno all’Isola di Wight. Quando il piroscafo Victoria & Albert passò accanto ad ‘America’ durante la regata - nelle fasi finali lungo il Solent dopo il giro dell’Isola di Wight passando da est - l’equipaggio di Stevens si tolse il berretto da velista in segno di saluto, contribuendo a rinsaldare i rapporti anglo-americani. Un gesto notevole, per un repubblicano.

Ma Cox Stevens avrebbe mai potuto immaginare ciò che sarebbe diventata l’America’s Cup? Purtroppo morì il 10 giugno 1857, un mese prima che George Lee Schuyler, suo stretto confidente e membro del sindacato dello yacht ‘America’, consegnasse il trofeo al New York Yacht Club, l’8 luglio 1857, accompagnandolo con un rigoroso Deed of Gift che, pur modificato in alcune sue parti, è rimasto fino a oggi il documento guida della competizione. È lecito supporre che l’influenza di Cox Stevens si ritrovi nel tono del Deed of Gift e nel suo richiamo alla «competizione amichevole tra Paesi stranieri». Fortunatamente venne accantonata anche l’idea iniziale di fondere l’argento del trofeo per ricavarne medaglie commemorative.

I PRIMI CHALLENGER DELL’AMERICA’S CUP

Le prime sfide per l’America’s Cup arrivarono dalla Gran Bretagna nel 1870 e nel 1871. Fu proprio quest’ultima a mostrare i primi segnali di acrimonia, quando il NYYC accettò la formula del match race, ma schierò due imbarcazioni tra le quali scegliere in base alle condizioni di vento e di mare. Erano gli anni in cui, per lanciare una sfida, le imbarcazioni dovevano raggiungere New York attraversando l’Atlantico o arrivando dai Grandi Laghi navigando con i propri mezzi: un viaggio spesso arduo e insidioso, alla fine del XIX secolo.

Il New York Yacht Club mantenne il trofeo per 132 anni, attraversando il periodo più straordinario nella storia della progettazione e dello sviluppo degli yacht. Nel corso della più lunga serie di vittorie nella storia dello sport, la Coppa si evolse dalle golette dalle linee ‘wave-line’ ai cutter, fino alla gloriosa ‘Golden Age’ della Classe J, prima che le guerre mondiali ne interrompessero il corso e la competizione entrasse in una lunga fase di sospensione. Nel 1958, in un contesto ancora segnato dall’austerità, la Coppa si trasformò nuovamente con l’introduzione della classe 12 Metri. Eppure il NYYC continuò a superare tutti gli sfidanti in acqua, nella progettazione e nella strategia. 

IL SIGNIFICATO CULTURALE DELLA COPPA

Fin dai suoi primissimi anni, anzi dalla prima regata, le famiglie reali e l’alta società mostrarono interesse per l’America’s Cup. I primi Challenger, in particolare quelli provenienti da Gran Bretagna e Irlanda, appartenevano all’élite della società: ricchi magnati, pionieri, industriali e imprenditori, mentre a difendere il trofeo per il NYYC erano eredi delle grandi dinastie bancarie e magnati dell’industria. Le famiglie reali sono state una presenza costante, dalla Regina Vittoria e il Principe Alberto a Re Edoardo VII e Re Giorgio V, fino a Re Harald V di Norvegia, Sua Altezza Serenissima il Principe Alberto di Monaco e il Principe Karim Aga Khan IV.

A partire dagli anni Sessanta, anche i politici iniziarono ad assistere con sempre maggiore frequenza alle regate della Coppa, con John F. Kennedy e sua moglie Jacqueline Kennedy Onassis a dare il via a una tendenza seguita poi da Ronald Reagan, Bob Hawke, George H.W. Bush e Michael Bloomberg. Oggi, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha accolto a Roma l’arrivo della Coppa. Tra le celebrità legate all’evento figurano Bing Crosby, Humphrey Bogart, Tom Cruise, Cindy Crawford, Morgan Freeman e Russell Crowe, oltre a campioni dello sport come David Beckham, Max Verstappen e Stefanos Tsitsipas. Il fascino intramontabile dell’America’s Cup, ai vertici dello sport, ha rispecchiato in modo naturale e spontaneo la società nel corso delle epoche.

LA FINE DI UN’EPOCA, L’INIZIO DI UN’ALTRA

Nel 1983, con la diffusione su scala globale dei tessuti per vele e l’affermarsi della progettazione assistita dal computer e dei test in vasca, si interruppe la lunga serie di vittorie del New York Yacht Club. Si disputò un Match avvincente tra Australia II, il Challenger che aveva vinto la prima Louis Vuitton Cup della storia, e il Defender ‘Liberty’. Grazie a un’innovativa chiglia alata, furono gli australiani, guidati da John Bertrand e dal capo del sindacato Alan Bond, a sconfiggere Dennis Conner, ‘Mr America’s Cup’, per 4-3, dando il via all’era moderna della competizione.

Portare la Coppa agli antipodi, a Perth, nell’Australia Occidentale, dove il celebre ‘Fremantle Doctor’ soffia regolarmente verso terra accompagnato dalle onde dell’Oceano Australe, conquistò un pubblico globale. La storia del riscatto di Conner, che dopo la sconfitta riconquistò il trofeo, questa volta per il suo club di casa a San Diego, fu celebrata con una ticker-tape parade lungo la Fifth Avenue di New York, mentre l’America’s Cup diventava un fenomeno di massa.

DEED OF GIFT MATCH

L’incrocio tra evoluzione e avidità emerse brutalmente nel primo ‘Deed of Gift Match’ della storia, nel 1988, che finì per contrapporre un gigantesco monoscafo di 90 piedi a un agile catamarano con scafi di 45 piedi, ancora una volta con Conner al timone. La Coppa finì in tribunale a New York, ma rimase a San Diego, mentre veniva introdotta una nuova classe, la IACC. Ancora una volta, i migliori progettisti del mondo spinsero ai limiti la scienza dei materiali e la fisica, mentre i velisti diventavano atleti e, a metà degli anni Novanta, le donne arrivavano a competere per la prima volta su un piano di parità.

IL TERZO E IL QUARTO PAESE A CONQUISTARE LA COPPA

Nel 1995 la Nuova Zelanda divenne il terzo Paese nella storia a vincere l’America’s Cup e, proprio come era accaduto a Perth, ad Auckland furono avviati imponenti progetti infrastrutturali: un’eredità duratura della moderna America’s Cup.

Nel 2003, dopo una sola difesa vittoriosa, la Nuova Zelanda cedette la Coppa alla Svizzera, che divenne il primo e, ancora oggi, l’ultimo team europeo a sollevare il trofeo. Il semplice fatto che soltanto quattro Paesi l’abbiano mai vinta testimonia quanto sia complesso conquistare il più antico trofeo dello sport internazionale.

Dopo aver difeso il trofeo a Valencia, la Svizzera perse un aspro secondo ‘Deed of Gift Match’ – una sfida disputata secondo le interpretazioni più rigorose del Deed – e la Coppa tornò negli Stati Uniti, a San Francisco, per una delle più grandi storie di rimonta mai raccontate, mentre la nuova classe di catamarani AC72 iniziava a sperimentare il foiling.

I KIWI, I PRIMI A VOLARE SUI FOIL

Emirates Team New Zealand fu il primo a riuscire in ciò che fino ad allora era stato considerato impossibile, ovvero navigare sui foil di bolina, e si portò su quello che sembrava un vantaggio incolmabile di 8-2, a una sola regata dalla vittoria. Oracle Team USA compì un miracolo, riuscendo non solo a eguagliare i Kiwi nel foiling, ma anche a rimontare dal match point fino a vincere 9-8. L’America’s Cup era tornata puro spettacolo, assolutamente avvincente e di nuovo da prima pagina.

Poi fu la volta di Bermuda, dove i Kiwi introdussero una nuova soluzione, sostituendo la forza delle braccia con quella delle gambe e portando nella Coppa i ‘cyclor’, già sperimentati per la prima volta sottocoperta nell’era dei 12 Metri. Con straordinaria ingegnosità riportarono il trofeo ad Auckland e inaugurarono, nella nuova classe dei monoscafi foiling AC75, un periodo di dominio senza precedenti nella lunga storia della Coppa, diventando il primo team a conquistare tre edizioni consecutive mantenendo la propria continuità: Bermuda, Auckland e Barcellona.

 

PERCORSI VERSO IL FUTURO

Se l’AC75 rappresenta l’apice delle regate tra yacht, la sua sorella minore, l’AC40, è la via verso il futuro. L’ufficio progettazione di Emirates Team New Zealand ha introdotto l’AC40 con l’obiettivo di colmare il divario di competenze in vista delle generazioni future. La Youth America’s Cup è tornata nel 2024, affiancata dalla prima Women’s America’s Cup della storia, e il successo delle due regate è stato tale che, a Napoli nel 2027, le donne gareggeranno insieme agli uomini a bordo degli AC75.

L’evoluzione è nel DNA dell’America’s Cup. Se nel 1851 otto o nove nodi erano considerati il massimo, oggi sono state registrate velocità di 55,6 nodi. L’America’s Cup ha raggiunto velocità stratosferiche, ma sempre al passo con i tempi. È questa la sua più grande eredità. L’ultima parola spetta però al più grande di tutti i tempi, Dennis Conner, che parlando degli ingredienti necessari per vincere disse: «Dedizione totale all’impegno preso. I tre ingredienti fondamentali per vincere restano gli stessi: atteggiamento, atteggiamento, atteggiamento».

John Cox Stevens, senza dubbio, sarebbe stato pienamente d’accordo.

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