Saverio Cecchi indagato, una vicenda fondata sull'acqua

Editoriale

08/05/2024 - 11:49

Indagati il presidente di Confindustria Nautica Saverio Cecchi e Alessandro Campagna, direttore commerciale del Salone Nautico, entrambi raggiunti dalla misura cautelare interdittiva del divieto di esercitare professione e attività di impresa per un anno.

Questa la notizia che anche noi, per dovere di cronaca, abbiamo dato ieri su PressMare, emersa da un’indagine che stamani riempie le prime pagine di tutti i quotidiani. E non potrebbe essere altrimenti, visto che ha portato il Governatore della Liguria, Giovanni Toti, agli arresti domiciliari e altre forme restrittive coinvolgono il suo establishment e diversi imprenditori. Si parla di corruzione, di soldi ricevuti in cambio di appalti, di regali, vacanze dorate, massaggi... Anche se non si tratta di una sentenza ed è doveroso dar modo a chi è coinvolto di difendersi, la vicenda sembra essere davvero grossa.

Nulla di tutto ciò riguarda il presidente Cecchi, tantomeno Campagna. Abbiamo avuto modo oggi di leggere gli stralci delle intercettazioni contenute nell’ordinanza emessa ieri dal Tribunale di La Spezia, 212 pagine, nelle quali sono tirati in ballo entrambi solo per poche righe. Secondo la ricostruzione della procura spezzina, Matteo Cozzani, Capo di gabinetto di Toti, sarebbe riuscito a far aumentare i contributi di Regione Liguria al Salone Nautico di Genova, “passati dai € 400.000 del 2020 ai 780.000 del 2022, grazie all'emanazione di una legge regionale (L.R. 10/22 DEL 1.8.22) che, affermando la strategicità del Salone Nautico Internazionale di Genova quale manifestazione finalizzata alla promozione sui mercati internazionali delle produzioni liguri del settore nautico, ne comportava la possibilità di attingere anche ai fondi europei FESR" - il Fondo europeo di sviluppo regionale, uno dei principali strumenti finanziari della politica di coesione dell'UE. Poi si parla dell’acquisto, da parte di Campagna, di acqua in tetrapack commercializzata dal fratello di Cozzani, Filippo, da utilizzare durante il Salone Nautico di Genova.

Che il Salone di Genova, fosse un evento da rilanciare e da riportare ai vertici dell’attenzione internazionale, è cosa assodata e in atto. Oltre a essere la vetrina delle costruzioni liguri – la Liguria è, dopo la vicina Toscana, la seconda regione a più alto tasso di cantieri nautici, specchio dell’industria nautica italiana che è leader mondiale nella costruzione in vari ambiti del mercato – è la più importante rassegna espositiva che si svolge a Genova e in Liguria, l’unica di caratura mondiale ma anche l’unica che crea non solo un importante impatto economico diretto, dovuto alla vendita delle barche, ma anche un cospicuo indotto in termini turistici. Il pubblico, appassionati e operatori, arriva a Genova da tutto il mondo per vedere il suo Salone Nautico. Tutta la politica, le istituzioni, l’imprenditoria, negli ultimi anni, sono stati finalmente concordi su ciò e si sono adoperati affinché la rassegna potesse crescere.

Il progetto di riqualificazione di Genova, del Waterfront di Levante, che in buona parte interessa direttamente le aree dove ogni anno si svolge la rassegna, è ovviamente l’attività più importante che coinvolge il Salone, ma non l’unica sulla quale sia stato necessario investire con l’obiettivo di farlo diventare il primo boat show al mondo. Ci sembra pertanto normale, un atto dovuto per chi è al vertice dell’associazione di categoria che racchiude tutto il mondo imprenditoriale della nautica italiana, adoperarsi per avere un congruo supporto non solo politico ma anche finanziario per arrivare al goal. Anzi, un plauso a Saverio Cecchi perché ci è riuscito.

La contestazione dei Giudici è che in cambio, la società I Saloni Nautici, che organizza e gestisce la kermesse, abbia acquistato una fornitura di acqua in tetrapack, con le confezioni “brandizzate” dal marchio del Salone Nautico. Una normale iniziativa di autopromozione del Salone di Genova, come l’acquisto di penne o taccuini. Parliamo di una fattura da 10.038,79 euro per migliaia di confezioni da mezzo litro fatte ad hoc. Da quanto circola, un investimento assolutamente a prezzo di mercato, dove la colpa sta nell’averlo fatto con la società di Filippo Cozzani. Niente regali, niente vacanze, nulla che coinvolga Cecchi e Campagna nell’ottenere benefici personali.

Che l’indagine vada pure avanti, fino in fondo, che si chiarisca tutto, ma ci sembra ci sia troppo poco per sbattere i mostri in prima pagina.

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