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A 91 anni parte in barca vela con un amico per il giro d’Italia

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A 91 anni parte in barca vela con un amico per il giro d’Italia
A 91 anni parte in barca vela con un amico per il giro d’Italia

Parte domenica 27 settembre, da Fezzano, nel Golfo della Spezia, il viaggio per mare di Mario Battilanti, 91 anni e Paolo Zannini, 56 anni. Due amici, entrambi soci dell’associazione La Nave di Carta, che condividono la passione per la vela e il mare. Una storia che comincia con la necessità di trasferire Lumiere III, la barca a vela di Paolo dal Golfo della Spezia a Marina di Ravenna. Paolo cerca un marinaio, Mario si fa avanti: «Vengo io», dice.

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Classe 1929, residente ad Ameglia, veterano di Caprera, una passione per la vela e per il mare che lo accompagna da tutta la vita, Mario è il vecchio che ha deciso di mollare gli ormeggi, le incognite del Covid e di andare per mare perché, dice: «Non bisogna aver paura di vivere».

Una sfida che è un inno ad andare oltre le paure di questo periodo e che, in poche ore, ha mobilitato i soci della Nave di Carta e della Lega Navale di Lerici, di cui Paolo è socio.
I marinai della Nave di Carta faranno una staffetta per accompagnare i due naviganti nel loro viaggio. Primo a partire con i due da Fezzano è Leandro Bernardini, 24 anni, lericino, giovanissimo ufficiale di macchina della Carnival tornato da poco nel golfo dopo mesi di quarantena forzata a bordo di una nave da crociera. La Lega Navale di Lerici farà da collegamento con le altre sezioni sparse per l’Italia per dare assistenza e ospitalità all’equipaggio di Lumiere III.

«In questo viaggio c’è una bella storia di amicizia tra due generazioni di marinai, c’è lo scatto solidale di tutta la nostra associazione che li vuole accompagnare e c’è un messaggio forte per tutti e che riguarda il nostro rapporto con gli anziani. La generazione di Mario ha costruito l’Italia, la nostra società li ha dimenticati, li ha resi invisibili, li ha messi ai margini. Eppure loro sono qui, con la loro esperienza, la loro memoria, la loro energia. Sta a noi metterci al loro fianco, includerli e accompagnarli in nuove avventure.» dice Marco Tibiletti, presidente della Nave di Carta che domani a bordo della goletta Oloferne ammiraglia dell’associazione scorterà Lumiere III per il primo tratto di navigazione.

Mario e Paolo navigano insieme da anni, la loro amicizia nata all’ombra della Scuola di vela di Caprera si è consolidata bordeggiando nel golfo della Spezia. «Navigare con Mario mi ha insegnato a fare le cose con calma. All’inizio lo facevo per lui, poi ho capito che era importante anche per me. Anche questo viaggio lo faremo con calma, ci prenderemo tutto il tempo necessario», dice Paolo Zannini.

Calma e determinazione non mancano a Mario. Nato a Taranto nel 1929, a soli 15 mesi arriva alla Spezia al seguito del padre, sottufficiale dell’Esercito, artigliere, esperto artificiere e di balistica. In piena guerra la famiglia si trasferisce nuovamente in Puglia dove resta fino alla fine del conflitto. Poi di nuovo il trasferimento al Nord, destinazione Torino dove il giovane Mario arriva da emigrante e deve fare i conti con la diffidenza verso i meridionali. Fa di tutto, dal venditore di rossetti e caramelle al manovale, fino a quando non riesce ad entrare alla Fiat come “persona di fiducia”, in pratica uomo delle pulizie. «Pulivo gli uffici dei dirigenti, da Valletta in giù» ricorda. Però vuole anche studiare e prendere il diploma di perito elettrotecnico. Lo ferma la tubercolosi, due anni di sanatorio.

Lui va oltre. I polmoni sono danneggiati, ma lui non rinuncia a fare apnea. Il fisico è provato, ma lui va in barca appena può. Il mare è il suo banco di prova. Non si arrende e continua a studiare e a lavorare in Fiat. Riesce a prendere il diploma di geometra e a fare carriera, diventa uno dei responsabili della gestione del personale. Ma il mare lo chiama continuamente. Scuola di vela a Caprera («dovevo diventare istruttore, ma non mi piacevano le derive. Mi annoiavo a morte», ricorda), estati a Pianosa dove lo zio è direttore del carcere, navigazioni in Mediterraneo e con la pensione riesce finalmente a comprare una barca a vela con un suo amico e poi un gommone d’altura.

«Sono contento di partire per questa avventura con Paolo, è un po’ il mio figlioccio», dice affettuosamente. «Non mi va però l’idea di essere un fenomeno. Ho un sacco di acciacchi, ma che dovrei fare? Passare la giornata a misurarmi la pressione? No, grazie. Meglio provare a fare il giro d’Italia.»

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