Riviviamo i momenti salienti della seconda metà di questa fantastica impresa fino all'arrivo
Nel precedente episodio The Famous Project aveva già scritto una pagina di storia, doppiando Capo Horn. In questo articolo ripercorriamo ciò che queste straordinarie donne hanno dovuto affrontare nella seconda metà del viaggio: un mese e mezzo di oceano vero, fatto di scelte, adattamenti e imprevisti. Con intelligenza, esperienza e resilienza hanno gestito ogni situazione - dalla strategia meteo ai limiti tecnici della barca - portando a termine l’impresa con lucidità e spirito di squadra, anche quando mare, vento e condizioni mettevano tutto alla prova.
Dopo il passaggio di Capo Horn il resto della navigazione verso il ritorno a casa tra strategia, prudenza e una randa che cede proprio nel finale, a due giorni dall’arrivo
Dopo Capo Horn l’oceano cambia volto e cambia la prospettiva. Per The Famous Project CIC, il passaggio del 6 gennaio non è stato solo un punto sulla rotta: è stato un confine simbolico. Da quel momento in poi, l’impresa è già diventata storia. Ma la parte finale del viaggio, verso la Francia, è diventata una lezione di navigazione “intelligente”, fatta di transizioni, scelte di rotta e priorità nette: la sicurezza prima di tutto.
Atlantico del Sud
Velocità e ritorno alla “lettura” delle acque di casa
Nei giorni successivi a Capo Horn, IDEC SPORT riprende a macinare miglia con bordi lunghi e veloci: passano Isla de los Estados, poi le Falkland, e risalgono l’Argentina spinti da forti venti da sud. Il ritmo è alto, ma è l’atmosfera a bordo a raccontare il cambio di fase.
"Dopo Capo Horn abbiamo sentito subito la differenza. Il mare si calma gradualmente e i movimenti diventano più prevedibili… e soprattutto c’è questa sensazione molto forte: stiamo tornando a casa"
La scacchiera dell’Atlantico
Alte pressioni, manovre, pazienza
’Atlantico non concede mai un ritorno lineare. Arrivano le prime grandi zone di alta pressione, da aggirare senza finire nel “centro” di aria leggera. È qui che emergono la lucidità del team e la capacità di non inseguire il numero perfetto.
“L’Atlantico è un oceano che sappiamo leggere meglio… la strategia resta sottile, quasi come una partita a scacchi”
«Non siamo fissate su un numero. L’obiettivo è navigare in sicurezza, proteggere barca ed equipaggio»
Un foil in meno, ma la rotta resta viva
Durante una fase di vento leggero, l’equipaggio nota un danno serio al foil di dritta, delaminato e ormai inutilizzabile. La gestione è immediata e razionale: foil sollevato, messo in sicurezza e si continua senza drammi. Anche perché IDEC SPORT è nata prima dell’era foil.
Equatore e Doldrums
Torna il tema randa
Al Day 48 arriva l’equatore: un passaggio simbolico e l’inizio dell’ultimo tratto verso l’Europa. Ma l’ITCZ, con i suoi temporali e i buchi di vento, rimette alla prova l’equipaggio. E riporta al centro il problema più delicato di tutta la circumnavigazione: l’hook della randa, che rende ogni riduzione di vela un’operazione lunga e penalizzante. Nel Day 49, durante una manovra, arriva anche uno strappo sulla balumina della randa.
«Nulla di grave. Lo ripariamo in fretta… ma navighiamo con due mani di terzaroli e J3»
Nord Atlantico
La parte più mentale, poi il colpo più duro
Risalendo verso nord la navigazione diventa più instabile e strategica: sistemi che si rincorrono, mare che cresce, e la fine che si avvicina. La fatica è reale, ma la lucidità resta un punto fermo.
“Siamo stanche… ma soprattutto siamo anche lucide e calme. Perché sappiamo il perché siamo qui.”
«Paradossalmente siamo esauste, ma restiamo forti mentalmente. C’è sempre un vero spirito collettivo»
La scelta più importante
Aspettare, non forzare
Nel finale, tra tempeste invernali e mare proibitivo, il team sceglie di non “sfidare il peggio” e di aspettare una finestra più gestibile, ascoltando la voce della ragione. È il punto in cui il valore del progetto si fa ancora più chiaro: in oceano non vince chi rischia di più, ma chi sa scegliere meglio.
Dee Caffari lo riassume con una frase che vale come manifesto:
“Se fosse facile, lo farebbero tutti”