LA SPEZIA – Più che un semplice summit dedicato allo yacht design, l’apertura del Blue Design Summit 2026 ha assunto fin dalle prime battute il tono di una riflessione più ampia sul ruolo della blue economy nell’economia italiana e sulla posizione che La Spezia intende consolidare all’interno di questo scenario. Il titolo scelto per l’edizione 2026, “The Next Wave Now”, è stato subito interpretato come una dichiarazione d’intenti: il futuro non come prospettiva lontana, ma come qualcosa che sta già modificando filiere industriali, infrastrutture, tecnologie e modelli produttivi. Sul palco del Teatro Civico, moderati dal giornalista Fabio Pozzo, si sono alternati il sindaco della Spezia Pierluigi Peracchini, il viceministro alle Infrastrutture e ai Trasporti Edoardo Rixi, il presidente della Regione Liguria Marco Bucci, il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Orientale Bruno Pisano e il presidente di Confindustria La Spezia Alessandro Lamezza. Un confronto che ha intrecciato temi industriali, geopolitici, formativi e territoriali, delineando una visione nella quale il comparto nautico viene considerato non più soltanto un settore manifatturiero ad alta specializzazione, ma un elemento strategico della competitività italiana.
Nel suo intervento introduttivo, Peracchini ha ricostruito il percorso che ha portato La Spezia a trasformarsi da città storicamente legata all’Arsenale Militare a uno dei principali poli mondiali della nautica e del design. Un’evoluzione che, nelle parole del sindaco, affonda le proprie radici nella decisione di Cavour di costruire alla Spezia l’Arsenale della Regia Marina, avviando una tradizione di innovazione tecnica e costruttiva che nel tempo si è evoluta fino all’attuale distretto del Miglio Blu. Peracchini ha ricordato come oggi, in due chilometri di waterfront industriale, si concentri una quota significativa della produzione mondiale di mega e giga yacht, indicando nel 26% il peso della Spezia sul comparto globale. Un dato che, nella visione dell’amministrazione comunale, si collega direttamente al recente riconoscimento UNESCO di “Città Creativa per il Design”, ottenuto nell’ottobre scorso e interpretato non come un punto di arrivo ma come l’inizio di una nuova fase.
Accanto alla dimensione produttiva, il sindaco ha insistito molto sul tema della formazione. Il polo universitario spezzino, sostenuto anche economicamente dal Comune, è stato descritto come uno dei pochi in Italia interamente orientati alla blue economy, con corsi specifici dedicati allo yacht design e quasi 400 studenti impenati nella progettazione nautica. Ma il passaggio più significativo del suo intervento è probabilmente arrivato quando il discorso si è spostato sui cambiamenti geopolitici e tecnologici che stanno ridefinendo il quadro competitivo internazionale. Il sindaco ha citato il costo delle materie prime, la questione energetica, il controllo delle terre rare, l’evoluzione dell’intelligenza artificiale e la necessità di comprendere come queste trasformazioni influenzeranno processi produttivi e qualità industriale. Un ragionamento nel quale è entrato anche il tema Ferretti Group, richiamato come esempio di quanto la nautica sia ormai pienamente inserita nelle dinamiche globali della finanza e dell’industria.
Sul fronte governativo, Edoardo Rixi ha definito la blue economy “l’unico settore del sistema economico italiano che sta crescendo” nonostante le tensioni geopolitiche e le difficoltà internazionali. Il viceministro ha collocato la Liguria e La Spezia al centro di questa traiettoria, indicando nello yachting e nella nautica di alta gamma uno degli ambiti nei quali l’Italia continua a mantenere una leadership internazionale. Rixi ha insistito sulla necessità di creare un ecosistema industriale capace di assorbire shock esterni, facendo leva su qualità produttiva, design, territorio e cultura. Nel suo intervento è emersa più volte l’idea che la competitività italiana non possa essere costruita soltanto sul prodotto, ma sull’intero contesto che lo circonda: qualità ambientale, vivibilità, attrattività del territorio e capacità di trattenere competenze.
Non è mancato un riferimento diretto alla strategia industriale legata al mare. Il viceministro ha ricordato gli investimenti sull’Arsenale, sulle infrastrutture dual use e sul polo della subacquea, delineando l’idea di un sistema integrato della blue economy che unisce difesa, cantieristica, ricerca e innovazione. Molto netto anche il passaggio dedicato alla competizione globale e alla tutela del know-how europeo. Rispondendo a una domanda sul caso Ferretti Group, Rixi ha evidenziato il rischio che l’Europa, senza regole competitive comparabili a quelle di altri continenti, possa trasformarsi in un “grande supermercato”, incapace di proteggere i propri asset industriali strategici. Un ragionamento che il viceministro ha esteso più in generale alla cantieristica, sostenendo la necessità di preservare in Italia non soltanto la produzione, ma anche la cultura industriale e marittima che sta dietro ai grandi cantieri.
Il presidente della Regione Liguria Marco Bucci ha invece concentrato il proprio intervento sul valore del design italiano come vantaggio competitivo. Secondo Bucci, il design rappresenta l’elemento che rende tecnologia e innovazione più accessibili, vivibili e desiderabili. Un patrimonio culturale che il presidente ligure considera profondamente radicato nell’identità italiana e che, a suo giudizio, deve progressivamente estendersi dall’automotive e dalla moda anche a tutto il comparto della blue economy.
Nel ragionamento del governatore, il design nautico non riguarda più soltanto yacht e superyacht, ma coinvolge ormai il mondo delle crociere, dei traghetti e, in prospettiva, persino delle navi mercantili. La Spezia, grazie al Miglio Blu e al corso universitario dedicato al design nautico, viene vista come il possibile centro di questa evoluzione.
Sul fronte portuale, Bruno Pisano ha sottolineato la particolarità del sistema spezzino, definendolo un ecosistema che integra porto commerciale, crociere, difesa, nautica, subacquea e attività legate al mare. La Spezia è stata descritta come il secondo porto container italiano dopo Genova, ma anche come uno dei principali poli europei per il traffico crocieristico e uno dei centri mondiali della nautica grazie alla concentrazione industriale del Miglio Blu. Pisano ha insistito soprattutto sul ruolo dell’Autorità Portuale come “facilitatore” dello sviluppo industriale, citando i progetti di riorganizzazione delle aree di Fossamastra e Pagliari e il lavoro sulla formazione realizzato insieme a PromoStudi, ITS, Cisita e Scuola Nazionale Trasporti. Centrale anche il tema della sostenibilità portuale, con riferimenti alla decarbonizzazione, al cold ironing e allo sviluppo di infrastrutture dedicate ai carburanti alternativi.
A chiudere il primo panel istituzionale è stato Alessandro Laghezza, presidente di Confindustria La Spezia, che ha confermato la crescita del comparto nautico spezzino e la volontà dell’associazione industriale di rafforzare la logica di filiera attraverso una nuova sezione dedicata alla nautica.
Laghezza ha parlato di backlog ordini compresi fra due e tre anni per i grandi cantieri presenti nel Miglio Blu, segnale di una domanda ancora molto forte nel segmento dei mega e giga yacht nonostante il quadro internazionale più complesso. Il presidente di Confindustria ha inoltre richiamato il tema delle aree industriali, indicando la necessità di razionalizzare alcuni spazi oggi in uso alla Marina Militare per evitare che la crescita della cantieristica spezzina venga limitata dalla mancanza di superfici produttive disponibili.
Analisi di un ecosistema di successo basato sulla simbiosi tra difesa industria e formazione nel settore nautico
A emergere con forza nella seconda parte del confronto è stato soprattutto il tentativo di raccontare La Spezia non semplicemente come un distretto industriale della nautica, ma come un ecosistema integrato nel quale difesa, industria, ricerca e formazione lavorano ormai in maniera strettamente interconnessa. Un modello che, nei vari interventi, è stato descritto quasi come una filiera territoriale della conoscenza, capace di alimentare il comparto nautico ben oltre la sola dimensione produttiva.
Il primo tema affrontato è stato quello del rapporto sempre più stretto fra realtà militari e tessuto civile. Nel corso del panel il Contrammiraglio Luca Miani ha infatti sottolineato come Marina Militare e Aeronautica abbiano progressivamente modificato il proprio approccio verso il territorio, aprendosi molto di più rispetto al passato a collaborazioni, contaminazioni e scambi di know-how con il comparto industriale e universitario. Miani ha parlato esplicitamente di una “continua interrelazione” fra realtà militari e società civile, spiegando come questa apertura abbia generato vantaggi reciproci sia sul piano tecnologico sia su quello delle competenze. Il concetto emerso è che oggi il sistema della blue economy spezzina non possa più essere letto per compartimenti stagni: le competenze sviluppate in ambito difesa trovano spesso applicazioni civili e, allo stesso tempo, l’industria nautica contribuisce a sua volta a generare innovazione e capacità tecnologiche utili anche al comparto militare.
Anche l’Aeronautica Militare, attraverso il Col. Pilota Federico Sacco Maino, Comandante del Centro Logistico di Supporto Areale Cadimare ha rivendicato il proprio ruolo storico all’interno del Golfo della Spezia. Nel suo intervento il rappresentante della Forza Armata ha ricordato la presenza ultracentenaria dell’Aeronautica nel Golfo dei Poeti e il legame storico fra acqua e volo che caratterizza il territorio spezzino. Interessante anche il riferimento al “coraggio” come elemento centrale del design italiano. Secondo il rappresentante dell’Aeronautica, oltre a passione e competenze, il successo industriale italiano nasce spesso dalla capacità di assumersi responsabilità e prendere decisioni progettuali forti, citando simbolicamente le “due ruote rosse e quattro ruote rosse” italiane come esempi immediatamente riconoscibili di design capace di diventare identità industriale.
Il cuore del panel si è però spostato rapidamente sul tema della formazione, individuata da tutti gli interventi come il vero motore dell’ecosistema spezzino. Il presidente di PromoStudi, Lorenzo Lazzini, ha spiegato come il polo universitario della Spezia non sia nato come semplice sede distaccata dell’Università di Genova, ma come progetto costruito insieme da istituzioni, imprese e territorio per creare opportunità professionali direttamente collegate alle esigenze della blue economy. Lazzini ha ricordato che PromoStudi, in circa trent’anni di attività, ha laureato 2.873 studenti, molti dei quali oggi impiegati direttamente nella nautica e nei settori collegati. Ma il dato più significativo riguarda probabilmente la provenienza degli studenti: circa l’80% arriva da fuori provincia, segnale di una capacità attrattiva che il presidente ha collegato direttamente alla specializzazione dei corsi legati al design nautico e all’ingegneria.
Nel suo intervento è emersa chiaramente l’idea che la competitività del Miglio Blu non dipenda soltanto dalla presenza dei grandi cantieri, ma dalla capacità del territorio di continuare a produrre capitale umano specializzato. Lazzerini ha parlato di un sistema costruito per mantenere “fecondo” il territorio, spiegando che la relazione con l’Università di Genova non si limita all’erogazione dei corsi ma si basa su una vera co-progettazione dell’offerta formativa in funzione delle esigenze industriali locali.
Non è mancato nemmeno un riferimento diretto al livello ormai raggiunto da alcuni progettisti usciti dal polo spezzino. Nel dibattito è stato ricordato come diversi designer formatisi alla Spezia siano oggi coinvolti anche nello sviluppo di barche oceaniche ad alte prestazioni, attirando in Italia armatori e velisti internazionali che fino a pochi anni fa guardavano quasi esclusivamente ai progettisti francesi.
Sul fronte industriale è intervenuto anche Alessandro Gianneschi, in rappresentanza di Confindustria Nautica, che ha allargato lo sguardo all’intero distretto Liguria-Toscana. Secondo i dati citati durante il panel, quest’area rappresenterebbe circa il 40% del valore della produzione nautica italiana e oltre il 50% del comparto superyacht nazionale.
Gianneschi ha insistito molto sul fatto che il design nautico non possa essere ridotto soltanto a un elemento estetico. Dietro uno yacht, ha spiegato, convivono meccanica, domotica, arredamento, engineering, tessile e tecnologia. In questo senso il Made in Italy nautico è stato descritto come un "agglomerato di eccellenze" capace di portare all’estero non soltanto il prodotto finale, ma un’intera filiera industriale italiana. Particolarmente interessante il passaggio finale dedicato ai giovani e alla cultura del mare. Ermini ha osservato come parole quali "coraggio", "passione" e "professionalità", che hanno costruito storicamente il settore nautico italiano, oggi non possano più essere considerate scontate. Da qui la necessità, secondo Confindustria Nautica, di rafforzare ulteriormente la diffusione della cultura marittima e della formazione tecnica legata alla nautica.
A chiudere il panel è stata l’assessore allo Sviluppo Economico del Comune della Spezia Patrizia Saccone, che ha provato a sintetizzare le ragioni della crescita spezzina individuando tre elementi centrali: concentrazione industriale, ricerca e alta formazione. Saccone ha ricordato la presenza nel Miglio Blu di gruppi come Sanlorenzo, Baglietto, Fincantieri Yacht, Riva Ferretti Group, The Italian Sea Group, Valdettaro e Antonini Navi, ma ha soprattutto insistito sul ruolo svolto dai centri di ricerca presenti sul territorio, dal CSSN al centro NATO dedicato alla sperimentazione marittima, fino ai laboratori Enea e CNR.
Infine, tornando ancora una volta sul tema della formazione, l’assessore ha descritto la filiera spezzina come un sistema che produce "capitale umano a chilometro zero", partendo dagli istituti tecnici e dalla formazione professionale fino ai corsi universitari specialistici di PromoStudi. Un modello che, nella visione dell’amministrazione, rappresenta oggi uno degli elementi distintivi della competitività spezzina nel settore nautico internazionale.
Confronto fra istituzioni e aziende sulle esigenze e il futuro della nautica a La Spezia
La parte forse più concreta e, per certi versi, più politica del Blue Design Summit è arrivata nel confronto fra i grandi cantieri del Miglio Blu e le istituzioni locali e regionali. Un dibattito che ha avuto il merito di spostare il focus dal racconto celebrativo del distretto nautico spezzino alle esigenze molto pratiche di un comparto che continua a crescere, ma che inizia a scontrarsi con limiti fisici, logistici e burocratici sempre più evidenti.
Sul tavolo sono finiti soprattutto tre temi: disponibilità di spazi, refitting e competitività internazionale. E, ascoltando gli interventi dei manager presenti, è emerso chiaramente come la nautica spezzina stia vivendo una fase che molti operatori definiscono ancora favorevole, nonostante il rallentamento dell’economia globale.
Il primo a intervenire è stato Alessio Donno, direttore operativo del Gruppo Valdettaro, realtà storica attiva nel refit e nella manutenzione di yacht fra 10 e 60 metri. Donno ha ricordato come il cantiere sia fra i pochi in Italia a mantenere ancora attivi i maestri d’ascia, sottolineando il lavoro svolto insieme agli enti di formazione locali per preservare competenze artigianali considerate ormai rare. Ma soprattutto ha insistito sulla forza della filiera territoriale. Valdettaro lavora infatti con oltre 400 fornitori localizzati entro un raggio di 100 chilometri, mentre circa il 75% della supply chain si trova direttamente nel territorio spezzino. Un dato che per Donno rappresenta uno degli elementi distintivi del Miglio Blu e che, a suo giudizio, dovrebbe portare ad allargare il concetto stesso di distretto anche ai fornitori e alle imprese dell’indotto. Il tema centrale del suo intervento è stato però quello degli spazi. “La sfida oggi è trovare spazio”, ha spiegato Donno, ricordando come le aree disponibili fronte mare siano ormai sostanzialmente esaurite. Una situazione che ha già spinto il gruppo a investire fuori regione per sviluppare nuove strutture produttive.
Sulla stessa linea anche l’intervento di Sanlorenzo. Paolo Bertetti, Chief Innovation Officer Sanlorenzo Yacht, ha provato a leggere il tema da una prospettiva più ampia, legata alla crescita strutturale della nautica di grandi dimensioni. Nel panel è stato ricordato che l’Italia produce circa 5,5 miliardi di euro di nautica, con il 90% della produzione destinata all’export e circa il 70% del valore collegato a superyacht e megayacht. Secondo il manager del gruppo spezzino, il segmento della “nautica grande” continua a crescere attorno al 5% annuo anche in fasi economiche complicate, configurandosi come uno dei pochi settori ancora in forte espansione. Ma il vero tema strategico individuato da Sanlorenzo è stato il refit. Con una metafora molto efficace, il manager ha descritto il sistema nautico spezzino come un “grande tavolo” che necessita di più gambe per restare stabile. E proprio il refitting viene oggi considerato una delle gambe fondamentali della stabilità industriale del territorio.
A rafforzare questo scenario c’è anche il recente intervento dell’Agenzia delle Dogane sul regime di ammissione temporanea per gli yacht extra-UE, citato più volte durante il panel. Bertetti ha parlato esplicitamente della nuova circolare come della rimozione di alcuni fattori penalizzanti che fino a oggi avevano favorito competitor come Spagna, Francia e Malta nel comparto refit. Il dato richiamato dal cantiere aiuta a comprendere la dimensione economica del fenomeno: nel mondo esistono circa 7.000 yacht di grandi dimensioni con una vita media compresa fra 40 e 50 anni, tutti destinati ciclicamente a lavori di refitting e aggiornamento. Una “miniera”, è stata definita durante il confronto.
Fabio Ermetto, Chief Commercial Officer di Baglietto, ha ulteriormente rafforzato questa lettura. Il manager del cantiere del Gruppo Gavio ha definito il settore dei superyacht “strutturalmente in controtendenza” rispetto all’economia generale, ricordando come anche nelle grandi crisi internazionali — dal 2008 in avanti — alcuni cantieri abbiano continuato a registrare risultati record. Ermetto ha poi posto l’attenzione su un tema meno visibile ma considerato cruciale: la carpenteria metallica. Nel caso degli yacht in acciaio e alluminio, ha spiegato, tutto parte dalla realizzazione di scafi e sovrastrutture. E oggi gran parte di queste lavorazioni viene svolta fuori dalla Liguria per carenza di spazi adeguati. Anche Baglietto ha insistito sulla necessità di trovare nuove aree produttive e nuovi spazi per il refit. Il manager ha fatto esempi molto concreti: parcheggi insufficienti, difficoltà logistiche quotidiane per gestire migliaia di lavoratori, camion e fornitori, e impossibilità di trattenere più a lungo gli yacht nei cantieri per lavori di refitting a causa degli order book già saturi dalla produzione di nuove unità.
Molto interessante anche l’intervento di Ivan Polidoro, direttore dello stabilimento Riva di La Spezia, uno dei cantieri di Ferretti Group. Il manager intervenuto al Summit ha provato a spostare il ragionamento su un piano più culturale e manageriale, parlando della trasformazione che il settore nautico italiano avrebbe vissuto negli ultimi cinque-sei anni. Secondo questa lettura, il salto di qualità non riguarderebbe soltanto il design degli yacht, ma il modello di business complessivo: capacità di personalizzazione, gestione del cliente, servizi, attenzione al dettaglio e cultura industriale. Nel suo intervento polidoro ha definito Riva un’icona, spiegando come lavorare su un marchio di questo tipo significhi operare con standard estremamente elevati e con una tolleranza quasi nulla all’errore. Anche in questo caso è stato richiamato il dato di mercato: fra il 2023 e il 2025 il comparto globale avrebbe registrato una flessione attorno al 2,1%, mentre l’Italia sarebbe cresciuta del 5%, con La Spezia indicata come uno dei territori che maggiormente contribuiscono a questa controtendenza.
Sul fronte refit è intervenuto anche Marco Agnese dei Cantieri Navali di La Spezia, che ha definito il refitting uno dei temi centrali del futuro del distretto. Agnese ha sottolineato come il refit incorpori naturalmente sostenibilità, innovazione e qualità, ricordando che prolungare la vita operativa di uno yacht rappresenta già di per sé una forma concreta di sostenibilità industriale.
Interessante anche il riferimento al digital twin applicato al refit di uno yacht in acciaio di circa cinquant’anni, utilizzato per simulare problematiche strutturali e corrosione galvanica. Un esempio concreto di come il refitting stia progressivamente incorporando tecnologie avanzate tipiche dell’industria 4.0.
A quel punto il confronto si è inevitabilmente spostato sulle istituzioni.
Il presidente della Regione Liguria Marco Bucci ha sostanzialmente accolto le richieste dei cantieri, spiegando che il ruolo della politica debba essere soprattutto quello di facilitare lo sviluppo industriale. Bucci ha parlato apertamente della necessità di trovare nuovi spazi, senza escludere ipotesi anche molto radicali, dai tombamenti a mare fino alla riconversione di aree oggi sottoutilizzate.
Molto significativo il passaggio dedicato all’Arsenale Militare. Bucci ha confermato l’esistenza di ragionamenti in corso sull’utilizzo condiviso di alcune aree e ha insistito sul concetto di “win-win” fra comparto industriale e Marina Militare.
Ma soprattutto il presidente della Regione ha riportato il tema sulla cultura industriale e sulla formazione. “È la cultura che fa il business”, ha affermato, sostenendo che la competitività del distretto dipenda dalla capacità di mantenere viva una cultura del mare, del fare impresa e del costruire barche.
Ancora più diretto l’intervento del sindaco Pierluigi Peracchini, che ha parlato apertamente della necessità di liberare nuovi spazi per la nautica lungo la costa di Levante. Secondo il sindaco, una parte delle attività militari potrebbe teoricamente essere trasferita all’interno dell’Arsenale, che dispone di circa 120 ettari complessivi, di cui 90 a terra, oggi ritenuti sottoutilizzati. Peracchini ha poi affrontato senza particolari giri di parole il tema della burocrazia, definendola uno dei principali ostacoli allo sviluppo del territorio. Ha citato esempi molto concreti: vincoli derivanti da regi decreti del 1907, autorizzazioni che richiedono anni anche per interventi minimi, difficoltà legate ai siti industriali perimetrati e iter urbanistici estremamente lenti.
Sul fronte operativo il sindaco ha parlato di nuovi parcheggi di interscambio, potenziamento del trasporto pubblico per i lavoratori del Miglio Blu, possibili soluzioni logistiche per gli equipaggi impegnati nei refit e persino dell’ipotesi di un eliporto operativo h24 dedicato ai grandi yacht. Non è mancato neppure un riferimento al rigassificatore di Panigaglia e alla possibilità di una futura delocalizzazione offshore, ipotizzata anche come occasione per liberare ulteriori opportunità industriali e logistiche legate alla nautica e ai servizi energetici.
In chiusura, il messaggio condiviso da istituzioni e industria è apparso abbastanza chiaro: il Miglio Blu viene oggi percepito non più soltanto come un distretto produttivo della nautica, ma come una piattaforma industriale complessa che vuole consolidare il proprio ruolo globale. Ma per continuare a crescere serviranno spazi, infrastrutture, formazione specializzata e soprattutto una forte accelerazione sul fronte decisionale e burocratico.