Il passaggio di competenze dal residenziale alla nautica sembra immediato solo in apparenza. Una piscina installata a bordo deve fare i conti con movimento, vibrazioni, accelerazioni, spazi tecnici ridotti, vincoli di peso e requisiti propri della costruzione navale - un contesto che non ammette scorciatoie. Per Idea Piscine, cresciuta nella realizzazione di impianti custom per il residenziale di fascia alta, l'ingresso nello yachting ha significato adattare un metodo progettuale già orientato al su misura a un ambiente in cui, semplicemente, nulla è standard. Con il CEO Emanuele Battistini abbiamo ripercorso questo passaggio e il ruolo che piscina e wellness stanno assumendo nella progettazione dei grandi yacht.
PressMare - Idea Piscine nasce nel mondo residenziale di fascia alta. Quando avete capito che il know-how maturato sulle piscine custom poteva essere trasferito anche alla nautica e ai superyacht?
Emanuele Battistini - È stata un'evoluzione naturale. Negli anni abbiamo maturato competenze nella progettazione e realizzazione di piscine fortemente personalizzate, dove ogni intervento nasce da esigenze specifiche e da un dialogo continuo con cantiere, architetti e designer. Ci siamo resi conto che questo approccio - il su misura, unito alla capacità di risolvere problemi complessi - era perfettamente trasferibile al mondo dei superyacht, dove le soluzioni standard non esistono e ogni dettaglio richiede precisione assoluta.
PM - Costruire una piscina per una villa privata e progettarne una a bordo sembrano attività simili, ma cambiano completamente contesto e vincoli. Qual è stata la difficoltà maggiore nel passaggio alla nautica?
EB - Ribaltare la prospettiva progettuale. In ambito residenziale si lavora su strutture statiche; a bordo, invece, tutto è soggetto a movimento, vibrazioni e sollecitazioni continue. Gli spazi si riducono al minimo e ogni componente va ripensato in funzione dell'ambiente marino - dalla struttura agli impianti, fino ai sistemi di fissaggio. Abbiamo dovuto integrare il nostro know-how con competenze specifiche della cantieristica navale, senza mai scendere a compromessi sugli standard qualitativi ed estetici che ci contraddistinguono.
PM - Oggi gli armatori cercano sempre più spesso esperienze "domestiche" anche a bordo. Quanto la piscina è diventata parte integrante dello stile di vita che un superyacht deve offrire?
EB - La piscina ha smesso da tempo di essere un elemento puramente scenografico: è uno spazio dedicato al benessere, al relax, alla socialità - parte integrante dell'esperienza di bordo. Gli armatori vogliono ritrovare sullo yacht lo stesso comfort di una residenza di lusso, e questo si traduce in aree wellness sempre più sofisticate. Basti pensare ai veri e propri percorsi benessere che oggi si progettano a bordo, con saune, hammam, docce emozionali, sale trattamenti e massaggi.
PM - Nel mondo dei superyacht ogni centimetro conta e quasi nulla è standard. Quanto cambia il vostro approccio quando incontrate spazi irregolari, geometrie particolari e limiti strutturali?
EB - È esattamente il nostro modo di lavorare. Siamo abituati a partire dallo spazio, non da un prodotto predefinito. Nella nautica questo diventa ancora più centrale, direi imprescindibile: ogni volume va ottimizzato, ogni forma studiata, ogni dettaglio coordinato con i piani generali dell'imbarcazione. L'obiettivo è una piscina perfettamente integrata nell'architettura dello yacht, capace di rispondere insieme agli standard estetici desiderati e ai requisiti tecnici dell'impianto.
PM - Quanto è importante il dialogo con naval designer, interior designer e uffici tecnici dei cantieri per integrare una piscina senza compromettere pesi, volumi e stabilità dell'imbarcazione?
EB - È decisivo. Un progetto di questo tipo riesce solo attraverso una collaborazione continua tra tutte le figure coinvolte. La piscina incide su aspetti estetici, strutturali e impiantistici, per cui il confronto con progettisti, designer e uffici tecnici parte fin dalle prime fasi di sviluppo. Il nostro ruolo è trovare il punto di equilibrio migliore tra design, funzionalità, sicurezza e fattibilità tecnica, mettendo a disposizione esperienza e know-how.
PM - Esistono richieste estetiche o progettuali che sulla carta sembravano impossibili da realizzare e che siete riusciti a trasformare in un prodotto concreto?
EB - Capita spesso che i designer propongano soluzioni molto ambiziose, con geometrie particolari, effetti visivi o integrazioni complesse. Il nostro approccio è non partire mai dal "non si può fare", ma cercare la strada per renderlo possibile. Attraverso progettazione, ricerca sui materiali e sviluppo di soluzioni dedicate siamo riusciti a realizzare piscine che all'inizio sembravano estremamente difficili da concretizzare, rispettando sia l'idea progettuale sia i requisiti tecnici richiesti dalla nautica.
PM - Nella nautica il confine tra piscina, spa, beach club e area wellness è sempre più sottile. State vedendo una contaminazione crescente tra questi mondi?
EB - Assolutamente sì. Oggi si progettano veri e propri spazi wellness integrati, dove piscina, idromassaggio, zone relax, giochi d'acqua e beach club dialogano tra loro. Non sono più elementi separati, ma un'unica esperienza sensoriale. Un'evoluzione che richiede competenze e una progettazione multidisciplinare, in cui tecnologia, design e comfort devono convivere in modo armonioso.
PM - Ci sono differenze evidenti tra le richieste degli armatori europei, mediorientali o americani?
EB - Ogni mercato ha le proprie peculiarità e interpreta la piscina a bordo in modo diverso, secondo stile, esigenze e filosofia del progetto. Al di là delle differenze geografiche, però, un elemento accomuna tutti: la ricerca di soluzioni esclusive, affidabili e completamente su misura.
PM - Una piscina installata su uno yacht deve affrontare accelerazioni, vibrazioni, variazioni di carico e movimento continuo. Come si riprogetta un impianto natatorio per queste condizioni?
EB - Si parte da presupposti completamente diversi rispetto a una piscina tradizionale. Ogni componente viene sviluppato considerando le sollecitazioni dinamiche tipiche della navigazione: si studiano sistemi strutturali specifici, materiali adatti all'ambiente marino e impianti capaci di garantire prestazioni elevate anche in condizioni variabili. È un lavoro di ingegneria integrata, che richiede un confronto costante con il cantiere navale e con tutte le figure tecniche coinvolte.
PM - Quali sono oggi le principali sfide tecniche legate alla sicurezza di una piscina a bordo di un superyacht?
EB - La sicurezza è una priorità assoluta e coinvolge molteplici aspetti: la corretta gestione dell'acqua durante la navigazione, la stabilità strutturale dell'intero sistema, la sicurezza degli impianti e dei componenti a contatto con l'acqua. A questo si aggiungono l'uso di materiali certificati e idonei all'ambiente marino, la progettazione di impianti affidabili, efficienti e facilmente manutenibili, e il rispetto degli standard previsti dai registri navali e dalle normative internazionali. La vera sfida è tenere insieme sicurezza, prestazioni ed estetica, senza che nessuno dei tre prevalga sugli altri.
PM - Quanto incidono materiali, trattamenti superficiali e sistemi di filtrazione sulla durata e sull'affidabilità della piscina in ambiente marino?
EB - In modo determinante. L'ambiente marino è estremamente aggressivo e richiede materiali selezionati per resistere a corrosione, salsedine, umidità e sollecitazioni meccaniche continue. Anche i trattamenti superficiali e i sistemi di filtrazione hanno un ruolo chiave: garantiscono la qualità dell'acqua e l'affidabilità nel tempo, riducono gli interventi di manutenzione e preservano le prestazioni dell'impianto per molti anni.
PM - Quali differenze esistono tra una piscina pensata per acqua dolce e una progettata per utilizzare acqua di mare?
EB - Sostanziali. L'acqua di mare impone scelte specifiche sia nei materiali sia nella configurazione degli impianti: componenti, guarnizioni, sistemi di trattamento e circuiti idraulici devono reggere una maggiore aggressività chimica e livelli elevati di salinità. L'obiettivo resta garantire la stessa qualità dell'esperienza, senza cedere nulla in affidabilità e durata.
PM - Vi capita che un armatore voglia ricreare a bordo le stesse sensazioni e atmosfere della propria residenza privata?
EB - Sempre più spesso. Molti armatori vogliono ritrovare a bordo lo stesso linguaggio progettuale, gli stessi materiali, quella sensazione di comfort e benessere che caratterizza la loro residenza privata. In alcuni casi il progetto dello yacht diventa quasi un'estensione naturale dell'abitazione, con una forte continuità tra i due ambienti. I designer sono il tramite fondamentale tra il desiderio dell'armatore e la sua realizzazione concreta: il nostro compito è tradurre quella visione in un contesto completamente diverso, quello nautico, dove ogni scelta si confronta con vincoli tecnici, strutturali e funzionali molto specifici. La vera sfida è mantenere intatta l'identità del progetto e le sensazioni volute dall'armatore, trasformandole in una soluzione tecnicamente affidabile, perfettamente integrata e adatta alla vita a bordo.