The Italian Sea Group si trova a fare i conti, nello stesso momento, con due fronti che raccontano facce diverse della stessa crisi. Da un lato la vertenza con i sindacati, riaccesa da una nota durissima diffusa il 10 settembre; dall'altro il giudizio dei revisori sui conti 2025, che BDO Audit Services ha rifiutato di esprimere per limitazioni che definisce "pervasive".
Il fronte sindacale si era acceso alla vigilia del tavolo di crisi convocato d'ufficio dalla Regione Toscana a Firenze per il 9 settembre. Di fronte all'ipotesi, circolata sulla stampa, di un acquisto degli asset del cantiere da parte di Tisg-Asia Investment Holding società con sede a Hong Kong storicamente legata a TISG come rivenditore ed espressione commerciale esclusiva per i mercati orientali la Fiom-Cgil di Massa-Carrara aveva espresso "la più ferma contrarietà a qualsiasi operazione che profili una continuità mascherata", chiedendo una discontinuità radicale nella governance e respingendo l'uso di "veicoli societari esteri" per eludere le responsabilità industriali. È in risposta a questo scenario, e alle dichiarazioni di Umberto Faita secondo cui dietro la sigla "T.I.S.G. Asia" si celerebbe Giovanni Costantino, che l'azienda ha diffuso la propria nota il giorno successivo. Per il gruppo di Marina di Carrara l'affermazione è priva di fondamento: T.I.S.G. Asia non sarebbe riconducibile né alla società né al suo fondatore, e i rapporti con l'ex distributore sui mercati asiatici si sarebbero chiusi da tempo. A fine agosto, ricorda TISG, il soggetto sarebbe già stato diffidato formalmente dall'uso del nome, del marchio e delle immagini aziendali diffida che avrebbe portato alla chiusura del sito TISGasia.com.
Più delicata la questione dei "270 esuberi". Qui l'azienda nega che si tratti di licenziamenti, e riconduce il numero all'applicazione del contratto di solidarietà proposto proprio per gestire la riduzione dei carichi di lavoro senza toccare l'occupazione. A sostegno di questa lettura, TISG richiama il verbale firmato il 9 settembre anche dalle sigle sindacali, in cui l'azienda dichiara l'intenzione di mantenere in forza tutti i circa 450 dipendenti. Il pacchetto di garanzie rivendicato comprende l'anticipo dell'indennità INPS, la rotazione del personale e il pagamento integrale delle retribuzioni in caso di rigetto della CIGS. Sulle origini della crisi, l'azienda torna a puntare il dito contro condotte di ex dipendenti già denunciate all'Autorità giudiziaria circostanze che, a suo dire, il sindacato avrebbe ritenuto irrilevanti ai fini della procedura e lega la tenuta occupazionale alla ricerca di nuovi investitori, sottolineando l'impegno di risorse proprie da parte di Giovanni Costantino e della famiglia per garantire la continuità del progetto industriale.
Sul fronte dei conti, il quadro che emerge da BDO Audit Services è più severo. Secondo quanto riportato da Teleborsa, i revisori non sono in grado di esprimere un giudizio né sul bilancio d'esercizio né sul consolidato di The Italian Sea Group, né di formulare conclusioni sulla Rendicontazione di Sostenibilità. La società di revisione dichiara di aver ricevuto da TISG "attestazioni scritte che non corrispondono a quelle da noi richieste", e di non aver ottenuto alcuni elementi probativi ritenuti necessari per la redazione del bilancio consolidato una circostanza che BDO qualifica come "limitazione pervasiva al procedimento di revisione". I numeri restituiscono la portata dello squilibrio: patrimonio netto consolidato negativo per 388 milioni di euro, anche per effetto del restatement operato secondo il principio contabile internazionale IAS 8, dopo una perdita di 170,9 milioni; indebitamento finanziario netto consolidato a 129,6 milioni. Per la Capogruppo il patrimonio netto negativo è di 376,5 milioni condizione che fa scattare l'articolo 2447 del Codice civile con un indebitamento finanziario netto di 131 milioni.
Il nodo più rilevante riguarda però la continuità aziendale. BDO afferma di non aver ottenuto evidenze probative adeguate a supportare la ragionevolezza delle assunzioni su cui gli amministratori hanno basato il ricorso al going concern nella redazione dei bilanci. Una carenza analoga viene rilevata sulle attività e passività relative alle commesse in corso su ordinazione, incluse le rettifiche al patrimonio netto di apertura derivanti dallo IAS 8. Le limitazioni riscontrate, spiega la società di revisione, non le avrebbero permesso né di valutare la sussistenza del presupposto della continuità aziendale con le relative implicazioni sulla recuperabilità degli attivi e sulla determinazione dei fondi né, assumendo pur senza verifica la continuità aziendale, di accertare la corretta rappresentazione contabile delle commesse in corso e la corretta applicazione dello IAS 8. Di qui la conclusione: data la pervasività delle limitazioni, BDO non è stata in grado di completare le procedure previste dai principi internazionali di revisione ISA Italia, e dunque di esprimere un giudizio sul bilancio consolidato del Gruppo al 31 dicembre 2025.
I due fronti, pur separati, fotografano la stessa fase di TISG: mentre sul piano occupazionale l'azienda difende il contratto di solidarietà come strumento per conservare l'organico durante la contrazione produttiva e respinge ogni legame con Tisg-Asia Investment Holding, sul piano contabile il revisore certifica l'impossibilità di dare un giudizio sui conti 2025 un vuoto che pesa, e non poco, sulle prospettive del rilancio industriale rivendicato dal gruppo.
Il comunicato stampa di The Italian Sea Group è scaricabile in fondo a questa pagina.