Iniziamo a ribaltare l’idea che (generalmente) abbiamo delle Aree Marine Protette: non solo vincoli, restrizioni e “semplice” protezione dell’ambiente, tesa alla pura conservazione dell’esistente, ma un modo per generare opportunità di sviluppo ad alto valore aggiunto per i territori su cui insistono.
E’, in estrema sintesi, il messaggio lanciato alla serata dedicata alle Amp che ha chiuso la stagione di eventi 2025-2026 del Propeller Club di Genova.
Organizzata dal consigliere Lorenzo Pollicardo e introdotta dal vicepresidente Enrico Molisani, la serata è stata incentrata sul ruolo delle aree, “in equilibrio fra conservazione territoriale e sviluppo socio-economico sostenibile”, come anticipava il titolo.
In apertura l’ammiraglio Antonio Ranieri, comandante del Porto di Genova e direttore marittimo della Liguria per la Capitaneria di Porto, ha ricordato come in Italia esistano trenta Amp, di cui ben tre in Liguria (Bergeggi, Portofino e Cinque Terre).
Il Mar Ligure, fra l’altro, è compreso anche dentro due “aree di tutela regionale” e all’interno del vasto Santuario dei Cetacei, il tratto di mare fra Sardegna, Francia e Mar Tirreno che è tutelato da apposite convenzioni fra l’Italia la Francia e il Principato di Monaco.
“Attualmente circa il 10% della nostra costa è protetto dalle Amp ma il ministro dell’Ambiente Pichetto Fratin ha recentemente dichiarato che intende arrivare al 30%”, ha anticipato Ranieri, ricordando il forte impegno del corpo delle Capitanerie nella protezione di questi specchi acquei.
Naturalmente l’aumentare del numero e della superficie complessiva delle Amp richiederebbe un corrispondente incremento delle dotazioni della Guardia Costiera, sia in termini di uomini che di mezzi: “Attualmente il corpo conta su undicimila unità fra uomini e donne, l’auspicio è poter arrivare a quindicimila, dotandoci anche di mezzi navali più piccoli, adatti a due sole persone”, ha dichiarato Ranieri rispondendo a una domanda di Press Mare.
Molto interessante l’intervento di Lorenzo Viviani, presidente del Parco delle Cinque Terre, che ha descritto la virtuosa realtà dell’ente, che gestisce una zona sottoposta a fortissima pressione per i massici arrivi di turisti in un territorio piccolo e piuttosto fragile.
“Smettiamola però di dare sempre la colpa ai turisti dei problemi, di dire che sono maleducati, impreparati ecc: se qualcosa non funziona la colpa è nostra che non sappiamo gestirli. L’uomo non fa solo male al territorio, questa è una concezione vecchia, che dobbiamo superare. I parchi e le aree protette sono opportunità di sviluppo, serve una nuova presa di coscienza collettiva” è stato il suo esordio.
Viviani ha poi rivelato come il parco delle Cinque Terre sia autofinanziato al 94%: l’Amp è di soli 4500 ettari, ma è sottoposta a numerosi rischi: “Oggi non parliamo solo del classico peschereccio a strascico o del diportista indisciplinato, le nuove sfide per la protezione ambientale in mare sono anche sull’inquinamento chimico o sul rumore: per vincerle dobbiamo impegnarci tutti assieme. I parchi non possono essere posti d’élite ma zone a misura d’uomo dove tutela del territorio e sviluppo economico responsabile convivono armonicamente”.
Riccardo Masnata