Dal manoscritto di Giuseppe Rosa del 1876 a cento mostre, migliaia di visitatori e un archivio di storie di mare che continua a crescere nel porto antico di Porto Venere.
Ci sono luoghi che custodiscono oggetti. E ce ne sono altri che custodiscono vite, mestieri, tradizioni e identità collettive. Il Cantiere della Memoria delle Grazie, nel comune di Porto Venere, appartiene a questa seconda categoria. Il prossimo 26 giugno celebrerà dieci anni di attività, un traguardo che va oltre la semplice ricorrenza e racconta il successo di un progetto culturale nato per preservare e tramandare la memoria della marineria ligure, dei suoi uomini e delle sue imprese.
Quando il Cantiere della Memoria aprì le sue porte il 26 giugno 2016, pochi immaginavano che quel piccolo spazio affacciato sul porto antico delle Grazie sarebbe diventato uno dei più originali presìdi culturali dedicati alla storia del mare in Italia. L'idea nacque da Corrado Ricci e Jole Rosa, ma le sue radici affondano molto più lontano nel tempo. A ispirare il progetto fu infatti il manoscritto di appunti redatto nel 1876 da Giuseppe Rosa, maestro d'ascia e bisnonno comune dei fondatori. Quelle pagine rappresentavano non soltanto una testimonianza professionale, ma un'eredità culturale da restituire alla comunità. In origine il nucleo espositivo era costituito dagli attrezzi dei maestri d'ascia e dei calafati raccolti negli anni da Pietro Ricci. Ben presto, però, il progetto superò la dimensione museale tradizionale. L'obiettivo diventò quello di salvare una memoria collettiva che rischiava di scomparire insieme agli ultimi protagonisti di una civiltà marinara che per secoli aveva caratterizzato il Golfo della Spezia.
Le Grazie rappresentano infatti uno dei luoghi simbolo della cantieristica tradizionale ligure. Qui generazioni di maestri d'ascia hanno costruito e riparato imbarcazioni in legno, tramandando competenze artigianali che costituiscono un patrimonio tecnico e culturale di valore straordinario. Il battesimo del Cantiere della Memoria avvenne con una serata che ancora oggi molti ricordano. Proiezioni sulla palazzata di Ria e uno spettacolo originale in banchina, ideato e diretto da Angelo Smimmo, trasformarono il porto in un grande palcoscenico all'aperto. In scena andò la storia immaginaria di una sirena innamorata di un calafato, una narrazione simbolica che univa mare, tradizione e fantasia. Da allora il Cantiere della Memoria è diventato un laboratorio permanente di ricerca e divulgazione. In dieci anni sono state allestite circa cento mostre, visitate da migliaia di persone provenienti non solo dalla Liguria.
Un patrimonio di partecipazione documentato anche dai cinque libri che raccolgono i pensieri e le testimonianze lasciate dai visitatori, diventati essi stessi una preziosa memoria della memoria. La comunità che ruota attorno al progetto si è sviluppata anche sul web, dove la pagina Facebook del Cantiere della Memoria conta oggi oltre 6.500 follower che seguono e condividono contenuti, video e approfondimenti. Un passaggio importante nella crescita dell'iniziativa è arrivato nel 2018, quando il progetto culturale è stato adottato dall'Associazione La Nave di Carta, che ne ha ampliato le attività e la capacità divulgativa. Un ulteriore salto di qualità si è concretizzato nel 2023 grazie al rinnovamento multimediale dello spazio espositivo, frutto della collaborazione con docenti e studenti dell'Istituto Capellini-Sauro e con Giorgio Pagani di Sfelab, società specializzata nella progettazione e realizzazione di allestimenti museali. Nel corso degli anni mostre, documentari, videostory, incontri e attività didattiche hanno raccontato storie che spaziano dal territorio locale agli oceani del mondo. Sono stati approfonditi temi legati all'emigrazione dei pescatori di San Benedetto, alla vita sull'isola del Tino, ai lavoratori del mare e alle tradizioni marinare del Golfo. Accanto alle storie locali hanno trovato spazio alcune delle più affascinanti imprese della marineria e dell'esplorazione italiana. Tra queste la traversata atlantica del Destriero, la spedizione polare del dirigibile Italia, le navigazioni di Fabio Vespa a Capo Horn, i viaggi di Barca Pulita nelle isole più incontaminate del pianeta, le esplorazioni subacquee dedicate alla ricerca di reperti archeologici e le operazioni di soccorso della nave Margaret.
Grande attenzione è stata dedicata anche alle imbarcazioni che hanno segnato la storia del mare italiano. Tra le protagoniste delle esposizioni figurano il Palinuro, l'Amerigo Vespucci, il Dragun di Camogli, Nella – la decana delle barche del Palio del Golfo – e numerose altre “signore del mare” celebrate in occasione di importanti anniversari. Particolarmente significativo è stato il successo della ricerca dedicata ad Agostino Straulino. L'interesse suscitato dalla mostra ha portato la Lega Navale Italiana a promuoverne l'itineranza nelle proprie sedi, permettendo al lavoro nato alle Grazie di raggiungere un pubblico nazionale. Uno degli aspetti più importanti dell'attività del Cantiere della Memoria è stato il coinvolgimento delle nuove generazioni. Attraverso la collaborazione con scuole, istituti nautici e percorsi formativi, il progetto ha costruito un ponte tra il sapere artigianale del passato e le competenze del futuro, dimostrando che la memoria non è nostalgia, ma conoscenza da trasmettere. Oggi, mentre la nautica guarda sempre più all'innovazione tecnologica, ai nuovi materiali e alla sostenibilità, il Cantiere della Memoria continua a ricordare che ogni evoluzione affonda le proprie radici nel lavoro dei carpentieri navali, dei calafati e dei maestri d'ascia che per secoli hanno costruito barche affidandosi all'esperienza, all'ingegno e all'intelligenza delle mani. Il decennale del Cantiere della Memoria non celebra soltanto uno spazio museale. Celebra una comunità che ha scelto di non dimenticare e che continua a raccontare il mare attraverso le sue storie. Con le radici ben salde nel porto antico delle Grazie e lo sguardo rivolto verso nuovi orizzonti, il progetto continua a navigare nel tempo, dimostrando che custodire la memoria significa anche costruire il futuro.
Angelo Colombo