C'è una frase che accompagna Centouno Navi fin dalla sua fondazione, quasi un manifesto tecnico prima ancora che commerciale: “L'uomo ha da sempre cercato la velocità, sinonimo di vicinanza, di efficienza. Con la velocità tutto ciò che è noia, attesa, lontananza, si riduce drasticamente e grazie alla velocità tutto ciò che è piacere ed esplorazione, si dilata immensamente.
Velocità è avere più tempo.
Ciò è reso possibile dalla scienza, intesa come ricerca, studio, genialità
Per rendere opera d’arte uno yacht e per rendere la velocità confortevole, economica e sicura.
CentounoNavi è questo, è arte, è velocità, è scienza.”
Non è uno slogan costruito dall'ufficio marketing. È il modo in cui l'ingegner Marco Arnaboldi ha sempre ragionato sulle imbarcazioni, e spiega meglio di qualsiasi brochure perché questo cantiere esiste e cosa intende fare nel mercato degli yacht ad alte prestazioni.
Centouno Navi nasce nel 2022 a Viareggio - città che non ha bisogno di presentazioni per chi frequenta la nautica - con un'ambizione precisa: costruire imbarcazioni in cui velocità e comfort non siano in opposizione dialettica, ma due facce della stessa soluzione ingegneristica. Il nome del cantiere non è casuale. Uno-zero-uno: un passo oltre, l'intenzione dichiarata di entrare in una nuova era dell'architettura navale senza portarsi dietro le rendite di posizione del settore.
Per capire Centouno Navi bisogna capire chi c'è dietro. Arnaboldi porta con sé trent'anni di esperienza nel settore e un'eredità familiare tutt'altro che secondaria: negli anni Novanta la sua famiglia ha fondato AB Yachts (AB sta per “Arnaboldi – Ballarini”, i cognomi dei genitori di Marco Arnaboldi), tra i pionieri italiani degli yacht plananti ad alte prestazioni con propulsione a idrogetto. Non un dettaglio decorativo da citare in apertura di presentazione, ma un pezzo di DNA aziendale che si ritrova nelle scelte progettuali di ogni scafo.
Ma c'è un elemento che distingue questo cantiere in modo strutturale. Centouno Navi non è un'azienda nata dalla produzione e cresciuta verso la progettazione. È esattamente il contrario: è il braccio produttivo dello Studio Arnaboldi, uno studio d'ingegneria navale che da decenni progetta scafi per alcuni dei cantieri più esigenti al mondo – Sanlorenzo, Mangusta, Pershing - e che ha una presenza consolidata anche nel settore della difesa a livello internazionale, con clienti come Kongsberg Defence e la Guardia di Finanza italiana.
Tradotto in termini pratici: ogni decisione costruttiva di Centouno Navi nasce da un’esperienza maturata confrontandosi per anni con gli standard più elevati dello yachting internazionale. Arnaboldi, in fondo, è nato come progettista-autore delle barche di famiglia, prima di mettere il proprio talento al servizio di altri cantieri e firmare “partiture” costruite sulle esigenze di armatori e brand diversi. Oggi, con Centouno Navi, è tornato a sviluppare una visione completamente propria: come un compositore che, dopo aver scritto per le più grandi orchestre del mondo, decide di tornare a firmare le proprie sinfonie.
Il pubblico a cui si rivolge Centouno Navi è identificato con una chiarezza insolita per il settore. Non si tratta dell'armatore tradizionale che cerca un oggetto di rappresentanza. Sono persone abituate alle auto ad alte prestazioni - quella fascia di acquirenti che conosce la differenza tra un'auto che “dichiara” 700 cavalli e una che li eroga davvero - e che si aspettano la stessa onestà tecnica quando salgono a bordo di uno yacht.
Non tollerano le bugie tecniche, quelle affermazioni di marketing che promettono cose fisicamente impossibili. E non si accontentano di uscire dal porto navigando a 20-25 nodi di crociera tra le onde del traffico, aggrappati ai corrimani con l'acqua in coperta.
L'esempio che il cantiere usa per spiegare questa filosofia è concreto: un Vespro 55 che consente di fare colazione al Sénéquier a Saint-Tropez e pranzare tre ore dopo al La Ferme sull'isola di Cavallo, consumando 6,5-7 litri a miglio. Oppure di raggiungere Portofino da Monaco in due ore, in totale relax, asciutti. Centouno Navi chiama questo “libertà”. È una parola grande, ma in questo contesto ha un contenuto tecnico preciso.
Il cantiere ha inoltre scelto di mantenere volumi produttivi volutamente contenuti. Non per impossibilità di scala, ma perché la selezione è parte integrante del brand. In un mercato dove abbondano le dichiarazioni di leadership e innovazione prive di sostanza, costruire pochi yacht - ognuno diverso dagli altri - e lasciar parlare le imbarcazioni è una scelta di filosofia imprenditoriale prima ancora che commerciale.
Come si costruisce uno yacht che naviga a 56-60 nodi mantenendo un comfort che non è un compromesso? La risposta di Centouno Navi si articola su quattro elementi distinti, tutti interdipendenti.
La leggerezza dello scafo. La costruzione utilizza un sandwich composito ibrido - carbonio, fibra di vetro, resina vinilestere su base epossidica, anima in PVC ad alta densità - che produce uno scafo con un peso inferiore del 30% rispetto ai competitor diretti, a parità di dimensioni, robustezza e rigidità. La conseguenza diretta è l'assenza di paratie strutturali fisse nella maggior parte dello scafo: un vantaggio ingegneristico che diventa, come vedremo, anche un vantaggio commerciale. La fisica qui non è negoziabile: meno peso significa meno energia necessaria per raggiungere velocità elevate, e quindi meno vibrazioni, meno rumore, meno consumi.
La propulsione a idrogetto. Abbinata a motori MAN V8 sul Vespro 55, elimina il problema dell'elica tradizionale. Niente vibrazioni trasmesse allo scafo attraverso gli assi, niente rumore strutturale a frequenze basse. L'assenza di appendici immerse contribuisce inoltre a mantenere la carena pulita, riducendo la resistenza all'avanzamento, mentre la spinta direzionabile garantisce una manovrabilità più pronta e precisa rispetto a un sistema elica-timone convenzionale.
L'aerodinamica come dettaglio estetico funzionale. Decenni di studi CFD si traducono in soluzioni che l'armatore non nota finché non le sperimenta. L'hard top del Vespro 55, per esempio, non è semplicemente un tetto. È un elemento di design caratterizzante - il parabrezza integrato nella struttura, scompare otticamente nella linea - che attraverso i suoi montanti convoglia l'aria dinamicamente verso la sala macchine, migliorando la ventilazione naturale e riducendo il surriscaldamento in coperta durante la navigazione ad alta velocità. È l'esatto contrario del dettaglio estetico che non serve a nulla.
La personalizzazione senza vincoli strutturali. Qui la costruzione a sandwich rivela il suo secondo vantaggio. In assenza di paratie strutturali fisse, il layout interno è modificabile al 100%. I mobili vengono realizzati internamente su misura, in materiali alleggeriti sviluppati dallo Studio Arnaboldi. Non si tratta di scegliere tra configurazioni predefinite: si co-progetta l'interno. È personalizzazione nel senso tecnico del termine, non nella declinazione commerciale spesso abusata per conquistare il cliente.
Il punto più controintuitivo o se si preferisce paradossale della proposta di Centouno Navi, riguarda la sostenibilità. La domanda che viene spontanea - come si conciliano 60 nodi con il rispetto per il mare? - ha una risposta che parte dalla fisica, non dal reparto comunicazione.
La leggerezza dello scafo, combinata con l'efficienza delle linee d'acqua, riduce in modo drastico la resistenza idrodinamica. Le onde generate da uno scafo in movimento sono la visualizzazione diretta dell'energia sprecata per spostare l'acqua invece dell'imbarcazione. Meno resistenza significa meno gasolio bruciato, meno CO2 prodotta, meno energia dissipata in turbolenza inutile. Il cantiere dichiara un'emissione di CO2 fino al 50% inferiore rispetto a yacht di categoria equivalente: una cifra che, in questo contesto, è la conseguenza diretta della leggerezza e dell'efficienza idrodinamica, non un obiettivo di marketing.
L'idrogetto contribuisce su un altro fronte: l'impatto sulla fauna marina. L'acqua entra da un intake a filo dello scafo e viene accelerata ed espulsa. Niente eliche rotanti sotto la carena, niente rischio per cetacei o tartarughe, niente risucchio di larve nelle zone di riproduzione. Non è un dettaglio secondario in un Mediterraneo sempre più regolamentato.
Il cantiere utilizza inoltre materiali prevalentemente riciclabili - senza farne oggetto di campagne pubblicitarie. “Fast is Green”, in questo senso, non è uno slogan: è semplicemente ciò che accade quando si costruisce bene.
Il modello di lancio per Centounonavi è stato il Vespro 55, 17 metri, una taglia che il mercato degli yacht sportivi conosce bene. I numeri: 56 nodi di velocità massima – oltre 100 km/h - 350 miglia nautiche di autonomia, consumi medi di 6,5 litri a miglio. Non è un day cruiser che naviga veloce per caso: è un'imbarcazione progettata per attraversare il Mediterraneo a velocità sostenuta. Esistono già tre unità vendute, due delle quali acquisite direttamente sulla carta, senza che l'armatore avesse mai visto il modello reale. In un mercato dove gli armatori non si affidano alla buona fede, questo dato racconta la reputazione consolidata dello Studio Arnaboldi prima ancora della prima consegna.
Il Vespro è disponibile in due varianti. La versione originale amplia gli spazi sottocoperta con un'impostazione più mediterranea: divani generosi, volumi abitativi, atmosfera. La versione walkaround sposta l'enfasi sulla vivibilità di prua e sulla continuità tra interno ed esterno. Stesso scafo, due interpretazioni di utilizzo.
In sviluppo ci sono altri modelli. L'Aria - tecnicamente un motoryacht di 23,95 metri di lunghezza - è un caso progettuale interessante: la scelta di restare sotto la soglia dei 24 metri non è estetica ma operativa. Le nuove regolamentazioni comunitarie sull'ancoraggio, introdotte progressivamente tra il 2019 e il 2021 per la tutela della Posidonia oceanica, impongono restrizioni severe agli yacht superiori ai 24 metri nelle baie, nelle aree con campi boa e in alcune delle destinazioni più frequentate del Mediterraneo occidentale - in particolare Costa Azzurra e Corsica. Rimanere sotto quella soglia significa garantire all'armatore una libertà di utilizzo concreta nelle acque che contano davvero.
Il Forza 100 rappresenta la declinazione più estrema della filosofia del cantiere: yacht sportivo pensato per superare i 60 nodi, con un'ispirazione dichiarata al mondo del motorsport. L'Eterea 140 è invece il superyacht visionario che definisce dove Centouno Navi vuole arrivare nel lungo periodo.
Centouno Navi si propone quindi come interlocutore tecnico per l'armatore moderno che ricerca una barca con requisiti diversi, per molti versi unici. Ha il know-how - costruito in trent'anni di ingegneria navale ai massimi livelli - per tradurre le richieste estetiche in prestazioni misurabili, e le prestazioni misurabili in esperienze che si sentono nel corpo quando si è in mare. Emozioni allo stato puro
Il Vespro 55 è il punto di partenza. Ma il progetto intellettuale è più ampio, e si regge su una coerenza progettuale che non dipende dalle mode del settore. Personalizzazione reale, materiali hi-tech, rispetto per il mare: non perché sia politicamente corretto dirlo nel 2026, ma perché è l'unico modo di costruire imbarcazioni ad alte prestazioni che oggi abbiano senso e che durino.