LA SPEZIA – All’ultima edizione del Blue Design Summit il chief operating officer di Rossinavi Federico Rossi ha illustrato la visione dell’azienda su design, tecnologie e sostenibilità.
Press Mare lo ha intervistato
PM - Qual è il vostro punto di vista nei confronti dello scenario attuale della nautica su questi aspetti?
FR - Onestamente la sfida è proprio comprenderlo, perché noi tante novità e ispirazioni le prendiamo da altri settori. La nautica da diporto in realtà non fa una reale innovazione, non fa neanche trend. Sono le navi che portano davvero le nuove tecnologie, soprattutto sul fronte dei consumi, poi ci sono il mondo dell'automobile e quello dell'industria.
PM - Rossinavi come si colloca?
FR - Quello dove abbiamo investito maggiormente dal 2016 fino ad oggi, realizzando tre imbarcazioni con questa tecnologia, è il power management. Noi abbiamo delle barche su cui l’Intelligenza Artificiale monitora tutto quello che accade e riduce i consumi. Ed è stato già un gran bel traguardo perché, per dare dei numeri, un'imbarcazione da 500 GT attraversa l'Atlantico utilizzando di solito circa 55-60 mila litri di gasolio, mentre la nostra ultima imbarcazione, che ha ottimizzato al meglio questi parametri, e ne ha usato soli 15 mila, cioè un quarto. Utilizzando invece tecnologie standard, come nuove forme di carena e appunto un power management ben strutturato, riusciamo a risparmiare il 50%.
PM – Ora su cosa state lavorando?
FR – Principalmente sui nuovi carburanti, perché la sfida è quella. Ne stiamo sentendo di tutti i colori, anche cose che fino a qualche anno fa potevano sembrare incredibili come yacht ad energia atomica, che è un’opzione in ballo. Però ritengo che i primi passaggi verranno da carburanti più gestibili alimentati a fuel cell, con la generazione dell'energia da realizzare tramite cambiamento chimico invece che combustione. Io penso che questo sia il futuro e una di queste soluzioni potrebbe essere il metanolo.
PM - Sui carburanti si è detto diverse volte che la nautica seguirà un po' le scelte che verranno fatte nel mondo dello shipping, è d’accordo?
FR - Come industria siamo un po' alla finestra, è una decisione che non può imporre la nautica perché non riesce ad avere i numeri, soprattutto i superyacht, perché sono pochi. È più facile che possa arrivare qualcosa nelle barche più piccole, che fanno numeri molto più alti. Dallo shipping arrivano tanti stimoli, ma le navi sono macchinari enormi, di tipo industriale. La miniaturizzazione per lo yachting è una cosa complicata, perché noi veniamo da un’esperienza negativa di questo tipo fatta l'anno scorso: abbiamo provato a miniaturizzare una fuel cell, ma non funziona, per renderla funzionale serve farla viaggiare a delle temperature troppo alte e alla fine è rimasto un esperimento come tanti. Ma è normale, chi fa innovazione è abituato più al fallimento che al successo.
PM – Ci fa una fotografia del cantiere oggi?
FR – A gennaio abbiamo consegnato il 53 metri Heed. Ora stiamo andando avanti, pianifichiamo di avere due consegne l'anno, con ordini acquisiti fino al 2030, quindi avremo scadenze costanti. Una delle prossime barche sarà davvero rivoluzionaria, ma ne parleremo quando lo metteremo in acqua
Riccardo Masnata