I rumors circolati ieri negli ambienti finanziari e industriali relativi all’ingresso diretto di una banca cinese nell’azionariato Ferretti Group hanno trovato questa mattina conferma sulle pagine di Milano Finanza. Secondo quanto riportato dal quotidiano economico, Bank of China avrebbe acquistato 6.734.120 azioni ordinarie del gruppo forlivese, pari all’1,989% del capitale, rafforzando così il fronte vicino all’azionista di maggioranza Weichai alla vigilia dell’assemblea chiamata a rinnovare il consiglio di amministrazione. L’assemblea degli azionisti, in programma domani, dovrà decidere quale lista guiderà il gruppo nel prossimo triennio. Da una parte vi è quella presentata da Ferretti International Holding-Weichai, oggi azionista con il 39,51%; dall’altra quella sostenuta dal socio ceco KKCG Maritime, che attraverso il veicolo Azur AS detiene il 23,23% del capitale e ha indicato Alberto Galassi come candidato CEO.
Secondo la ricostruzione, nelle ultime settimane diversi soggetti cinesi o collegati all’ecosistema Weichai avrebbero incrementato la propria presenza nel capitale Ferretti mantenendosi sotto la soglia del 3%, limite oltre il quale scatterebbero gli obblighi di comunicazione alla Consob. Oltre alla quota acquisita da Bank of China, ci sarebbe anche il rafforzamento della partecipazione di AdTech Advanced Technologies AG, società svizzera fondata da Julian G. Kiss, già azionista del gruppo e ora salita al 2,8%. Kiss è stato in passato amministratore non esecutivo di Weichai Power e ha pubblicamente parlato di una collaborazione ventennale con il gruppo cinese.
Sempre secondo le ricostruzioni emerse nelle ultime ore, quote minori sarebbero state accumulate anche da Wealth Strategy Holding di Hong Kong e da Yanjan International, contribuendo a consolidare un nucleo di investitori vicini all’azionista di maggioranza. La partita sulla governance del gruppo nautico assume così una valenza che va oltre il semplice confronto assembleare. Sullo sfondo resta infatti il tema del possibile utilizzo del Golden Power da parte del Governo italiano, già evocato nei giorni scorsi attraverso un’interrogazione parlamentare presentata dal deputato leghista Alberto Gusmeroli. Il dossier Ferretti è inoltre entrato nel radar del Copasir nell’ambito dell’attenzione crescente verso gli investimenti cinesi in asset ritenuti strategici. Il parallelo più citato è quello di Pirelli. Anche nel caso Ferretti, il nodo non riguarda soltanto la presenza dell’azionista cinese, ma il possibile consolidamento di un controllo di fatto sulla governance di un gruppo che opera anche attraverso la divisione Security & Defence, attiva nella fornitura di unità navali veloci e sistemi destinati a marina militare, guardie costiere e forze di polizia.
Particolare attenzione viene posta anche alla composizione della lista presentata da Weichai. Secondo alcune ricostruzioni giornalistiche, diversi candidati al board avrebbero legami operativi diretti con il gruppo cinese. Tra questi vengono indicati Tan Ning, Jin Zhao e Zhang Xiaomei, quest’ultima attualmente attiva nel dipartimento legale e compliance dell’Overseas Marketing Center di Weichai.
Sul fronte opposto, la lista KKCG ha ottenuto il sostegno dei proxy advisor ISS e Glass Lewis, che hanno raccomandato agli azionisti di votare il progetto guidato dal gruppo ceco. ISS ha definito la proposta “l’opzione migliore per garantire continuità strategica e gestionale”, apprezzando anche l’ipotesi di allargamento del consiglio a dieci membri.
Nel frattempo Alberto Galassi, intervenuto nei giorni scorsi sempre su Milano Finanza, ha delineato le possibili direttrici industriali del gruppo in caso di conferma alla guida di Ferretti. Il focus resterebbe sulle operazioni di M&A in Europa, in particolare tra Germania e Olanda, con l’obiettivo di rafforzare capacità produttiva e presenza nei segmenti superiori ai 30 metri, area che secondo Galassi rappresenta il futuro del mercato tra made-to-measure e superyacht.
La vigilia dell’assemblea conferma quindi come il confronto attorno a Ferretti non riguardi più soltanto gli equilibri societari interni, ma abbia ormai assunto una dimensione industriale, finanziaria e geopolitica molto più ampia.