Ted Turner, il “pirata” che trasformò l'America's Cup del 1977 in un manifesto del suo carattere

06/05/2026 - 16:52 in Sport by Press Mare

Quando oggi si ricorda Ted Turner - la notizia della sua morte è stata data poco fa dalla Turner Enterprises - il pensiero corre inevitabilmente alla CNN, all’impero mediatico costruito negli Stati Uniti e alla figura dell’imprenditore visionario capace di cambiare il modo di fare televisione. Ma nel mondo della vela il suo nome resta legato soprattutto all’America’s Cup del 1977, vinta a Newport al timone di Courageous, in una delle difese più nette e dominanti dell’epoca moderna

Turner arrivò a quella campagna con la reputazione di uomo difficile da controllare, impulsivo, competitivo fino all’eccesso. Il New York Yacht Club stesso guardava con diffidenza quel quarantenne del Sud, soprannominato “The Mouth of the South”, temendo che non rappresentasse l’immagine tradizionale del club. Eppure proprio quel carattere aggressivo e anticonformista si rivelò decisivo. La sua forza non fu soltanto nella conduzione della barca, ma nella capacità di costruire un sistema competitivo totale: scelta delle vele, attenzione ossessiva ai dettagli, gestione dell’equipaggio e soprattutto tattica. Turner comprese prima di molti altri che, nei 12 Metri, le differenze di velocità erano minime e che le regate si sarebbero vinte soprattutto nelle scelte strategiche e nella pressione psicologica sull’avversario.

Con Gary Jobson alla tattica, Turner trasformò Courageous in una macchina quasi perfetta. Durante le selezioni dei defender americani perse una sola regata su undici, imponendosi contro Enterprise e Independence con una continuità impressionante. La sua capacità di leggere i salti di vento a Newport diventò uno dei temi centrali di quell’estate. In finale trovò l’Australia di Alan Bond e del progettista Ben Lexcen, una sfida che già lasciava intravedere la rivoluzione australiana che sarebbe culminata sei anni più tardi con Australia II. Ma nel 1977 gli americani erano ancora superiori.  Turner vinse 4-0, controllando la serie dall’inizio alla fine. In ogni regata Courageous riuscì a imporre la propria posizione di bolina e, soprattutto, la propria superiorità tattica nelle fasi decisive.

Il successo del 1977 rappresentò molto più di una semplice vittoria sportiva. Fu il momento in cui Ted Turner divenne un personaggio globale. Il New York Times scrisse che era “passato da famoso a superstar”, mentre il mondo della vela scopriva una figura diversa dai tradizionali gentleman della Coppa America: più istintiva, più mediatica, più aggressiva. A distanza di anni, Gary Jobson ricordò come quell’equipaggio si sentisse considerato outsider nonostante i risultati. E lo stesso Turner sintetizzò quell’estate con una frase rimasta celebre: “Eravamo un equipaggio di veri vincenti”.

Nel racconto della lunga storia dell’America’s Cup, Ted Turner rimane così: non soltanto un armatore o uno skipper vincente, ma il simbolo di una fase in cui la competizione iniziò a uscire dall’élite tradizionale per entrare definitivamente nell’era moderna, fatta di personalità forti, comunicazione, tecnologia e pressione competitiva totale.

Dalla vela ai media globali

Robert Edward Turner III, nato il 19 novembre 1938 e morto oggi, 6 maggio 2026 all’età di 87 anni, come detto è stato anche una delle figure più influenti dell’industria televisiva statunitense. Nel 1980 fondò CNN, primo canale all-news via cavo attivo 24 ore su 24, dopo avere costruito il Turner Broadcasting System a partire dall’attività di cartellonistica pubblicitaria ereditata dal padre e dall’acquisto, nel 1970, di una stazione UHF ad Atlanta. A Turner si devono anche lo sviluppo di WTBS, tra le prime “superstation” della televisione via cavo, e la nascita di reti come TNT. La sua attività si estese inoltre allo sport professionistico, con la proprietà degli Atlanta Braves, vincitori delle World Series nel 1995 durante la sua gestione, e con il lancio dei Goodwill Games. La stessa personalità che a Newport lo rese un avversario difficile da contenere — aggressivo, diretto, spesso controverso — gli valse negli Stati Uniti soprannomi come “The Mouth of the South”. Ma Turner fu anche un filantropo di grande scala: donò un miliardo di dollari per sostenere le Nazioni Unite, contribuendo alla nascita della United Nations Foundation, e nel 2001 cofondò con Sam Nunn la Nuclear Threat Initiative, dedicata alla riduzione dei rischi nucleari, chimici e biologici. 

Negli anni dedicò inoltre una parte rilevante del proprio patrimonio a cause ambientali e alla conservazione, diventando uno dei maggiori proprietari terrieri privati degli Stati Uniti e utilizzando molte delle sue proprietà anche per programmi legati al bisonte americano. In questo profilo, la vittoria dell’America’s Cup 1977 non appare come un episodio laterale, ma come una chiave di lettura del personaggio: Turner affrontò la vela, i media, lo sport e la filantropia con lo stesso tratto competitivo e non convenzionale.

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