Governance Ferretti: equilibrio tra KKCG e Weichai, si prospetta una vittoria di "corto muso"

21/04/2026 - 12:36 in Editoriale by Press Mare

Si avvicina a un punto di equilibrio il confronto assembleare per il rinnovo del consiglio di amministrazione di Ferretti Group. Da un lato il gruppo cinese Weichai, attraverso Ferretti International Holding, che controlla circa il 39,2% del capitale; dall’altro KKCG Maritime che, dopo l’OPA parziale, è salita al 23,23% e ipotizzando alleanze con gli altri principali investitori del Gruppo, può contare su un potenziale allargamento del fronte fino a circa il 38,5%.

Sul piano dell’azionariato, il fronte KKCG potrebbe contare, oltre che sulla propria quota e su quella di BNK Holding, anche sul possibile supporto di altri soci. Tra questi Danilo Iervolino, sceso recentemente al 4,96%, e la famiglia Bombassei, con circa il 2%. A questi potrebbero aggiungersi le quote detenute da Biglari Holdings, riconducibile a Sardar Biglari, con una partecipazione stimata tra il 3% e il 4%. In caso di convergenza, il blocco si avvicinerebbe al 38,5%, rendendo l’esito assembleare aperto. In questo scenario, il voto dei fondi istituzionali presenti nel capitale potrebbe risultare determinante.

Fatto salvo risulti realmente così, la differenza fra le due compagini sarebbe dello 0,7% a favore di FIH. Nell'ippica ma ormai anche nel calcio, verrebbe definita una vittoria di "corto muso", per centimetri, che però farebbero tutta la differenza fra arrivare primo o secondo, cioè perdere. Ma sarà realmente così? Questa storia, che sta appassionando l’intero mondo della yacht industry, nel percorso che la sta portando all’epilogo del 14 maggio, quando si insedierà il nuovo CdA del Gruppo Ferretti, ha già arricchito le cronache con diversi colpi di scena che l’hanno resa avvincente quasi come la trama di un film: ingresso di nuovi investitori, acquisizioni e cessioni di quote, prese di posizione con dichiarazioni di fiducia e/o sfiducia, hanno creato tanta aspettativa e altrettanta incertezza su chi alla fine prenderà il controllo: il nuovo che avanza, KKCG Maritime, che ripropone parte dell’attuale CdA formato sotto l’egida Weichai; il passato che rimane, cioè la proprietà cinese, ma con un Cda rivoluzionato. Ragioniamo sulle formazioni in campo.

Entrambi gli azionisti hanno presentato le rispettive liste per il consiglio di amministrazione in vista dell’assemblea del 14 maggio, delineando due approcci alla governance tra loro differenti.

Nella proposta di Ferretti International Holding, i candidati riconducibili all’area cinese risultano prevalenti. Alla presidenza viene indicato Tan Ning, attuale executive director e chief audit executive del gruppo.

La lista include Patrick Sun (indipendente), Stassi Anastassov, Zhang Xiaomei, Federica Marchionni (indipendente), Jin Zhao, Zhu Yi (indipendente), Donatella Sciuto, rettore del Politecnico di Milano, e Marina Berlinghieri (indipendente).

Non viene indicato un candidato alla carica di amministratore delegato. Ieri, leggendo i profili dei manager proposti dall’azionista di riferimento cinese, avevamo ipotizzato il nome di Stassi Anastassov, già CEO di Duracell, ma al momento non esistono né rumors in merito, tantomeno indicazioni ufficiali. Abbiamo anche scritto che è prassi, da parte di Weichai nella gestione delle proprie controllate, di tenere celato il nome del candidato alla carica di amministratore delegato fino alla prima riunione del CdA, per cui è impossibile al momento poter dare un volto alla figura prescelta.

Al di là dei singoli nomi, però, è la natura stessa della lista a rappresentare un elemento di riflessione. Il CdA proposto appare composto prevalentemente da profili istituzionali, finanziari e di governance, con una limitata presenza di esperienze dirette nel settore della nautica o, più in generale, nel comparto del lusso. Ne emerge l’impressione di una governance “tecnica”, potenzialmente orientata alla gestione di processi di riorganizzazione, rafforzamento dei controlli e riallineamento con l’azionista di riferimento.

Da qui una domanda di fondo: il Gruppo Ferretti ha realmente bisogno di una ristrutturazione industriale? Alla luce dei risultati più recenti, il quadro non sembra indicare una criticità strutturale tale da giustificare un cambio di paradigma in questa direzione.

Piuttosto, alcune dinamiche appaiono più riconducibili a temi di prodotto e posizionamento: razionalizzazione di alcune gamme che non hanno performato secondo le attese, rilancio dell’innovazione attraverso nuovi modelli, continuità nello sviluppo stilistico e tecnico che ha storicamente caratterizzato il gruppo. Per far ciò, però, è necessario che a tracciare la strada siano persone capaci ma soprattutto consapevoli di come gira questo mondo.

La nautica da diporto, del resto, mantiene una natura ibrida: non è industria in senso stretto, ma nemmeno artigianato. È un sistema complesso, in cui progettazione, filiera produttiva, supply chain e capacità di interpretare il mercato convivono in un equilibrio delicato. Governarlo richiede competenze specifiche: conoscenza del prodotto, dei processi costruttivi e delle dinamiche della domanda internazionale.

Diversa l’impostazione della lista presentata da KKCG Maritime, che propone la conferma di Alberto Galassi nel ruolo di amministratore delegato e indica Karel Komárek alla presidenza.

Tra i candidati figurano anche Bader Al-Kharafi, imprenditore kuwaitiano la cui holding ha recentemente acquisito una quota rilevante del capitale, Piero Ferrari, vicepresidente del gruppo, e Stefano Domenicali, già consigliere.

La lista, nelle intenzioni dichiarate, punta sulla continuità gestionale e su un rafforzamento della governance attraverso una composizione più equilibrata e indipendente. Nel confronto tra le due proposte, emerge una maggiore coerenza con il percorso industriale e con il DNA storico dell’azienda, costruito su prodotto, brand e sviluppo della gamma.

L’assemblea del 14 maggio non rappresenta solo un passaggio formale di rinnovo del consiglio, ma un momento di definizione dell’indirizzo strategico del gruppo. Il confronto non è soltanto tra due liste, ma tra due visioni: da un lato una governance a forte impronta finanziaria e di controllo, dall’altro un approccio più radicato nelle logiche industriali e di prodotto. Una scelta che potrebbe incidere in modo significativo sull’evoluzione futura di Ferretti nel mercato globale della nautica di alta gamma.

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