Dopo aver affrontato i temi "refit come industria" e "refit e sostenibilità", Alfonso Postorino torna sul tema del refit di grandi yacht, analizzando il contributo delle imprese artigianali rappresenta uno degli elementi strutturali del modello produttivo italiano. Grande esperto del settore e della yacht industry, evidenzia come l’equilibrio tra organizzazione industriale e competenze manuali specialistiche continui a costituire un fattore determinante per qualità, flessibilità ed efficienza della filiera. Di seguito il suo contributo.
L’industria italiana della costruzione e refit di grandi yacht vive e prospera grazie ad un approccio ibrido “industriale-artigianale”. Secondo il dizionario Treccani l’artigiano è “chi esercita un’attività (anche artistica) per la produzione (o anche riparazione) di beni, tramite il lavoro manuale proprio e di un numero limitato di lavoranti, senza lavorazione in serie.”
In Italia, anche nelle aziende più strutturate che producono imbarcazioni in serie o semi-custom, la presenza di artigiani con specifiche capacità è fondamentale. Si pensi, per esempio, agli installatori di interni, ai tappezzieri, ma anche agli elettricisti e ai meccanici. Spesso si tratta di artigiani a capo di una ditta individuale o con pochissimi dipendenti che lavorano in appalto per il cantiere costruttore o di refit. Ciò è particolarmente vero nel caso del refit. A causa della forte stagionalità di questo settore, i cantieri di refit sono costretti a mantenere una struttura snella, con pochi dipendenti diretti e, al momento del bisogno, fanno largo uso di aziende artigianali esterne in appalto. Questo consente anche di scegliere di volta in volta l’azienda più qualificata per quel lavoro specifico, a tutto vantaggio dell’efficienza e della qualità. A volte invece il rapporto tra cantiere e azienda artigianale diventa particolarmente stretto e l’artigiano finisce con il lavorare quasi esclusivamente per lo stesso cantiere in maniera continuativa. Si instaura un rapporto di fiducia reciproca che facilita le fasi di preventivazione, esecuzione del lavoro e controllo qualità a tutto vantaggio dell’efficienza.
Molti cantieri di refit (ma anche di nuove costruzioni) fanno ricorso sempre alle stesse ditte artigiane per lavori molto specialistici come la stuccatura e la pitturazione degli esterni o la realizzazione degli impianti elettrici di bordo. E’ un modello vincente, che consente grande flessibilità per far fronte alle oscillazioni della domanda. A volte capita che la stessa ditta artigiana faccia ricorso a sua volta al sub-appalto di alcune attività per affrontare un lavoro particolarmente impegnativo o un picco di lavoro.
E’ ovvio però che non sono sempre “rose e fiori”. L’affido di molteplici appalti da parte dei cantieri a ditte artigiane specializzate comporta la necessità di una attenta programmazione e di un controllo efficace.
Diventa cruciale il ruolo del Project Manager o Responsabile di Commessa che si ritrova a dover gestire contemporaneamente le maestranze del cantiere e le diverse ditte in appalto facendo attenzione ad evitare interferenze a bordo.
C’è poi un problema di affidabilità. Le ditte artigianali sono spesso piccole aziende con scarsissima capacità finanziaria e poca cultura imprenditoriale. Capita a volte che “diano buca” per correre dietro a più facili guadagni o, invece, che finiscano schiacciate finanziariamente dalla prepotenza del cantiere committente.
Il settore della nautica in Italia impiega complessivamente e direttamente oltre 28.000 lavoratori dipendenti mentre gli addetti esterni (artigiani o dipendenti di ditte artigianali) superano le 4.000 unità (fonte La Nautica in Cifre 2024). Gli addetti esterni in media lavorano presso i cantieri per un periodo di tempo pari a circa 9 mesi e oltre la metà viene utilizzata per più di 11 mesi all’anno.
Come sempre è opportuno agire con buonsenso, soprattutto da parte del cantiere committente che, in un certo senso, deve accompagnare la ditta artigiana nel suo percorso e aiutarla a superare le eventuali difficoltà. Saper creare una rete di ditte artigianali in appalto è una capacità di cui tutti i cantieri costruttori o di refit hanno un gran bisogno. Solo i migliori riescono nell’intento.
Il successo di questo modello di business risiede nella capacità della ditta artigianale di offrire competenze altamente specializzate che sono richieste da un gran numero di cantieri costruttori o di refit ma che difficilmente questi ultimi possono mantenere all’interno della loro struttura proprio a causa della elevata specializzazione. Facciamo un esempio per capire meglio: un cantiere di refit di medie dimensioni ha bisogno solo saltuariamente di intervenire sulle coperte in teak dei suoi clienti. Non avrebbe senso che si dotasse di una squadra di teakisti per svolgere questo compito. Molto meglio chiamare al momento del bisogno una ditta artigianale che fa solo questo (coperte in teak), farsi fare un preventivo a corpo per il lavoro richiesto, aggiungere il proprio mark-up per coprire i costi generali e fare la propria offerta al cliente finale. In questo modo si riducono i costi sia per il cantiere che per il cliente e il rischio imprenditoriale rimane sulle spalle della ditta artigiana che però, proprio a causa delle sue competenze specialistiche, è l’attore più qualificato.
Purtroppo, ultimamente, le professioni artigiane sembrano non essere di grande interesse per le nuove generazioni. Le scuole professionali sono cambiate rispetto a qualche decennio fa per stare dietro alla nuova domanda di una istruzione più tecnica e meno artigiana. Il risultato è che è sempre più difficile che un giovane si avvicini alla professione artigiana, soprattutto se gravosa, come può essere la professione di saldatore, laminatore o carrozziere. Le ditte artigiane sono costrette a sopperire a questa difficoltà formando direttamente gli artigiani di domani mediante l’affiancamento con lavoratori più esperti. In Italia è ormai assodato che certe professioni, soprattutto le meno qualificate, siano svolte quasi unicamente da lavoratori stranieri. Anzi, possiamo certamente affermare che senza il bacino di manodopera costituito dagli immigrati, tutti i cantieri italiani di nuove costruzioni e di refit sarebbero costretti a interrompere la loro attività.
Quanto detto sin ora rende evidente che un nuovo cantiere di costruzione o refit potrà avere successo solo se localizzato in una area geografica dove sia già presente una rete di aziende artigiane con il know-how adatto. A volte si sente parlare di nuove iniziative in aree prive di tradizione cantieristica ma sono tutte iniziative che partono con un grosso handicap. Avendo i capitali necessari, le infrastrutture possono essere realizzate quasi ovunque ma il personale, che costituisce il vero patrimonio di molti business, non è sempre facilmente reperibile. E per costruire uno yacht o anche per fare un refit non basta la tradizione della cantieristica navale. Ci vuole anche la consapevolezza degli elevatissimi standard qualitativi richiesti da queste attività. Refittare uno yacht non è come riparare una gasiera.
Ecco perché Italia e Olanda hanno un grande vantaggio competitivo rispetto ad altri Paesi quali Croazia, Grecia e Turchia. Ma attenzione, non è un vantaggio incolmabile. Ci vorrà del tempo ma, prima o poi, il “saper fare” si svilupperà anche in questi Paesi.
Il know-how artigianale, infatti, non è un patrimonio genetico immutabile, bensì il risultato di un ecosistema fatto di formazione, esperienza sul campo, contaminazione tra imprese e trasmissione intergenerazionale delle competenze. Dove esiste una domanda crescente e continuativa di servizi di qualità, inevitabilmente si sviluppa anche un’offerta capace di soddisfarla. Nuovi operatori entrano nel mercato, apprendono lavorando al fianco di professionisti più esperti, attraggono manodopera qualificata dall’estero e, nel tempo, consolidano una propria tradizione tecnica.
Per mantenere il vantaggio competitivo, dunque, non è sufficiente fare affidamento sulla storia o sulla reputazione acquisita. Occorre investire costantemente nella formazione professionale, rafforzare il dialogo tra scuole tecniche e imprese, valorizzare socialmente le professioni artigiane e creare percorsi di carriera attrattivi anche dal punto di vista economico. Il rischio, altrimenti, è che l’attuale leadership venga progressivamente erosa non tanto da una minore capacità imprenditoriale, quanto da una carenza strutturale di competenze.
In questo contesto assume un ruolo fondamentale anche l’innovazione tecnologica. L’introduzione di strumenti digitali di progettazione, sistemi di gestione avanzata della commessa, tecnologie di produzione più efficienti e materiali innovativi non sostituisce l’artigiano, ma ne potenzia le capacità. L’equilibrio tra manualità esperta e tecnologia avanzata rappresenta la vera cifra distintiva del modello “industriale-artigianale” italiano. La qualità di uno yacht di grandi dimensioni nasce dall’integrazione armoniosa tra progettazione ingegneristica, processi industriali controllati e interventi artigianali di altissimo livello.
Un ulteriore elemento chiave è la costruzione di relazioni stabili e collaborative lungo tutta la filiera. Cantiere e ditta artigiana non possono limitarsi a un rapporto meramente transazionale basato sul prezzo. Devono invece condividere standard, obiettivi qualitativi, tempistiche e responsabilità. Solo così si crea un sistema resiliente, capace di affrontare le fluttuazioni del mercato e le crescenti richieste di personalizzazione da parte degli armatori.
In definitiva, il successo dell’industria italiana del refit e della costruzione di grandi yacht non risiede esclusivamente nella capacità produttiva dei singoli cantieri, ma nella forza dell’intero ecosistema territoriale: una rete diffusa di competenze specialistiche, una cultura della qualità radicata e una tradizione artigianale che dialoga con l’industria. Preservare e rafforzare questo ecosistema significa investire non solo in infrastrutture e capitali, ma soprattutto nelle persone.
Il settore resta uno dei pochi comparti manifatturieri italiani capaci di coniugare alto valore aggiunto, forte propensione all’export, lavoro qualificato e capacità di creare filiera. Per le micro e piccole imprese significa soprattutto qualità, personalizzazione, refit e allestimenti “su misura”. Proprio queste attività custodiscono competenze che spaziano dalla falegnameria ai compositi, dall’impiantistica alla verniciatura, fino alla meccanica di precisione e all’arredo tecnico. Sono loro a rappresentare il vero valore competitivo.
Per consolidare il trend servono, però, tre leve fondamentali: formazione tecnica e ricambio generazionale, infrastrutture adeguate, semplificazione amministrativa con tempi certi su autorizzazioni, demanio e adeguamenti ambientali.
Perché, in ultima analisi, uno yacht di successo non è solo un prodotto industriale complesso: è il risultato tangibile di migliaia di ore di lavoro specializzato, di mani esperte e di un sapere che, per quanto evolva nel tempo, resta profondamente umano.
Alfonso Postorino