A Marina di Carrara resta alta l’attenzione attorno a The Italian Sea Group, gruppo guidato da Giovanni Costantino e attivo nella progettazione e costruzione di yacht e superyacht full custom.
La novità delle ultime ore è la calendarizzazione dell’incontro tra sindacati e dirigenza per il 3 marzo, un passaggio atteso che potrebbe contribuire a fare chiarezza sul quadro finanziario e sulle prospettive industriali del gruppo. L’appuntamento arriva dopo giorni di tensione e preoccupazione, sia tra i dipendenti sia tra le aziende dell’indotto, terzisti e fornitori di componentistica e accessori.
Ricordiamo che due giorni fa, il 24 febbraio, i lavoratori dello stabilimento di Marina di Carrara si sono riuniti in assemblea, proclamando due ore di sciopero per il 25 febbraio a fine turno.
Il sito apuano rappresenta il quartier generale ma anche la principale facility produttiva del gruppo e occupa oltre 500 dipendenti diretti, con un indotto stimato in circa mille addetti tra lavorazioni in appalto e subappalto.
I rappresentanti territoriali di Fim, Fiom e Uilm hanno espresso «grande preoccupazione» per la situazione aziendale, osservando come l’annunciata iniezione di liquidità da 25 milioni di euro — configurata come finanziamento con scadenza 2032 — abbia consentito il pagamento degli stipendi arretrati, ma non avrebbe risolto le esposizioni verso fornitori e lavoratori dell’indotto.
Ulteriori interrogativi riguardano gli “extra budget”, ovvero gli incrementi dei costi di produzione che avrebbero reso necessario il ricorso a nuova finanza, i citati 25 milioni che l'azionista di maggioranza il fondo GC Holding, controllato dallo stesso Giovanni Costantino, fondatore e presidente del gruppo, ha iniettato per far fronte al momento di crisi. Non è stato reso noto l’ammontare complessivo di tali costi né la loro incidenza sui margini industriali.
Parallelamente, la sindaca di Carrara, Serena Arrighi, ha richiesto la convocazione di un tavolo in Prefettura per favorire il confronto tra le parti e tutelare la continuità occupazionale in un comparto strategico per il territorio.
In questo contesto, tra operatori del settore e osservatori di mercato circolano con insistenza indiscrezioni — allo stato solo voci da Radio banchina — relative a possibili evoluzioni dell’assetto proprietario del gruppo.
Va ricordato che, pur avendo registrato negli ultimi due anni una significativa contrazione della capitalizzazione in Borsa, - 80%, il gruppo controlla marchi storici e riconosciuti nel segmento del superyacht di alta gamma come Perini Navi, Admiral, Tecnomar e Picchiotti, oltre alla linea di unità sportive sviluppate in collaborazione con Lamborghini. Asset che, per posizionamento di mercato, rappresentano elementi di interesse potenziale per operatori industriali e investitori finanziari.
Il valore strategico di The Italian Sea Group è tuttavia legato in misura rilevante anche alle sue infrastrutture produttive. Il cantiere di Marina di Carrara si estende su circa 120.000 m² di area operativa, con 12 slot dedicati a nuove costruzioni di grandi yacht, due bacini di carenaggio e un bacino affondabile con capacità fino a 3.300 tonnellate di dislocamento. Nel medesimo compendio opera anche NCA Refit, attiva nel refit e nelle manutenzioni di unità di grandi dimensioni.
A questi si aggiunge il sito “ex Beconcini” di La Spezia, di circa 30.000 m², entrato nel perimetro del gruppo a seguito dell’acquisizione degli asset industriali provenienti dal fallimento di Perini Navi.
Analogamente, tra gli osservatori si ipotizzano possibili cambiamenti anche a livello manageriale, ma si tratta, anche in questo caso, di valutazioni e commenti di mercato che non trovano al momento conferme formali.
L’incontro del 3 marzo assume dunque un rilievo centrale non solo per chiarire la gestione finanziaria e industriale nel breve termine, ma anche per fornire indicazioni più ampie sulle prospettive del gruppo.
In attesa di elementi ufficiali, il quadro resta in evoluzione, con maestranze, indotto e istituzioni locali che guardano con attenzione agli sviluppi di una vicenda che coinvolge uno dei principali poli italiani nella costruzione di superyacht in acciaio e alluminio.