Dal mito di Charlie Barr al costo delle regate oggi: quanto pesa una stagione in mare

29/01/2026 - 09:03 in Editoriale by Press Mare

Io amo le regate dei superyacht e ancora di più se sono yacht d’epoca. Mi tornano alla mente le storie su Charlie Barr (11 luglio 1864 - 24 gennaio 1911 ), uno dei più famosi skipper di tutti i tempi e le leggende sul suo carattere: Charlie, scozzese di nascita ma americano di adozione, veniva sempre assunto da potenti uomini che potevano permettersi yacht a vela di proporzioni epiche. Ci voleva polso per domare quei mostri e il loro equipaggio. Una volta Barr, al comando di un grande schooner (nave a vela con due alberi: trinchetto e maestra attrezzati con vele di taglio) stava affrontando al timone in regata una violenta burrasca, convocato in cabina dall’armatore che voleva ridurre la velatura, disse al marinaio che gli portava quella notizia di  chiudere in cabina l’armatore dicendogli che aveva assunto Barr per vincere e al diavolo le vele.

Un altra volta, nel 1905, mentre correva per la Kaiser cup attraverso l’Atlantico settentrionale, in dicembre, con un "barchino" a tre alberi da 300 tonnellate, si dice che passeggiasse sul ponte armato di due pistole perché nessun marinaio si azzardasse a mollare una drizza. Nonostante le sollecitazioni l’attrezzatura resse, il Kaiser Guglielmo rimase di poppa e il record (12 giorni e 4 ore) durò 100 anni. Erano altri tempi e come per i miracoli dei santi, non sapremo mai la verità.

Uno dei dati più sfuggenti è quanto spendessero per una stagione di regate i Lipton, il Kaiser o il re Edoardo. Ciò che sappiamo è che oggi una stagione di regate su un superyacht costa milioni. Qualche regata è ai Caraibi, poi Sardegna, Grecia, Ibiza. Migliaia di miglia di trasferimenti, equipaggi numerosi e professionisti, vele sformate dallo sforzo, insomma fare un “budget” diventa estremamente difficile. Un poco più popolare è invece un stagione di regate in Adriatico con una barca di 9 m. Su un 9 metri moderno sette persone possono fare equipaggio.

Prodiere, uomo d’albero, un marinaio alle drizze, due tailer per regolare le vele di prua, un uomo alla scotta randa e il timoniere. Però  è meglio essere in otto, cioè con una riserva, possibilmente tuttofare, che entra in gioco quando manca qualcuno. Ad esempio se si tiene la barca tra Ravenna e Trieste e si partecipa a: un campionato d’inverno, regate zonali, e due o tre lunghe, che comportano anche il trasferimento della barca da e per il campo di regata, abbiamo un impegno di circa un mese, senza contare gli eventuali allenamenti di solito superflui con un calendario così serrato.

Le spese possono essere divise in tre categorie. La prima riguarda il costo di acquisto e manutenzione della barca e il costo del posto barca che sono sulle spalle dell’ armatore o degli armatori. Le spese personali come l’attrezzatura individuale, qualche noleggio di pulmino per trasferimenti a terra, spuntini, caffè ecc. rimangono in capo di chi le effettua. Poi vengono le vere e proprie spese di regata: l'iscrizione, il trasferimento dell'imbarcazione (spesso a motore con acquisto di carburante) il posto barca quando non ci si trova nel marina abituale, che sommate possono arrivare a 2500 €.

In definitiva, per ogni membro di equipaggio costa meno un mese di regate che una settimana bianca. Non è dappertutto così, ma in Adriatico la vela è abbastanza popolare e se ci si accontenta di una barca relativamente piccola (magari usata come un quinta classe IOR o un Mumm 30’) si può fare una splendida stagione di regate senza essere Rockfeller.

Michele Ansaloni

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