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Ad Artemare le barche di Agnelli per i cento anni della sua nascita

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L'ultimo yacht di Gianni Agnelli non completato
L'ultimo yacht di Gianni Agnelli non completato

12 marzo 1921 nasceva Gianni Agnelli e Artemare Club ricorda i cento anni dalla sua nascita con un manifesto riportante tutte le sue barche che dimostrano la sua passione per il mare, perchè  dell’Avvocato è stato detto e scritto di tutto, sia durante la sua vita, sia dopo la sua morte, come uomo, come imprenditore, come padre e come padrone della Fiat e della Juventus, ma è stato anche uno dei personaggi più famosi dello yachting moderno, uno dei pionieri e questo manifesto è il tributo da parte dell’Associazione di Porto Santo Stefano al grande uomo di mare che ha sempre apprezzato la marineria del luogo per l’abilità e la competenza, unite alla totale affidabilità e alla semplicità di carattere dei suoi membri.

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Il Manifesto di Artemare Club con tutte le barche di Gianni Agnelli
Il Manifesto di Artemare Club con tutte le barche di Gianni Agnelli

Gianni Agnelli nasce a Torino il 12 marzo 1921, secondo di sette fratelli, da giovane passa lunghe stagioni estive a villa Costanza a Forte dei Marmi, manifestando la passione per il mare e per le barche, giocando spesso in acqua con modellini a vela. A 8 anni conosce il primo grande yacht, l’Emilia, uno Sloop Marconi 12m SI che il nonno Giovanni aveva commissionato al Cantiere Costaguta di Genova Voltri, per destinarloal genero, ingegnere Carlo Nasi, appassionato yachtsman, olimpionico a Parigi nel 1924, poi divenuto presidente della FIV. Gianni Agnelli da adolescente partecipa spesso alle regate su barche di sei metri a deriva mobile. Ha appena 14 anni quando suo padre Edoardo muore tragicamente in un incidente aereo e questo lo porta a stringere un legame strettissimo con il nonno, che scompare nel 1945. Nello stesso annoperde anche la sua amatissima mamma Virginia Bourbon del Monte. Presta servizio militare come ufficiale di Cavalleria durante la Seconda Guerra Mondiale nelle campagne di Russia e in Africa del Nord. Nel 1950, a 29 anni, Gianni Agnelli acquista il suo primo mezzo nautico, il Kum, un motoscafo veloce costruito in America e dopo tre anni, nel 1953, lo sostituisce con il Government, un altro motoscafo costruito nei Cantieri Baglietto di Varazze. Lo stesso anno convola a nozze con Marella Caracciolo di Castagneto che gli dà due figli, Edoardo e Margherita. Questo è il periodo della sua vita mondana, il suo stile fa scuola e tanti si sforzano di imitarlo. È della metà degli anni ‘50 la prima vela dell’Avvocato, il Tomahawk, un 12 metri stazza internazionale, costruito nel 1939 da Camper & Nicholson. Nel 1958 possiede il motoscafo di 9,5 metri del Cantiere Baglietto denominato Leopolda per ricordare il nome della villa comprata a Villefranche sur Mer – di recente acquistata dall’oligarca russo Roman Abramovich. Nel 1959, Agnelli acquista Agneta, barca a vela disegnata e costruita dallo svedese Knud Reimers nel 1951, uno yawl lungo 25 metri con le caratteristiche vele rosso cupo, la tiene per 25 anni disputandoci diverse regate veliche per poi rivenderla ai fratelli Donà delle Rose. Nel 1963 viene nominato amministratore delegato della Fiat e arriva il primo yacht a motore il G.A. Trenta, costruito nei Cantieri Baglietto di Varazze, con il nome composto dalle iniziali dell’Avvocato e dalla velocità massima che raggiungeva. Nella prima metà degli anni ’60 Gianni Agnelli decide di gareggiare nelle competizioni offshore, con il motoscafo Ultima Dea, un bolide rosso Ferrari con tre motori Maserati, al timone del quale l’Avvocato si lancia a 50 nodi di velocità sulle acque della Manica per vincere la più famosa gara motonautica del mondo, la Cowes-Torquay, ma purtroppo viene squalificato per non aver doppiato una boa, peraltro invisibile. Partecipa anche alla Viareggio-Bastia-Viareggio ma non conclude il percorso per problemi ad uno dei motori Maserati. Qualche anno ci torna gareggiando senza successo con Ultima Volta, motoscafo offshore con il nome profetico che segna il suo abbandono delle grandi corse sul mare, gareggiando un paio di volte alla Viareggio-Bastia-Viareggio. Nel 1966 assume l’incarico di Presidente della FIAT, nel 1967 diventa presidente dell’editrice “La Stampa” e due anni dopo entra in partecipazione alla Ferrari. Quell'anno Sonny Levi costruisce per l’Avvocato il G.A. Cinquanta neii Cantieri Delta di Anzio, un fast commuter che filava a 55 nodi sotto la spinta di quattro Vulcano BPM. Nel 1971 Gianni Agnelli si invaghisce di Capricia, barca a vela lunga 22 metri, costruita a Stoccolma nel 1963 dallo stesso proprietario di Agneta e l’acquista e la usa per 22 anni; nel 1993 la regala alla Marina Militare che ne fa una imbarcazione scuola. Dal 1974 al 1976 è presidente di Confindustria, nel 1981 compra Adagio, un altro veloce motoscafo cabinato tipo Cigarette, costruito nei Cantieri Delta di Fiumicino. Lo yacht che userà di più, specialmente per lunghe navigazioni, arriva nel 1983 si chiamerà F100, lungo 32,8 metri, costruito nei cantieri CNR di Ancona, progettato da Gerhard Gigenast. Gianni Agnelli è stato pioniere anche della Coppa America con la mitica barca Azzurra degli anni ‘80, progettata dall’architetto Vallicelli per la sfida italiana alla Coppa America in collaborazione con il principe Karim Aga Khan, presidente e fondatore dello Yacht Club Costa Smeralda, e altri sponsor. Già nel 1962 l’Avvocato e Beppe Croce andando negli Stati Uniti sondano il terreno per la partecipazione italiana alla “regata delle regate” e Agnelli conta sull’amicizia con John Fitzgerald Kennedy per essere ammesso, ma i rappresentanti dell’establishment nautico americano sono irremovibili, ritenendo l’Italia non in possesso di adeguate tradizioni marinare a vela. Così, vent’anni dopo, Azzurra è la vela che per la prima volta fa sognare l’America’s Cup, regatando sino alle semifinali della Louis Vuitton Cup; in quella edizione vince la barca australiana, ma in Italia “diventano tutti velisti”. Gianni Agnelli continua a seguire la Coppa America nel 1987 con la seconda partecipazione di Azzurra, dieci anni dopo tifa per il Moro di Venezia e ancora nel 2000 si reca in Nuova Zelanda, per seguire da vicino alcune delle regate di Luna Rossa. Nel 1986 l’Avvocato acquista Volture, motoscafo potentissimo costruito in Australia che diventa il tender per il suo F100. Il 1988 vede la nascita del maxi yacht Extra Beat costruito per l’Avvocato in Germania dal cantiere Abeking & Rassmussen su progetto dell’argentino German Frers, lungo 36 metri, con un albero alto 49 metri. Mai prima di allora uno scafo era stato dotato di un timone così grande, interamente costruito in alluminio e carbonio e nessuna barca aveva mai avuto una capacità di pompare sei tonnellate d’acquanelle cisterne di zavorra da un lato all’altro in meno di 60 secondi. Nel 1991 viene nominato Senatore a vita e nel 1992 c’è la sfida al mare con il Destriero, che corre nell’Atlantico con un record ancora oggi imbattuto, per riportare il Nastro Azzurro in Italia. Nel 1995, per tutto l’anno, Gianni Agnelli veleggia al timone di un sessanta piedi con la livrea rossa di nome Winston, in attesa della nuova barca in costruzione che arriva nel 1996, lo Stealth, che stupisce l’ambiente dello yachting internazionale,  costruita in Inghilterra da German Frers, tuttora usata dai nipoti John e Lapo Elkann, un “siluro” in composito di 26 metri con un albero di ben 36 metri e con le vele in kevlar-carbonio, darà ad Agnelli la soddisfazione di vincere il Fastnet del 2001 e dominare la regata commemorativa del centocinquantenario dell’America’s Cup. Nel 2000 Gianni Agnelli diventa membro onorario del Comitato Olimpico Internazionale. Nell’ultimo periodo della sua vita, pur fortemente malato e debilitato, commissiona in Germania uno yacht di 47 metri ai Cantieri Lürssen di Bremen- Vegesack nel nord della Germania, costruzione poi sospesa per la sua morte.

Le righe che precedono sono state scritte dal comandante Daniele Busetto che da diversi anni racconta Gianni Agnelli grande uomo di mare, grazie al contributo in amicizia del nipote Lupo Rattazzi, con conferenze, articoli e partecipazioni televisive, che dimostrano l’amore vero e sconfinato dell’Avvocato per il mare e probabilmente se gli impegni glielo avessero permesso, avrebbe trascorso ancora più tempo sulle sue barche e affrontato chissà quante altre sfide e avventure.

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