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Artemare Club: riconoscere le nuvole per andar per mare

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Le nuvole di John Constable
Le nuvole di John Constable

I prossimi mesi Artemare Club li dedica ad imparare ad osservare e riconoscere le nuvole perché “andar per mare” vuol dire conoscere gli elementi che creano sinergie con esso e capire le condizioni meteo-climatiche può essere a volte fondamentale per non ritrovarsi in situazioni critiche. Un validissimo aiuto sarà il volume “Atlante delle Nubi” disponibile, con altri testi in argomento per i soci e simpatizzanti, nella libreria della sede dell’Associazione in corso Umberto 75 a Porto Santo Stefano, testo storico  dall'Istituto Idrografico della Marina ricavato dall’Atlante Internazionale delle Nubi dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale.

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L’osservazione delle nuvole consente la formulazione delle condizioni meteoclimatiche, la stabilità dell’atmosfera, l’arrivo di una perturbazione, la pioggia sono tutti fenomeni che possono essere in qualche maniera previsti utilizzando le nuvole come chiavi di lettura. E’ consuetudine dei marinai prima di salpare dal porto nel portarsi una mano alla fronte e scrutare il cielo, per fare delle previsioni e le nuvole sono il primo elemento valutativo per tanto è bene capire come si formano, che nome hanno e soprattutto quando possiamo fidarci.
Qualche pillola di informazione per far appassionare al loro studio, le nuvole sono date dall’ incontro di aria calda con aria fredda, sono il prodotto del brinamento del vapore acqueo contenuto nell’ atmosfera, costituite sostanzialmente da molecole di acqua allo stato solido o allo stato liquido a seconda delle temperatura che le circonda, formano precipitazioni solo quando diventano sufficientemente grandi e pesanti da cadere giù dalla nuvola. Il principale responsabile della maggior quantità delle precipitazioni alle medie latitudini si chiama processo Bergeron Findelsen nel quale le goccioline d’acqua sopraffuse e cristalli di ghiaccio in una nuvola interagiscono per formare un rapido accrescimento del cristallo di ghiaccio. Due sono le forme caratteristiche di una nube, stratificate o a sviluppo verticale - cumuliformi, le nuvole stratificate si presentano schiacciate o compresse, invece le nuvole cumuliformi sono più allungate, queste due forme sono ulteriormente divise in dieci generi, quattordici specie e nove varietà. Un’altra classificazione più scientifica sta nel riconoscere la nube in funzione della sua altezza rispetto al suolo, da secoli chi va per mare utilizza confrontare l’altezza della base delle nuvole rispetto a dei punti noti, di cui si conosce l’altezza, però per calcolare scientificamente l’altezza di una nube si utilizza uno strumento detto “nefoipsometro”, strumento che certamente non fa parte delle dotazioni di bordo per costi e dimensioni. Nel 1803 l’inglese Howard nella sua pubblicazione “L’evoluzione delle nubi” definì 4 gruppi di nubi come Cirrus, Status, Cumulus e Nembus. Questi nomi tuttora sono utilizzati nella forma italiana come cirri, strati, nembi e cumuli cioè le forme principali di nubi che è bene conoscere. La nuvolosità del cielo è misurabile in okta, con una scala che va da 0 a 9; ogni grado è identificabile con un colore
Nel corso dei prossimi mesi Artemare Club con la propria quadreria e le tante pubblicazioni a disposizione informerà anche delle nuvole rappresentante nei secoli nelle varie forme di arte, perché fin dal Medioevo e soprattutto dal Quattrocento  i cieli sereni delle opere “si annuvolano” grazie agli studi e rappresentazioni verosimili di Leonardo da Vinci  e Albrecht Dürer, poi nel Cinquecento e Seicento le nuvole si fanno teatrali e vorticose con il Barocco e il Manierismo, ma è con l’inizio dell’Ottocento che le nuvole diventano protagoniste della pittura, John Constable è tra i primi artisti “romantici” a dedicarsi allo studio sistematico delle nuvole, sono più di un centinaio i suoi quadri di  nuvole sparsi tra vari musei nel mondo, grandiosità e potenza delle nuvole sono pane quotidiano anche per Joseph Mallord e William Turner,  il romanticismo è tutto un fiorire di nuvoloni e cieli tempestosi anche negli spazi sconfinati di Caspar David Friedrich  o quelli di Gustave Courbet, fino ad arrivare alla fotografia del novecento con Luigi Ghirri, che scatterà una foto al giorno del cielo, ottenendo 365 foto sino a formare un grande pannello di oltre tre metri per due dal titolo “Infinito”.
 
Dulcis in fundo, per godere completamente della bellezza delle nuvole il suggerimento è osservarle ascoltando i versi della sublime poesia di Fabrizio De Andrè del 1990 “Vanno, Vengono e ogni tanto si fermano e quando si fermano …”. Parola di Artemare Club!
 

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