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L’Isola della Libertà, un’isola artificiale a Artemare Club

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La struttura dell'isola delle rose
La struttura dell'isola delle rose

In questo periodo di continui divieti sociali, di zone rosse, di lockdown, Artemare Club ricorda due volumi della sua libreria, a disposizione di soci e simpatizzanti non appena cesseranno le restrizioni anticovid con la riapertura al pubblico della sede nel Corso antico di Porto Santo Stefano, due volumi con una storia di libertà, quella libertà che l’Alto Mare concede ai naviganti, che raccontano il fatto clamoroso quasi incredibile avvenuto negli anni Sessanta, risultato dello spirito libertario e antagonista che caratterizzava quel periodo, “l’Isola delle Rose” realizzata in Adriatico fuori delle acque territoriali italiane, con l’intento di fondare un nuovo Stato e di dare vita a una nuova società in contrapposizione a quella che esisteva nel nostro Paese, più libera.

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L’Isola delle Rose è una bellissima favola realmente accaduta al largo della costa di Rimini, nelle vicinanze di Torre Pedrera ed è la storia narra di un’isola artificiale costruita nelle acque internazionali del Mar Adriatico, progettata nel 1958 e demolita nel febbraio 1969, dopo solo pochi anni dalla sua effettiva apertura al pubblico. L’inventore dell’isolotto fu l’ingegnere di Bologna Giorgio Rosa, da cui il nome “Isola delle Rose” che progettò una palafitta metallica costituita da tubi cavi che potevano essere trasportati con leggerezza e una volta arrivati a destinazione sarebbero stati appesantiti e resi stabili dall’immersione in acqua; il liquido insinuandosi  all’interno dei tubi cavi avrebbe reso la struttura inamovibile edificata a circa 12 km al largo della costa di Rimini, superando di  500 metri il confine italiano del mare, capitando quindi in acque internazionali: una zona di confine che non appartiene a nessuno stato. L’ubicazione nella “terra di nessuno” permetteva di non dover dipendere dalle normative italiane, quindi di avere delle grosse libertà in termini di gestione e realizzazione dell’isola. Il progetto fu redatto ad in tutti i dettagli tecnici e presto approvato dagli organi dirigenti della città di Rimini, in quanto in termini di legge non poteva essere messo in discussione un edificio su acque internazionali, l’ingegner Giorgio Rosa trovò anche i finanziamenti per l’appalto. Il progetto fu presentato come una piattaforma di studio per scoperte scientifiche, ma in realtà l’intenzione dell’ingegnere era quella di creare un piccolo stato indipendente di soli 400 mq con un bar, un piccolo hotel, e una radio libera che potesse diffondere messaggi sessantottini senza censure. La società che costruì l’isola artificiale prese il nome di Società Sperimentale per Iniezioni di Cemento (S.P.I.C.), che lasciava credere che si trattasse di un’innocua piattaforma di studio. La S.P.I.C. faceva capo all’ingener Rosa e a sua moglie Gabriella Chierici. La struttura venne minata nel febbraio del 1969 dai sommozzatori della Marina Militare ma resistette all'esplosivo, si inabissò in fondo al mare con una mareggiata successiva. Così terminò realmente la vicenda della “Repubblica Esperantista dell'Isola delle Rose” che non fu mai riconosciuta da alcuno stato del mondo nel suo breve periodo di vita. Nel luglio 2009 sono stati ritrovati sul fondale marino al largo di Rimini alcuni resti della struttura metallica che è possibile visualizzarlo sulle mappe di OpenStreetMap.

I libri di Artemare Club sono “L’isola e le rose” di Walter Veltroni e il film documentario con lo stesso titolo di Cinematica con il libro di Giuseppe Musilli che svelano interessanti riferimenti storici, la loro lettura serve per conoscere a fondo la storia che sta tenendo in questi giorni migliaia di spettatori incollati allo schermo e attraendone altrettanti attraverso il passaparola con “L'Incredibile storia dell'Isola delle Rose”, il film italiano con protagonista Elio Germano che è uscito su Netflix a inizio dicembre e si è velocemente guadagnato il primo posto tra i titoli più popolari in Italia, insieme all’attenzione della critica cinematografica su scala europea. Una popolarità destinata a crescere a giudicare dal numero di spettatori e recensioni, che lascia ben sperare sulle possibilità che questo film avrà di ottenere importanti riconoscimenti nei prossimi mesi.

Una curiosità, micronazioni simili o ministati come quella creato dal giovane ingegnere bolognese Giorgio Rosa ne esistono attualmente  più di un centinaio sparsi nel mondo, un microcosmo perlopiù di territori autoproclamatosi indipendenti, in moltissimi casi nati da iniziative personali o ristrettissimi gruppi di persone con la pretesa, pressoché mai soddisfatta, di essere riconosciute da governi e organizzazioni internazionali come l'ONU, per esempi dal Principato di Sealand, una piattaforma al largo della costa inglese occupata fin dal 1967 alla Città Libera di Christiania, al nostro Principato di Seborga, dalla Repubblica di Molossia nel deserto del Nevada fino alla più recente proclamata tra Croazia e Serbia, galassia pittoresca che può essre approfondita con la guida Micronations della LonelyPlanet,  disponibile presso l’Associazione.

Artemare Club così ha scelto per fine anno una storia vissuta sul mare, l’impresa di un uomo che ha costruito un mondo nuovo o almeno ci ha provato, ad exemplum di libertà, di quella libertà che è poi il bisogno sempre più sentito di questi giorni e che il mare può soddisfare anche a bordo di una barca, lontana dalle convenzioni e dal superfluo, come un antidoto alla schiavitù della routine e dei condizionamenti. Marinareschi auguri per il 2021 da parte di Artemare Club!

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