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Castaldo M5S: sui lavoratori marittimi l'Italia si adegui subito alle convenzioni internazionali

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Una nave da crociera
Una nave da crociera

Riceviamo e pubblichiamo questo comunicato stampa diffuso dall'europarlamentare Fabio Castaldo, perché crediamo che la vicenda del certificato IMO, quello che dà diritto a svolgere la professione ai lavoratori marittimi, debbe essere portata alla luce per trovare una soluzione equa e non penalizzante per i marinai italiani. Restiamo dunque a disposizione per pubblicare qualsiasi altro documento di qualsiasi altra fonte politica, che voglia far conoscere la propria posizione su questo importante argomento, che coinvonge tantissimi italiani.

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"L'Italia deve adeguarsi alla normativa europea e internazionale e rimediare alla discriminazione che penalizza i lavoratori marittimi italiani rispetto a quelli degli altri Stati europei e non. I clamorosi ritardi registrati nell'adeguamento sono inammissibili e stanno lasciando i lavoratori del settore nell'incertezza totale. Molti di loro non vedono riconosciuta la propria esperienza e competenza proprio per l’azione del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che avrebbe invece dovuto aiutarli". È quanto afferma Fabio Massimo Castaldo, eurodeputato del MoVimento 5 Stelle, dopo aver depositato un'interrogazione alla Commissione europea sulla situazione dei lavoratori marittimi in Italia.

Il Dlgs 136/2011 richiede parametri nettamente più esigenti rispetto a quelli fissati dalla normativa europea per ottenere il rinnovo del certificato IMO che, solo, dà diritto all'esercizio della professione - con particolare riferimento al tempo lavorato nei mesi precedenti e al tipo di attività svolta – quando nessuna distinzione discriminante è inserita nella normativa internazionale.

Si legge nell'interrogazione presentata da Castaldo: "Tramite il decreto Bianchi del 2007 e il D.M. 121/2005 sono stati cancellati i titoli professionali del Codice della Navigazione e sono state individuate due figure professionali: marittimo del traffico e marittimo del diporto. Per il certificato da diporto è richiesta una formazione identica a quella necessaria per il certificato IMO, ma più onerosa, e, inoltre, lo stesso -non riconosciuto dall'Organizzazione Internazionale Marittima- non ha alcun valore all'estero".

Il comandante Michi Palma, appartenente all’associazione LMCT (Lavoratori Marittimi della Costa Tirrenica), insieme al gruppo viareggino del MoVimento 5 Stelle, è stato molto d'aiuto nel reperire i documenti necessari per formulare l'interrogazione. 

Il suo caso è emblematico: "Ho fatto ricorso al Consiglio di Stato contro il MIT ma sembra che verrà rigettato per infondatezza. La realtà -afferma Palma- è che se vincessi il ricorso si creerebbe un precedente e lo Stato Italiano sarebbe costretto a restituire i certificati di competenza a migliaia di marittimi e, naturalmente, dovrebbe risarcire tutti. Mi domando quale sia il ruolo della giustizia e delle più alte cariche dello Stato se non quello di salvaguardare i doveri ma anche i diritti dei cittadini. Quello che è certo -conclude Palma- è che sono vittima, come moltissimi altri marittimi italiani, di una profonda ingiustizia sociale".

Il Dlgs 71/2015 dovrebbe, infatti, abolire il Dlgs 136/2011 ma di fatto la normativa di quest'ultimo è ancora vigente. L’Italia ha necessità di conformarsi alla normativa internazionale ed europea, ma mancano al suddetto decreto provvedimenti attuativi adeguati che rispettino principi di equità ed uguaglianza.

Ecco quindi che Castaldo specifica: "Abbiamo chiesto alla Commissione se non ritenga che la situazione italiana costituisca una violazione della normativa europea realizzando, in particolare, una discriminazione a contrario. Ora aspettiamo la risposta. Nel frattempo però - conclude Castaldo- speriamo che aver sollevato la questione in sede europea possa aver messo in luce la difficile situazione di profonda incertezza e confusione in cui vivono da tempo i lavoratori marittimi italiani". 

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