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Racconti di mare. Marisol, una storia di amicizia e vecchi legni

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Marisol - illustrazione di Stefano de Dominicis
Marisol - illustrazione di Stefano de Dominicis

Marisol!
di Stefano de Dominicis
Si chiamava Marisol e i suoi legni lucidi e logorati avevano solcato tutti i mari del mondo. Aveva una storia Marisol e, come tutte le storie che si rispettino, era una di quelle che ti fanno illuminare il sorriso e scorrere una lacrima. Io, per caso e per un breve periodo, entrai a farne parte.

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Un giorno di novembre, cupo e uggioso come solo a Milano può essere, accompagnai un carissimo amico in un famoso negozio di strumenti musicali. Lui, Mimmo, bravissimo chitarrista, era interessato all'acquisto di una nuova chitarra acustica. Assistetti rapito al dialogo tra l'amico ed il commesso mentre parlavano di "anime", "legni", "sonorità" provando tutta una serie di strumenti. Rimasi stupito quando, con estrema naturalezza, entrambi mi spiegarono che non era il musicista a scegliere la chitarra ma la chitarra a scegliere lui!

Avrebbe potuto sembrare un romantico paradosso ma, avendo a che fare con le barche, avevo sentito di una cosa simile anche per una vela; detta da marinai molto più in gamba di me.

Iniziai a guardare i lucidi strumenti appesi con un occhio diverso mentre le note di pezzi classici si alternavano a brani blues, soul e fingerpicking style. Mimmo impiegò quasi 3 ore per "farsi scegliere" dalla nuova chitarra e uscì dal negozio con una magnifica custodia nera portandola con evidente piacere e felicità. Al suo interno riposava la chitarra che l'aveva scelto e che venne battezzata Giorgia.

Giunti a casa posizionò il suo nuovo amore sul divano e mi chiese di aspettarlo un istante. Mentre nella casa risuonavano le note di "Wish you were here", il mio amico rientrò in salotto portando una seconda custodia, fece scattare le chiusure e con una gentilezza quasi rituale estraendone una magnifica chitarra. Era evidentemente "vecchia", addirittura logora in certi punti, si intuiva però, più che vederlo, che quelle condizioni non derivavano da incuria ma dalla troppa storia che aveva inciso la propria firma su quelle superfici. Il vecchio mogano rifletté bagliori rossastri quando la ruotò per mostrarmela e per raccontarmi la sua storia.

"Questa è Marisol-mi disse- èstata la chitarra che ha accompagnato un mio caro amico durante tutto il servizio che prestammo in Marina."
Un luccicore negli occhi di Mimmo spiegò quello che non si poteva spiegare a parole. "Il mio amico–continuò-ha fatto suonare questa chitarra su tutti i mari e gli oceani che abbiamo solcato con almeno quattronavi diverse. Ci ha deliziato nei momenti di gioia e fatto compagnia in quelli dove la malinconia prende il sopravvento".

Io ascoltavo in silenzio, guardando Marisol con occhi rapiti mentre immaginavo le note scaturire da quella lucida cassa armonica e perdersi tra il luccichio di una qualsiasi luna in un qualsiasi mare. Mimmo si schiarì la voce:" Il mio amico, purtroppo, se ne è andato tanti anni fa e mi ha lasciato la sua chitarra. Io ho continuato a farla suonare sul mare fino a quando ho terminato il mio servizio"

Fece una pausa significativa. probabilmente pensò in un istante a tutte le emozioni che quello strumento aveva regalato in quei momenti. "Oggi , come sai, sono stato conquistato da un nuovo amore" proseguì con voce calma. "Questa chitarra non posso più suonarla né tantomeno venderla perché non si vendono i pezzi di vita…”

Marisol "deve" e sottolineò con forza l'imperativo "deve", essere consegnata a chi può apprezzarla e continuare a farla suonare. Meglio se sul mare."
Mi consegnò la chitarra con un sorriso e disse "E chi meglio di te, amico mio, potrebbe essere più adatto a riceverla?"
Il luccicore agli occhi aveva passato soggetto. Presi lo strumento con grande cura, come se, malgrado tutte le vicende che aveva vissuto nel suo passato, potesse rompersi per un solo gesto brusco.

Marisol ora era mia! Ne avrei avuto cura e l'avrei fatta suonare ancora sul mare; stavolta non su una grande e grigia nave da guerra ma su piccoli scafi sotto bianche vele.
Marisol è stata con me per alcuni anni, quasi sempre in barca, spesso in salotto. Un salotto che guardava verso il golfo. Venne il giorno di un trasloco.
Mi trasferivo in un altra casa, a poca distanza. Ebbi cura di ogni più piccolo oggetto a cui tenevo in modo particolare e Marisol fu una delle ultime cose a lasciare la vecchia casa sul golfo. Lì accadde l'imponderabile. Una maledetta scatola di cartone si piegò di lato cadendo, colpì una serie di altre maledette scatole che, infine, spinsero Marisol giù dalla rampa di scale. La ritrovai là in fondo, rotta in tre parti. Irrecuperabile. Volevo piangere!

Lasciai Marisol nella mia scia di poppa in una calda mattina di maggio rivolgendo un pensiero a quanti uomini aveva fatto felici e a quante cose avevano raccontato le sue corde.
Pensai che forse era il destino e che, forse, aveva scelto lei così perché nella nuova casa, sempre sul golfo, non si vedeva il mare!

Sto ancora aspettando di essere scelto dalla mia nuova chitarra!

SdD
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I racconti di mare già pubblicati da Pressmare possono essere letti ai seguenti link:
Educazione siberiana e prese di gavitello
Pregiudizi e lezioni da banchina, mai giudicare
La balena, cronaca di un incontro
Gente di mare, gente dal mare. Dedicato agli eroi senza un nome

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Stefano de Dominicis
Stefano de Dominicis

L'autore
Stefano de Dominicis, è skipper e istruttore di vela, vulcanico ideatore di iniziative per il sociale, l'ultima delle quali è in fase di organizzazione per mobilitare il mondo della nautica e della vela sul tema della violenza contro le donne. "Ho percorso le rotte di gran parte del Mediterraneo e alcune tratte atlantiche raccogliendo, nel corso di questi viaggi, incontri ed esperienze che ritengo fantastiche. Solo per gioco, mi diletto a scrivere brevi storie, quasi sempre basate su fatti realmente accaduti o ispirati da personaggi incontrati lungo le mie navigazioni".

 

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