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Racconti di mare. La clandestina, una viaggiatrice inaspettata

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La clandestina. Illustrazione di Stefano de Dominicis
La clandestina. Illustrazione di Stefano de Dominicis

La clandestina
di Stefano de Dominicis

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Quell'estate non sarebbe stata certo ricordata per il caldo torrido. Una serie di temporali e burrasche più o meno forti avevano contraddistinto un luglio "novembrino". La decisione di salpare verso altri e più assolati lidi mi era parsa quindi naturale e improcrastinabile. Lasciare le compagne del coro era stata la parte più facile. Il difficile era riuscire a superare le distanze con le mie limitate possibilità e approfittare di un passaggio su una barca in partenza mi sembrava la scelta più logica ed efficace. Una serie di rapidi sopralluoghi mi portarono a scartare di default una serie di possibili candidati; uno yacht a motore. Troppo rumoroso! Un ferry boat. manco a parlarne, con quella torma di rumorosissimi turisti in infradito e infami camice hawaiane dagli improbabili motivi floreali! Una piccola vela. Potrebbe andare ma... troppo piccola, pochi posti per nascondersi e restare tranquille.

Finalmente identifico una bella barca a vela, abbastanza grande da garantire più tane del necessario. Approfitto di un momento di distrazione dell'equipaggio impegnato nelle manovre prepartenza e mi intrufolo, adagiandomi in un anfratto del motore come una perla nella sua ostrica.

La barca parte, issa le vele e dirige a est verso il mare aperto. Vola veloce sulle onde e dalla mia posizione riesco a sentire l'immensità di profumi mediterranei che vibrano nei miei sensi. Non ne capisco granché di navigazione, almeno quella per mare (io sono specializzata in un altro tipo di mobilità) però i marinai che si muovono per la coperta mi sembrano davvero dei giganti! Il giorno cede lo scettro al crepuscolo ingoiando il sole in un baratro arancione.

Il tempo di restare ammirata e già le luci della barca si riflettono sul mare d'ardesia scintillante.

Per due giorni mi godo la traversata senza muovermi dal mio rifugio. La fortuna è dalla mia parte. Faccio colazione, pranzo e cena con un'abbondante varietà di cibo che sembra essere stata lasciata lì apposta. Verso il tramonto del terzo giorno i miei sensi percepiscono il profumo della terra ed infatti eccola là, sul filo dell'orizzonte: la Grecia!

Non appena sono pronta e sicura di poter lasciare questa barca a cui, un po', mi ero quasi affezionata, spicco un salto e sono nella terra di Omero. Mi volto per lanciare un ultimo silenzioso ringraziamento a quegli strani esseri chiamati marinai che mi hanno inconsapevolmente portata fin qui.

Colgo il sorriso di un uomo; è il capitano. Mi saluta con un cenno della mano dicendo "canta un sirtaki per noi!". Forse non ero la clandestina misteriosa che pensavo di essere. Sapevano di me eppure mi hanno lasciato in pace a godermi la traversata. Questa cosa mi turba e sconvolge. Per un istante perdo il controllo del mio volo. Solo un istante poi sorrido volando verso gli ulivi. Ah, dimenticavo: io sono una cicala!

(Nel 2011 nel nostro viaggio verso le Sporadi ci capitò di avere una cicala che restò sul coperchio del motore fuoribordo dallo stretto di Messina a Cefalonia)

Stefano de Dominicis

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I racconti di mare già pubblicati da Pressmare possono essere letti ai seguenti link:
Educazione siberiana e prese di gavitello
Pregiudizi e lezioni da banchina, mai giudicare
La balena, cronaca di un incontro
Gente di mare, gente dal mare. Dedicato agli eroi senza un nome

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Stefano de Dominicis
Stefano de Dominicis

L'autore
Stefano de Dominicis, è skipper e istruttore di vela, vulcanico ideatore di iniziative per il sociale, l'ultima delle quali è in fase di organizzazione per mobilitare il mondo della nautica e della vela sul tema della violenza contro le donne. "Ho percorso le rotte di gran parte del Mediterraneo e alcune tratte atlantiche raccogliendo, nel corso di questi viaggi, incontri ed esperienze che ritengo fantastiche. Solo per gioco, mi diletto a scrivere brevi storie, quasi sempre basate su fatti realmente accaduti o ispirati da personaggi incontrati lungo le mie navigazioni".

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