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Giovanni Ceccarelli, così ho progettato le boe dell’America’s Cup

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La boa utilizzata per la Prada Cup e per la 36ma America's Cup
La boa utilizzata per la Prada Cup e per la 36ma America's Cup

Ravennate, ingegnere, appassionato di mare, di barche e di regate, Giovanni Ceccarelli guida con successo lo studio di progettazione nautica - e non solo - fondato oltre 60 anni fa dal padre Epaminonda, figura di riferimento nell'architettura e nello yacht design italiano.

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Le sue barche da regata hanno vinto numerosi campionati mondiali mentre il successo di quelle da crociera è stato decretato dai loro armatori. Presidente di Aspronadi (Associazione dei Progettisti della Nautica da Diporto) tra le imprese più significative di Ceccarelli c'è l'incarico di responsabile dell’ingegneria per la rimozione del relitto della Costa Concordia dall’Isola del Giglio. In America's Cup è stato Principal designer di Mascalzone Latino nel 2003 a Auckland e di +39 Challenge nel 2007 a Valencia.

Giovanni Ceccarelli
Giovanni Ceccarelli

Per uno yacht designer, i modi per contribuire all'America's Cup possono anche riguardare ambiti diversi dalla progettazione per un team. In occasione della 36a AC appena conclusa, Giovanni Ceccarelli ha ingegnerizzato, su incarico del Challenger of Record, la boa che tutti abbiamo visto nella Prada Cup e poi nel match finale dell’America’s Cup tra Luna Rossa e Team New Zealand. 

Giovanni Ceccarelli ha scritto per Pressmare l'articolo che segue, nel quale spiega come è nato il progetto della boa dell’America’s Cup e come si è sviluppata la sua costruzione.

Mi ha fatto piacere ed è stato un progetto stimolante potere collaborare alla realizzazione delle boe utilizzate per la Prada Cup e la Coppa America curandone l’architettura navale e l’engineering.

Ho lavorato su incarico del COR 36 (il Challenger of Record, l'autorità organizzanizzatrice dell’America’s Cup Challenger Selection Series, per conto del primo sfidante, in questo caso Luna Rossa Challenge) sotto il coordinamento di Matteo Plazzi, che ha ricoperto il ruolo di direttore tecnico della Prada Cup e ha seguito il processo di realizzazione e messa a punto delle boe. Mio concittadino, con Matteo abbiamo dato vita a un progetto decisamente made in Ravenna, ed è stato nelle acque antistanti la nostra città che abbiamo fatto le prove a mare durante il primo lockdown, esattamente un anno fa.

Vista frontale della boa dell'America's Cup
Vista frontale della boa dell'America's Cup

Il tema è stato come rendere realizzabili, galleggianti e naviganti al traino queste boe dalla forma della Prada Cup, che non erano dei gonfiabili come qualcuno potrebbe pensare, ma realizzate in vetroresina. Per questo motivo uno dei problemi principali da risolvere è stata la modularità costruttiva e la necessità di smontarle e stivarle tutte e sette in un container alla volta della Nuova Zelanda. Non ultimo, il tempo molto ristretto che avevamo a disposizione. 
La forma esterna è opera di Marc Newson, il noto designer australiano che assieme al Dipartimento di Graphic Design di Prada ha dato vita anche al logo e all’immagine coordinata dell’America’s Cup 36.

Disegno esploso della boa dell'America's Cup
Disegno esploso della boa dell'America's Cup

Un altro input ricevuto era di non avere altri volumi visibili oltre alla forma della cupola capovolta con i tre bracci stilizzati, una forma a tre punte, non delle migliori in termini di stabilità, e di avere attorno alla boa una sorta di “gonna” a sfiorare l’acqua. Anche la dimensione è stata frutto di attente valutazioni, anche estetiche in funzione del rapporto dimensionale con gli AC75: sono alte circa 2,55 metri.

Ho pensato a una forma particolare dell’opera viva, al fine di avere la necessaria riserva di galleggiamento oltre a una lama di deriva con bulbo terminale per contribuire alla stabilità, sono state installate inoltre delle alette per stabilizzarle come direzione durante il traino.

Marina di Ravenna, prove di traino della boa dell'America's Cup
Marina di Ravenna, prove di traino della boa dell'America's Cup

Le boe sono dotate di un sistema di ancoraggio con ancora a scomparsa nell’opera viva, il cui verricello comandato da remoto è stato studiato dall’azienda ravennate Quick, così come la realizzazione è avvenuta presso il Cantiere Orioli a Marina di Ravenna interamente in vetroresina in infusione, l’unica parte in carbonio è l’asta degli strumenti su stampi realizzati a controllo numerico. Infatti ogni boa doveva ospitare un GPS, una stazione del vento e altri strumenti necessari alla grafica della diretta TV, per un dislocamento di circa 900 Kg comprensivi di ancora e sistemi.

Non nego la mia emozione quando ho visto in TV, il giorno della prima regata, le boe perfettamente in assetto sfiorate a grande velocità dagli AC75.

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