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Ministero Transizione Ecologica? Bene, ma vorremmo anche un Ministero del Mare

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Mario Draghi
Mario Draghi - Copyright: World Economic Forum/swiss-image.ch

Secondo dati dell’UE, le regioni marittime producono oltre il 40% del PIL europeo, ma in genere non sono supportate da una politica di sostegno dei governi nazionali. L’aumento della temperatura terrestre, il conseguente scioglimento dei ghiacci e il crescente inquinamento delle acque, i pericoli per la biodiversità, la fragilità delle coste ecc. impongono anche nuove prospettive di integrazione con i mari europei, quindi la necessità di politiche con obiettivi comuni in ogni settore su scala continentale, nazionale e locale. Il problema è lo scontro tra interessi comunitari e quelli nazionali, spesso in contrasto con esigenze locali. Ma è evidente che ai diversi governi occorrono buonsenso e lungimiranza e la capacità di attenuare la resistenza dei centri di potere sviluppatisi nei secoli.

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Mario Draghi, che sta cercando di creare un nuovo, moderno governo per l’Italia. In questi giorni ha preannunciato la volontà di creare in esso un ministero della Transizione Ecologica che, oltre a riparare i guasti ambientali del passato, assicuri lo sviluppo sostenibile dei territori. In Europa, Francia, Spagna e Svizzera, hanno già ministeri che cercano di coniugare gli interessi economici dei loro paesi con le esigenze di giusto sviluppo sociale e ambientale, come chiedono i cittadini di tutto il mondo e Papa Francesco, con tutte le chiese più universali. È un percorso difficile, ma è quello che vuole la gente, stanca di pagare il costo dei danni economici e di vite che ci chiede la natura trascurata.

Già in passato abbiamo scritto sulla necessità di dare all’Italia mari puliti, evidenziando quanto importante sia oggi, forse più anche in passato, l’economia del mare e la necessità di non dimenticarlo, com’è successo non solo nel nostro paese per decenni.

Il successo dell’iniziativa di Draghi pur nell’incombere di tanti problemi gravi per l’Italia, dimostra come la sensibilità alla prospettiva di un mondo migliore sia viva e improcrastinabile. Noi chiediamo a Draghi di non dimenticare il valore ambientale e turistico delle nostre coste, acque interne e marine, sostenendolo nel tempo. Un ottimo segnale in questo senso, potrebbe venire proprio dall’istituzione di un Ministero del Mare, che sappia gestire con consapevolezza ogni attività di cui si compone la blue economy: trasporti marittimi, cantieristica, pesca, nautica da diporto, turismo nautico, turismo balneare, porti e terminal, industria delle estrazioni, ricerca e tutela del territorio, oltre alle attività connesse dell'indotto, quali assicurazioni, intermediazione, servizi logistici, scuole nautiche nonché attività sportive e ricreative.

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