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Concessioni demaniali marittime: nuova pronuncia a favore dei balneari

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Spiaggia Gabicce Mare, fonte wikipedia
La spiaggia di Gabicce Mare, fonte wikipedia

A pochissimi giorni dal 31 dicembre 2020, originaria scadenza delle concessioni balneari ad uso turistico-ricreativo, estesa con legge 145/2018, il Tar Lecce torna ad occuparsi della materia, accogliendo con un’importante ordinanza cautelare (Ordinanza n. 806/2020 del 22 dicembre 2020) le istanze di alcuni stabilimenti balneari con riferimento a permessi di costruire in scadenza al 31 di-cembre 2020 (in luogo di quella di quindici prevista dalla legge di bilancio del 2018).

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Il Tribunale ha rilevato, pur in fase cautelare e, quindi, con delibazione sommaria, la violazione dell’applicazione della legge 145/2020 nonché della legge 77/2020, affermando che è opportuno che la decisone sul merito sia adottata conservando lo stato di fatto. E, dunque, ha sospeso i provvedimenti impugnati.

La decisione consolida un orientamento già espresso con la Sentenza n. 1322/2020: il caso su cui il tribunale amministrativo era intervenuto era relativo ad una concessionario di Castrignano del Capo che si era visto annullare in autotutela dal Comune l’estensione della durata della concessione balneare al 2033, precedentemente ottenuta.

La spiaggia di Pescara, fonte Wikipedia
La spiaggia di Pescara, fonte Wikipedia

Il Tar Lecce, pur riconoscendo che esista un potere di disapplicazione in capo sia al giudice che al pubblico funzionario, ne aveva chiarito molto puntualmente la funzione e la portata, osservando come nel caso della direttiva 123/2006/CE la cd. Bolkestein il pubblico funzionario, che in astratto avrebbe il potere di disapplicare, non avrebbe dovuto farlo per le caratteristiche della norma europea in questione, che non è né direttamente applicabile né direttamente efficace.

Il Tar aveva sottolineato, con un ragionamento pregevole, che la norma con cui sussisterebbe il con-trasto non è, in verità, direttamente applicabile e quindi che il funzionario avrebbe dovuto applicare la norma nazionale.

Si tratta di una presa di posizione che conferma l’orientamento della giurisprudenza amministrativa che riconosce la  legittimità della legge 145/18  (Tar Firenze 1377/20) e dell’estensione operata.

L’estensione  disposta dalla legge 145/18 era immediatamente efficace - essendo i Dpcm dalla stesa previsti relativi alla sola fase contenutistica della riforma  - e non presupponeva attività ricognitive o discrezionali da parte dei Comuni, ma meramente applicative (calcolo dei canoni ed indicazione negli atti della nuova data di scadenza).

Tuttavia si è assistito - come anche la Sentenza 1322 del Tar Lecce aveva sottolineato - ad una applicazione non uniforme, con molti Comuni che ancora oggi debbono adempiere.

La pronuncia odierna interviene, quindi, in un momento molto delicato del dibattito, consolidando l’orientamento favorevole all’estensione operata dalla legge 145/18

La sentenza è scaricabile in questo articolo

Cristina Pozzi

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  • La sentenza del TAR di Lecce