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Giulio Lolli, Rimini Yacht, da stanotte in galera a Regina Coeli

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Giulio Lolli
Capt Karim, alias Giulio Lolli

Per la storia di Giulio Lolli, accusato per truffa ed estorsione per le vicende di Rimini Yacht – marchio col quale al tempo vendeva le imbarcazioni Bertram, Aicon, Azimut e Galeon - quello di oggi non è certo una lieta fine, ma sicuramente l’epilogo alla sua vicenda poteva assumere toni ben peggiori. Stamani, infatti, l’ex imprenditore bolognese è rientrato in Italia, a Ciampino, dopo essere stato detenuto in Libia, a Tripoli, dove era stato condannato all’ergastolo per terrorismo e fiancheggiamento a un gruppo estremista anti-Gheddafi, accuse ben più gravi rispetto alle “imprese” che avevano caratterizzato la sua attività nella nautica.

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Proprio nel marzo di quest’anno, a Bologna, c’è stata infatti la sentenza che ha portato a emettere dodici condanne per prestanome, commercialisti, amministratori di altre società e membri del collegio sindacale, per la bancarotta di Rimini Yacht, con Lolli accusati di aver distratto fondi per svariati milioni dai conti della società fallita nel 2010.

Attraverso un sistema ben architettato, basato sulla produzione di falsa documentazione, gli yacht venduti da Lolli in sede di compravendita erano finanziati ciascuno più volte, ricorrendo alla stipula di contratti di leasing con società legate a istituti bancari per lo più sammarinesi. Ottantasei le barche coinvolte, centinaia i clienti inconsapevolmente tirati in balli.

Venuta a galla la vicenda, Lolli nel maggio dello stesso anno a bordo di un Bertram 570 che era nella sua disponibilità, ma in realtà venduto a Flavio Carboni – uno dei suoi illustri e inconsapevoli clienti - fece rotta sulla Tunisia, dove, si dice, grazie alla protezione dell’ex presidente Ben Alì, creò una società d’import-export, finalizzata all’approvvigionamento di armi per le milizie di Bengasi. A seguito delle indagini italiane per la bancarotta di Rimini Yacht, la procura della Repubblica di Rimini fece richiesta d’estradizione alle autorità tunisine, e Lolli, che non poteva più contare sulla protezione in Tunisia, venne espulso e cacciato via mare, sempre a bordo del suo Bertram. Da lì prima puntò su Malta, dove riuscì a sfuggire alla cattura, poi su Tripoli. Lì fu prima arrestato, nel gennaio del 2011, dalla polizia del leader libico Colonnello Gheddafi, e poi, a fine anno, liberato dai ribelli della “primavera libica” ai quali si unì facendosi chiamare Giulio Karim Lolli. Nel 2017, infine, fu arrestato dalle forze speciali della squadra antiterrorismo libica e dopo due anni, lo scorso settembre, condannato all’ergastolo dai giudici libici per terrorismo e fiancheggiamento a un gruppo estremista anti-Gheddafi, risultando come uno dei comandanti del cartello islamista denominato Majlis Shura Thuwar Benghazi, all’interno del quale aveva rivestito il ruolo di comandante delle forze rivoluzionarie della marina.

Tutto sommato, come scritto all’inizio, a Lolli poteva andare molto peggio, semplicemente dovendo scontare la pesante pena nelle galere libiche.

 

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