Heron Yachts cresce: dai motoryacht ai day cruiser, fino ai RIB

Heron Yachts cresce: dai motoryacht ai day cruiser, fino ai RIB

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Roberto Bello lo incontrammo per la prima volta al Cannes Yachting Festival del 2016. In quella occasione ci mostrò un modellino di una barca immediatamente identificabile come fuori dal coro: Heron 56.

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Ci raccontò di essere un imprenditore attivo in un ambito assolutamente lontano dalla yachting industry, quello delle costruzioni civili, ma che per passione per il mare e per le barche, giusto un anno prima, nel 2015, aveva iniziato a gestire uno dei cantieri storici che si trovano a Fiumicino, struttura dove una volta si costruivano su licenza le imbarcazioni Chris Craft: un capannone di 2.200 mq, un piazzale di 3.300 mq e, soprattutto, uno scalo affacciato direttamente nella darsena, cuore pulsante del paese alla foce del Tevere, punto di riferimento per i romani che vanno in barca.

Roberto Bello
Roberto Bello, CEO Heron Yachts

Con la sua azienda, la Co.Ge.Man., era partito col seguire il refit di alcune barche, poi la svolta dopo aver visionato il progetto di un motoryacht molto particolare, reso tale da una carena differente rispetto alla classica Hunt e da tutto il resto delle forme fino ad allora adottate per i motoryacht. Fu una sorta di colpo di fulmine verso quella barca così diversa, così fuori dal coro, che decise di fare il grande passo, diventare un costruttore creando un proprio brand: Heron Yachts.

Illustrando la barca Roberto Bello, a Cannes, così ci descrisse le linee d’acqua: “davvero innovative, quasi estreme per uno yacht a motore, sono frutto di simulazioni di fluidodinamica computazionale molto approfondite, con prua molto affilata sostenuta lateralmente da due grandi ali, senza pattini, redan o altro… sono state progettate così per garantire minima resistenza all’avanzamento, consumi limitati, eccellenti performance con motorizzazioni contenute.”

Heron Yachts 56, flussi di carena
Heron Yachts 56, i flussi della sua carena

Una caratterizzazione tecnica che implica un lay-out di coperta altrettanto particolare per l’estrema prua, dove al poco volume dello scafo corrisponde una ridotta superficie calpestabile, e per il resto della barca, che da mezzo scafo in poi è, invece, molto ampia, fuori e dentro: sotto coperta ha tre cabine più la cabina marinaio.

A distanza di tre anni incontriamo di nuovo Roberto Bello nel suo cantiere, dove c’è anche l’Heron 56. Stavolta non è il modello ma il motoryacht vero, quello che ha debuttato a Cannes 2017 e che ha poi attratto attenzione di tanti appassionati anche al Salone di Genova e al Nauticsud di Napoli. La barca è stata venduta e stanno per arrivare in cantiere altre stampate per essere allestite, ma Roberto è ancora lì a curare la sua prima unità, a vedere se c’è qualcosa che si può migliorare.

Roberto Bello - Mi piace fare le cose fatte bene, penso alla barca anche di notte, a come poter perfezionare un particolare, a come renderne più affidabile un altro, sono sempre alla ricerca di soluzioni… Su questa barca ho navigato parecchio, l’ho portata, ci ho dormito a bordo, insomma l’ho vissuta in tutto e per tutto. Questo mi ha dato la possibilità di capire ogni cosa, di sentirla mia calandomi completamente nel ruolo di un armatore che la utilizza.

Heron Yachts 56
Heron Yachts 56

PressMare - Un’attività che non sempre un amministratore delegato fa…

RB - Conoscere, avere piena consapevolezza della barca, delle funzioni di ogni dettaglio, di ogni parte del lay-out, è stato un aspetto fondamentale del mio lavoro, soprattutto perché la mia professione prima di prendere il cantiere era tutt’altra. Ho affrontato la nuova attività imprenditoriale prima d’istinto, per la passione che ho per il mare, forse ai limiti della follia - dice ridendo – ma quando ho iniziato a lavorare ho preso la cosa molto seriamente, visitando saloni in tutto il mondo, entrando dentro le barche esposte fino alle sentine, acquisendo tutte le informazioni di questo mondo per me nuovo. Broker, tecnici, progettisti, utenti, mi sono confrontato con tutti. Poi è nato il layout del primo modello, prima un disegno, poi il modellino, quindi tutto è stato trasformato in barca. Un prototipo, un laboratorio che giorno dopo giorno, anche dopo il varo, ho cercato di migliorare per poter sfruttare completamente il suo progetto idrodinamico così unico, così efficiente. Dalla sua presentazione al salone di Cannes del 2017 a oggi lo yacht ha subito veri step migliorativi, alla fine adattandosi totalmente al suo armatore, cioè a me che l’ho vissuta in ogni condizione, anche nella crociera estiva.

PM - Può assicurare lo stesso tipo di personalizzazione anche ad altri armatori?

RB - Assolutamente sì. Fatte salve le implicazioni tecniche del progetto, per me si può anche partire da un foglio bianco, offro al cliente la possibilità di scegliere ciò che vuole. Quando parlo con una persona interessata all’Heron chiarisco subito una cosa “lei da me non viene a scegliere una barca ma la sua barca”. Ovviamente tutto deve essere studiato prima che la barca sia costruita, perché lavorare in corso d’opera a modifiche complica la vita, con tempi di costruzione più lunghi e una crescita dei costi. Per carità, tutto si può fare anche quando la barca è avviata, ma al cliente, ai suoi soldi, bisogna portare rispetto per cui è un obbligo chiarire sempre ogni cosa, bisogna essere quanto più trasparenti per essere credibili.

Heron Yachts 56
Heron Yachts 56

PM – Proporre una barca così diversa come l’Heron 56, in un mercato dove s’innova tutto sommato poco, specie per le carene, quale effetto ha sortito?

RB - Mettere in piedi un cantiere nautico, un nuovo marchio di per sé non è facile, ma credo che le potenzialità di Heron Yachts siano elevate proprio per la diversità del prodotto, la barca non si può certamente definire concettualmente omologata. È piaciuta parecchio proprio a chi ha già una barca, talvolta ad armatori di motoryacht anche parecchio più grandi. Gente di esperienza stanca, però, della “solita” barca, incuriosita da un progetto di carena così nuovo, sorpresa dallo spazio che offre l’Heron 56, intrigata dalla prospettiva di personalizzarla come vuole.

PM - Fra i saloni dove ha esposto la barca, qual è quello che le ha dato maggior riscontro?

RB - I saloni nautici sono momenti fondamentali, specie quando si deve far conoscere un nuovo marchio e il suo primo modello. Certo è che funzionano meglio quando si ha modo di esporre la barca al meglio, com’è accaduto per noi al Nauticsud. A Genova nel 2018 non ci hanno dato una buona posizione, per cui quest’anno non torneremo, mentre faremo di nuovo Cannes e il Nauticsud di Napoli, dove la barca ha avuto particolare visibilità e successo.

Heron Yachts 56
Heron Yachts 56 al momento della presentazione alla stampa

PM - I napoletani, gente con il mare e la barca dentro…

RB - Un’utenza molto esperta, molto consapevole di ciò che offre il mercato, capace di cogliere le differenze fra un prodotto e l’altro. Parlare con certi clienti che sanno capire e apprezzare le nostre differenze dà molta soddisfazione.

PM - Recentemente avete presentato i primi disegni di un Heron Yacht più piccolo, un 38 piedi, natante perché la lunghezza scafo sfiora ma non supera i 10 metri: sembra una barca fatta apposta per chi si deve spostare da un’isola all’altra, da una cala all’altra, proprio come avviene nel Golfo di Napoli.

RB - Sicuramente la Campania è un potenziale bacino d’utenza molto interessante per l’Heron 38 come in genere per tutte le barche, ma non possiamo certo circoscrivere il nostro mercato a una regione o un’area. La versatilità della barca, sommata alla forte caratterizzazione della carena che, con i dovuti distinguo per via delle dimensioni e della motorizzazione – l’Heron 56 utilizza il sistema propulsivo IPS 600 di Volvo Penta – è tipologicamente uguale a quella della nostra ammiraglia, sono certamente gli aspetti che rendono questo progetto interessante per tutti e ovunque. Tengo a sottolineare che per le linee d’acqua non ci siamo limitati a “pantografare” in piccolo le forme della barca più grande, ma l’abbiamo progettata ad hoc, ricorrendo ai più avanzati sistemi di CFD per essere sicuri della sua efficienza.

Heron Yachts 38 entrofuoribordo
Heron Yachts 38 entrofuoribordo

PM - Chi firma la barca?

RB - Lo studio SC Superyacht Design di Roma mentre lo scafo mantiene lo stesso concept, le stesse linee d'acqua.

PM - I primi render dell’Heron 38, quelli che avete presentato in occasione del Palma Boat Show 2019, fanno percepire a colpo d’occhio il family feeling di Heron Yacht, però si nota anche che si tratta di una barca con motorizzazione in-board. Ci sarà anche una versione fuoribordo?

RB – Quella fuoribordo è una soluzione propulsiva molto in voga in America ma che sta prendendo sempre più piede anche in Europa, specie con la crescita delle potenze di questi motori. Certamente l’avremo anche noi, sarà una versione con bracket, appendice che oltre a far lavorare meglio i propulsori, allunga di fatto la carena migliorando le sue doti di navigazione. Tutto, anche l’efficacia del bracket, è stato già analizzato in fase di progettazione. Quindi il nostro cliente potrà scegliere fra la soluzione con i piedi poppieri (2 x Volvo Penta D6 - 400 HP DuoProp) oppure fuoribordo (2x350 HP). Devo dire che concettualmente il fuoribordo sposa maggiormente il mio ideale di barca, meno complessa possibile, che risponda al concetto di “less is more”: con i fuoribordo non c’è una sala macchine e quindi non ci sono tutti i congegni e la tecnologia che serve a renderla sicura e funzionale; l’installazione dei motori come la loro assistenza è più semplice e, nel malaugurato caso se ne rompesse uno, per sostituirlo ci vogliono poche ore. Poi c’è anche il fattore economico perché con la versione fuoribordo si riesce anche a offrire una barca dal costo più contenuto.

Heron Yachts 38 fuoribordo
Heron Yachts 38 fuoribordo

PM – Quando e dove avremo la possibilità di vedere l’Heron 38?

RB – Alla prossima edizione del Nauticsud, nel 2020.

PM - Quale capacità produttiva avete?

RB - Ci vogliono circa sette mesi per avere un Heron 56, quattro per un 38. In termini numerici non vogliamo certo competere con i cantieri che producono barche in serie, la nostra capacità produttiva sarà al massimo di quattro 38’ e due 56’ per anno. Per esprimere la qualità che voglio sulle mie barche ci vuole più tempo, andare veloci porterebbe inevitabilmente a tirar via su qualche aspetto ed è una cosa proprio lontana dal mio modo di intendere il lavoro.

PM – Avete già pensato a un ulteriore sviluppo della gamma, ci sarà un modello intermedio per rendere l’offerta Heron Yachts più eterogenea?

RB – Assieme ai nostri progettisti, attualmente, siamo molto concentrati nel definire gli ultimi dettagli dell’allestimento dell’Heron 38, la cui prima stampata arriverà in cantiere a breve, questione di settimane. Però non le nascondo che l’idea di completare la gamma con una barca intermedia già c’è, il concept è stato già delineato: sarà un 45’ dotato di due cabine. Le do anche una notizia in anteprima, stiamo già lavorando anche su un altro progetto che probabilmente produrremo anche prima dell’Heron 45, una barca tutta nuova, diversa…

Heron Yachts 38
Heron Yachts 38

PM – Ovvero?

RB - Stiamo lavorando anche a una linea di gommoni che partirà da un modello attorno ai 30 piedi, ovviamente fuoribordo, da proporre al mercato come maxi tender o chase boat per grandi unità o per chi ha la villa al mare, come scafo per le uscite giornaliere. Avrà un layout di coperta tipo walkaround che lo renderà totalmente fruibile da poppa a prua e un allestimento curato come quello di un vero e proprio yacht di lusso.

PR – Avrà anche lo stesso tipo di carena?

RB – La linea di RIB si chiamerà Technical Heron, avrà la stessa carena e lo stesso massimo livello di personalizzazione, segni distintivi del nostro brand al quale resteremo sempre fedeli.