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Edoardo Rixi: il comparto nautico italiano deve tornare unito

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Edoardo Rixi
Il Viceministro al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti Edoardo Rixi oggi al Seatec di Carrara

A margine del convegno tenutosi stamani al Seatec di Carrara, tema “La Filiera Logistico/Portuale – Portualità e Logistica quali fattori di successo per lo sviluppo del paese”, abbiamo incontrato il Viceministro al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti Edoardo Rixi, intervenuto per la chiusura dei lavori. Al termine del suo intervento, incentrato su come dare la giusta competitività al settore dei traffici marittimi, ai porti commerciali e alla logistica, dove ha anche accennato alla portualità turistica come asset importante per la crescita economica del paese, gli abbiamo chiesto di approfondire brevemente il tema.

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Argomento caldo e problematico per la nautica da diporto, in questo momento è certamente quello legato al problema dei canoni demaniali applicati ai porti turistici. La retroattiva dell'aumento richiesto dall’Agenzia delle Entrate fino al 400%, rischia di far fallire parecchie società di gestione dei marina in un momento in cui, invece, ne andrebbe favorito lo sviluppo.

Sono consapevole del problema e spero che l’argomento venga trattato al più presto, già nel prossimo “Decreto Crescita”. Ne stiamo discutendo nel Governo, come stiamo discutendo delle problematiche demaniali riguardanti i balneari, per altro già trattate all’interno dell’ultima Legge Finanziaria di fine 2018. Anche lì dovremo inserire probabilmente dei correttivi perché ci sono ambiti d’interpretazione che vanno ulteriormente chiariti. Non è sempre facile concretizzare burocraticamente le cose che si vogliono ottenere. Per la portualità turistica il quadro è molto chiaro e, fosse per me, lo avrei affrontato già in Finanziaria, però relativamente a questo problema l’interlocutore principale resta sempre il Ministero di Economia e Finanza.

Fabio Felici, presidente di Carrara Fiere, nella platea del convegno
Fabio Felici, presidente di Carrara Fiere, nella platea del convegno

Il mercato nautico in questi anni è cambiato, si vendono mediamente barche sempre più grandi specie nel settore della nautica di lusso. Bisognerebbe agevolare la crescita nell’offerta di posti barca adeguati alle nuove necessità.

Il Mediterraneo ma soprattutto l’Italia è tornata a essere meta preferita dagli armatori di tutto il mondo, soprattutto da quelli che possiedono grandi yacht di lusso. Se il turismo nautico è un turismo di qualità, capace di portare lavoro e ricchezza sul territorio, quello dei superyacht offre ancora maggiori possibilità in questo senso. Serve adeguare le marine per fornire posti barca più grandi ma serve anche un sistema cantieristico per le assistenze, per i refit, un’offerta di servizi e di accoglienza che possa invogliare comandanti e armatori a tenere le barche da noi, in Italia, per tutto l’anno. Penso che il settore della nautica e del turismo nautico possano dare delle ottime prospettive occupazionali ai nostri giovani sia nel lavoro diretto sia con l’indotto, che è veramente vasto. È indubbio, però, che bisognerebbe avere una visione unitaria del settore, che tutti gli attori della yacht industry, della portualità turistica e dei servizi, facessero sistema assieme. In ogni intervista continuo a ripetere che avere due associazioni in rappresentanza del settore non fa bene alla nautica. Sia UCINA sia Nautica Italiana in questo momento si stanno muovendo per cercare di fare il bene del settore, ma senza un coordinamento, senza una strategia comune non credo si arriverà molto lontano. Se la nautica non riesce a veicolare un’immagine positiva di sé è più difficile coinvolgere l’attenzione del Governo e della politica nelle sue attività. 

Per valorizzare il settore nautico, per valorizzare tutta l’economia legata al mare ci sarebbe comunque bisogno di un ministero specificamente dedicato a ciò…

Ne sono convinto da sempre che avremmo bisogno di un ministero della blue economy, ma bisogna restare attinenti con la realtà, lavorare per arrivare a obiettivi fattibili e farli, senza sognare. Diamo dimostrazione che un mattoncino dopo l’altro riusciamo a costruire il Colosseo. Cercando di andare dietro ai sogni il rischio è che nessuno alla fine si decida a posare quella prima pietra, partiamo da cose concrete e che si possano fare subito.

Per crescere nulla portualità turistica serve però una strategia, un progetto nazionale che coinvolga gli imprenditori attraverso le associazioni di categoria, il governo centrale, gli enti locali ecc.

Assolutamente sì. Voglio ricordare che nel settore abbiamo assistito a una serie di azioni fallimentari imputabili ai governi precedenti, anche quando sono state realizzate strutture per il turismo nautico, presentate come l’eldorado ma rivelatesi un flop.

In questo momento non c’è un’effettiva necessità di costruire altre strutture, ma di far lavorare bene quelle esistenti...

Si può parlare di tutto, ma bisogna mettersi seduti a un tavolo e individuare le priorità. Finché la nautica non sarà in grado di presentarsi unita a quel tavolo, sarà difficile fare ogni cosa.

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