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Vincenzo Zaccagnino: un ricordo dovuto e sentito

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Vincenzo Zaccagnino
Vincenzo Zaccagnino

Sono ormai alcuni giorni che Vincenzo Zaccagnino se n’è andato ed è doveroso riconoscere, come già in molti hanno scritto, che il giornalismo nautico, anche per l’evolversi dei tempi sempre più esiguo come penne, ha perduto un maestro, un capo eccezionale per intuizioni, iniziative e sacrificio nel lavoro. Questo inizio però non vuol essere il solito panegirico di prassi, ma un contributo di rispetto, volto a una maggiore comprensione del contributo, fondamentale, che Vincenzo ha dato allo sviluppo della nautica in Italia. Ho il diritto di parlarne per averlo conosciuto nel 1955, oltre 60 anni fa, all’inizio della nostra carriera professionale, con Motor, Il Giornale del Mezzogiorno, Italia sul Mare, i fumetti della Edizioni San Paolo e poi ancora assieme, noi e Carlo Marincovich, quando affascinando quattro importanti finanziatori Vincenzo riuscì a materializzare il suo sogno editoriale che si chiamò Nautica, geniale già nella scelta del nome… Poi, nei successivi 24 anni, fu il mio Direttore: Vincenzo, discendente di nobili istriani, nipote di un comandante di navi e figlio di un padre accanito pescasportivo, frequentatore assieme a lui delle secche di Anzio. Vincenzo, il mare nel sangue, un vulcano di idee, un divulgatore pacato ma tenace, un moto continuo di iniziative che bruciava le sue segretarie, un uomo di cultura e prima di tutto un grande lavoratore. Il suo intenso amore per il mare è testimoniato anche dal primo viaggio di piacere che fece dopo il folgorante successo della rivista: visitò la Polinesia.

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In breve tempo aveva creato attorno a sé un gruppo di lavoro fortissimo, coeso, al quale si era unito Franco Belloni e un eccezionale pubblicitario, Pietro Amendola, proveniente dal mondo del cinema come Enzo Bernardini, il primo editore tra i finanziatori, tutti convinti della missione: creare un rotocalco che doveva rivoluzionare l’editoria nautica. E tutti furono contenti, noi giornalisti ma specialmente i finanziatori per un investimento di successo che stupì tutta l’editoria italiana e che probabilmente non avrà eguali. “Degli otto iniziali, siamo rimasti solo in due” mi ricordava Mario Sonnino Sorisio, editore di Nautica, alle esequie.

Vincenzo Zaccagnino assieme ai giornalisti di Nautica
Vincenzo Zaccagnino assieme ai giornalisti di Nautica

E anche questo mi ha deciso a scrivere le brevi note che seguono, per sottolineare uno degli aspetti da ricordare dell’avvio di Vincenzo, solo il primo dei tanti successi che sarebbero venuti, delle molte testate e spazio sulla stampa quotidiana e in Rai, sempre per merito della sua genialità e inventiva.

All’inizio degli anni ’60 Vincenzo ha saputo voltare pagina, ha dato uno scossone al settore dell’editoria specializzata, e poi ai cantieri e a tutta la filiera, che grazie al suo rotocalco a quattro e cinque colori ebbero a disposizione un media innovativo, che li portò a ragionare di marketing e comunicazione in termini moderni. Da realtà d’impreparati maestri d’ascia ci ha portato ai manager e alle finanziarie, ma anche alla leadership mondiale nella costruzione di grandi barche e secondi solo agli Usa nel resto della produzione. Fu un momento sicuramente irripetibile per il confluire di molti interessi e questo aiutò Vincenzo, ma egli fu bravo a intuire per primo in Italia che il fenomeno della nautica era arrivato e poteva portare solo progresso culturale, sociale ed economico: lo yachting elitario partito dalla vela stava assumendo la declinazione nazional-popolare favorita dall’avvento dei fuoribordo, che stava travolgendo tutto il mondo occidentale. E appena possibile convinse i finanziatori a editare anche il mensile Mare, che divenne subito il maggior vettore della cultura marinara italiana, mentre Nautica, famosa per l’informazione di mercato, la divulgazione didattica e le sue rubriche d’opinione, diventava simpatica anche per le belle foto di mare e le belle immagini di donne in bikini che animavano le pubblicità de cantieri e contribuivano ad attrarre lettori. Il Nostro fu anche il primo a cercare la collaborazione con grandi aziende che sponsorizzarono le grandi manifestazioni sportive, come la velica Uno per classe di Anzio, la motonautica Viareggio-Bastia-Viareggio, il Raduno di barche d’epoca di Porto Cervo, con l’Aga Kan, e scoprirono l’alto valore comunicativo dei saloni nautici. Mi vien da dire: “Cosa non ha fatto Vincenzo”?

Quando le nostre strade si separarono, egli fu il primo anche in seguito, fondando magazine patinati per quegli appassionati divenuti armatori di yacht e superyacht, giornali che anche graficamente hanno portato l’editoria nautica alla sua versione 2.0. Magazine belli da vedere oltre che da leggere: grandi barche, grandi regate, grandi yachtsman, ma anche grandi imprenditori della nautica, che grazie a Vincenzo sono divenuti personaggi. Con Mondo Barca, Yacht Capital, Yacht Digest – senza mai dimenticare l’eredità di famiglia delle grandi navi da crociera - ci portò poi nel mondo della nautica di lusso e del suo stile di vita, poi in quello dello Yacht Design, altro magazine cult, assieme al figlio Matteo, cui ha lasciato un’eredità importante come giornalista e uomo.

A Vincenzo, giornalista opinion leader, geniale anche nel marketing, va riconosciuto quindi il grande merito di aver creato, grazie alle riviste da lui fondate e dirette, ai suoi libri, alcune preziose generazioni di appassionati nautici che hanno resistito anche a inveterate azioni di contrasto della politica nazionale e alla concorrenza di nuove mode sportive.

Vincenzo ha portato l’argomento barca in TV e sui maggiori quotidiani nazionali. Per chi ha conosciuto le difficoltà di quei momenti editoriali, è come se avesse spostato le montagne.

Sotto la sua direzione Vincenzo ci ha fatto crescere tutti, noi giornalisti della vecchia guardia ma anche quelli oggi in piena attività, che hanno avuto il privilegio di lavorare con Lui.

Intuito, idee, volontà e tanta energia, la passione per treni e trenini, per l’Argentario, per i grandi viaggi, ma soprattutto per Maria, Pietro e Matteo, la sua famiglia.

Buon vento, caro Vincenzo

Lucio Petrone

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