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Piccola barca, grande marinaio: il racconto di Luca Sabiu alla Mini Transat

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Luca Sabiu a bordo di Jolly Roger, Mini 6.50
Luca Sabiu a bordo di Jolly Roger, Mini 6.50

Qualche giorno fa Pressmare aveva prontamente dato la triste notizia: Luca Sabiu disalbera ed è costretto ad abbandonare il Mini 6.50 ITA 538 imegnato nella prima tappa della celebre regata transatlantica in solitario Mini Transat. Qui il link alla scarna notizia: https://www.pressmare.it/it/regate/classe-mini-650-italiana/2017-10-05/mini-transat-disalbera-anche-luca-sabiu-recuperato-in-elico-10208

Grazie alla disponibilità di Luca pubblichiamo il prosieguo della vicenda, la disperata ricerca della barca alla deriva, tratto direttamente dal suo diario. Il rapporto tra un marinaio, in particolare se un solitario, e la sua imbarcazione è qualcosa di profondo, la barca ha un’anima. Si ricorderà, ad esempio il bacio di Ellen MacArthur al suo scafo una volta in banchina a Les Sables d’Olonne, dopo aver terminato al secondo posto la Vendée Globe. Altrettanto ha fatto Armel Le Cleach inginocchiandosi in coperta dopo aver tagliato da vincitore il traguardo della medesima regata.

La vicenda di Luca ricorda quella di un altro bravo marinaio italiano che non ha ancora trovato la notorietà che merita, Andrea Barbera, il quale riuscì a recuperare in Adriatico (un mare molto pericoloso, da non sottovalutare assolutamente) il suo catamarano F40 grazie all’aiuto dei pescatori del delta del Po. https://www.pressmare.it/it/comunicazione/press-mare/2016-04-24/ritrovato-catamarano-del-navigatore-andrea-barbera-2313

Ecco il racconto di Luca, il dolore per l'abbonadono, il contrasto tra il cuore del marinaio e il freddo calcolo economico del funzionario assicurativo. Siamo certi che questa dura esperienza lo farà tornare più forte di prima.

Giuliano Luzzatto
@gluzzatto

Jolly Roger non si trova

“L’elicottero che l’altra notte mi ha recuperato era ormai sopra di me, un intervento complesso a causa del mare grosso e onda frangente, non è stato un recupero semplice, il ‘recuperator’ spagnolo ha dovuto fare tre tentativi e adottare due strategie diverse per portarlo a termine tralasciando che io fossi purtroppo dolorante. Quando hanno deciso che avrei dovuto essere io a tuffarmi in mare (soluzione pericolosa che loro avrebbero voluto evitare visti i frangenti e le raffiche oltre i 40 knts) ho ben fissato all’esterno in una sacca la balise Epirb e il mio plb personale (ricordavo l’amico Miceli ) mi sono tuffato con una balise Ais addosso, in questo modo ho considerato in caso fossi stato travolto una volta in mare (come il soccorritore al secondo tentativo) avrebbero potuto monitorarmi direttamente dal velivolo con AIS senza passare dalla Cospar, tutto questo per permettere però ai soccorritori di tornare i giorni seguenti a recuperare anche la barca. Sembra però ci siano delle discordanze sui punti della mappatura tra la Cospar (alla quale dobbiamo un grazie di cuore che fino a questa notte ci hanno supportato ) e l’azienda incaricata dall’ assicurazione per il recupero, ma mentre si fanno grandi teorie il tempo scorre e tra poche ore la balise smetterà di emettere il segnale e per Jollyno sarà troppo tardi. 
Siccome dovevo stare a riposo sono atterrato in Spagna dove con una macchina raggiungerò questa notte il punto di ricerca più vicino e capire come salvare Jollyno già dall’alba . L’incredibile destino e vita dei marinai passa sempre dalla fede, a ognuno la sua e l’aeroporto più vicino all’ultimo rilevamento è risultato essere un posto incredibile ma questa è un altra storia che vi racconterò presto . 
Nessuno si lascia per mare.
I marinai non mollano”.

Santiago Compostela, 8 ottobre

Tieni duro Jollyno ..

Tieni duro ..

Jollyno verso il largo…

“L’altra mattina dopo aver guidato e dormito in macchina per non perdere ore importanti sono arrivato in questo paesino di pescatori in Galizia, il posto più vicino all’ultimo punto segnalato dall’Epirb . Ho chiesto in un bar di segnalarmi il pescatore più in gamba e il barista mi ha indicato un signore con baffi e grande pancia seduto a bere, mi avvicino a lui e chiedo semplicemente una cosa, aiuto, ho bisogno di aiuto, aiutami a ritrovare la mia barca dispersa in mare. Lui mi guardava per capire realmente il mio bisogno ma è stato facile per un uomo di mare così leggere il mio disperato appello, i miei occhi ne erano tatuati . Gli racconto e mostro le mie informazioni della Cospar, dopo 30 minuti eravamo già nell’ ufficio del Salvamento Marittimo e lui a gestire la pianificazione sulla carta con i militari come se la barca fosse di suo figlio, domande precise sul peso, sulla forma della barca, ha voluto dalla capitaneria i bollettini da giovedì a oggi. I marittimi riconoscevano l’autorevolezza e stimavano il personaggio chiamandolo ‘El Padron’, avevo scelto bene. Abbiamo stimato una posizione e mi sono fidato della sua conoscenza della zona ... ‘Italiano el tuo barco esta aqui’. Da lì in poi un calvario burocratico di tam tam tra assicurazione, società del recupero, Cospar di Madrid e oggi addirittura centro aerospaziale madrileno, poi una segnalazione di una nave mischia disperatamente le carte e rende impossibile avere una area certa fino a oggi. Poche ore fa viene fatta una altra segnalazione da una nave che la segnala a 120 miglia dalla costa e dichiara che deriva a SW, troppo lontano per far partire la macchina assicurativa del recupero e autorizzare il mio pescatore e cosi il funzionario assicurativo decide di interrompere il monitoraggio fino a quando la barca non sarà più vicina alla costa o magari tra qualche mese su qualche isola. 
Ho fatto il possibile in mare quella notte sono troppo esperto per non saperlo e ho fatto l’impossibile sulla terra ma si vede che il viaggio intrapreso era molto più profondo di quello immaginato... 
Grazie a tutti quelli che hanno capito e sono stati tanti, torno a casa dai miei ragazzi e da chi mi ama che è stato travolto e ha subito nel bene e nel male questa avventura, torno alla mia scuola, ai miei allievi e amici davvero di grande e unico valore... 
La mia coscienza è salva perché ho dato l’impossibile e non ho mai mollato un centimetro, adesso lo spiegherò al mio spirito e alle mie costole doloranti che ci metteranno di più a capirlo ma passerà... 
Ciao Jollyno se riesci punta verso la costa ci sarà sempre una parte del mio cuore solo per te che ti aspetterà con un occhio aperto come nelle migliaia di miglia fatte insieme...
Mi mancherai e non sai quanto”. 


Luca

 

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