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Direttiva Bolkestein: Salviamo i circoli nautici

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Si può evitare che almeno le associazioni sportive, associate e non alle Federazioni del CONI, e gli enti morali possano sfuggire alla nuova normativa su ogni tipo di concessione che minacciosamente si avvicina con il 2020?  L’evoluzione normativa di settore, avvenuta specialmente per motivi fiscali, vede oggi il CONI, come dicono docenti di rilievo, un giano bifronte, dalla figura pubblica quando persegue le finalità istituzionali, ma assolutamente soggetto privato (come tutti gli associati) in qualsiasi altra circostanza per espresso dettato legislativo (D. Lgs. n. 142 del 1999). Con l’entrata in vigore anche in Italia della cosiddetta direttiva europea Bolkenstein, migliaia di associazioni e circoli sportivi che finora hanno goduto di concessioni demaniali a poco prezzo e senza concorrenti, da quell’anno dovranno partecipare ad aste nelle quali vincerà chi offre di più. Si tratta a volte di involucri senza contenuto, assai criticati nelle cronache locali, utili solo a chi cerca incarichi e titoli, o per giocare a carte e svolgere attività di ristorazione, ma nella maggior parte dei casi invece sono meritevoli per attività di grande interesse sociale come l’educazione e promozione culturale in genere e dello sport in particolare, specialmente rivolte ai giovani.

Sono le stesse attività previste dalla nuova normativa per il Terzo settore, che esplicitamente prevede come incentivazione, per chi vi rientra, l’assegnazione di sedi in edifici pubblici non utilizzati o immobili 

sequestrati alla malavita organizzata. Non vi si parla di beni demaniali in comodato oneroso, che pure sarebbe una soluzione per attività essenzialmente non commerciali. Se vi fosse la volontà basterebbe poco per inquadrare il problema e risolverlo. Magari introducendo quelle poche parole nell’art. 9, lettera i), della 106/2016. Anche senza citare espressamente detti organismi nel D.Lgs. sul Servizio Civile Universale voluto dall’art. 8 della legge citata, in via di emanazione.

E’ un problema grave, di sopravvivenza. Vi sono convolte migliaia di associazioni senza disponibilità economica ma comunque socialmente preziose e con esse decine di migliaia di persone.

La Bolkenstein, nell’euforia dello sviluppo europeo, voleva giustamente estendere alle attività di servizio comunitarie le norme di liberta già applicate in UE a uomini e merci. Sono in vigore dal 2006 e a suo tempo non hanno creato sfracelli, ma ai nostri giorni forse non avrebbe visto la luce. Nella nostra realtà di crisi, in questo momento di poca occupazione sarebbero infatti deleterie, in quanto anche una minaccia in qualsiasi settore ha effetti disastrosi sulla ripresa economica.

Tutti se la prendono con l’Europa, ma bisogna ricordare che era in facoltà delle diverse nazioni modificarla prima che fosse emanata, ma governi insipienti di destra e di sinistra non sono intervenuti a difendere le nostre realtà, sicuramente particolari.

Ogni tanto fanno clamore le proteste dei nostri balneari, che hanno investito tanto nelle strutture, assai apprezzate da molti, ma in contrapposizione a spiagge libere insufficienti e sporche, con prezzi che hanno scatenato una reazione dell’opinione pubblica recepita a Bruxelles. Finora i nostri governi hanno giocato sui rinvii. Adesso non è più possibile è necessario un intervento o una chiara decisione, anche per consentire ai gestori degli stabilimenti balneari e agli imprenditori a ricasco di programmare investimenti e 

attività che muovono comunque l’economia. Basta con l’incertezza, senza dimenticare i circoli che sono una realtà a sé stante.

L.P.

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