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Roberto Neglia: più semplice dragare la sabbia davanti ai marina

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Dragaggi ed escavi semplificati per i porti turistici
Dragaggi ed escavi semplificati per i porti turistici

Dragaggi semplificati

Operativa la riforma che accoglie alcune richieste UCINA Confindustria Nautica in materia di escavi e gestione dei sedimenti.

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Il convegno “Escavi e gestione dei sedimenti: da problema a opportunità” tenutosi a Roma ha fornito a Pressmare l’occasione per approfondire la nuova normativa per le operazioni di dragaggio nei porti italiani, appena entrata in vigore. Dopo un lungo lavoro di confronto portato avanti da UCINA Confindustria Nautica, durato oltre un triennio, il Ministero dell’Ambiente ha accolto l’idea di una corsia semplificata per i marina. Il porto rimane uno snodo fondamentale e per questo i vantaggi ottenuti hanno un impatto su tutta la filiera nautico-turistica. Per approfondire le novità in materia ci siamo dunque rivolti a Roberto Neglia, responsabile dei Rapporti istituzionali dell’Associazione.

Innanzitutto inquadriamo la materia per i non addetti ai lavori?

Parliamo delle regole che sovrintendono i dragaggi in generale, ma anche la rimozione delle barre di sabbia che si formano ciclicamente all’ingresso dei porti turistici italiani.

Un caso diffuso che affligge le strutture nautiche, tanto in Adriatico, quanto in Tirreno...

Esattamente. E’ la cosiddetta “barra” che limita l’agibilità dei porti, con impatti importanti sia sulla sicurezza della navigazione, sia sulla gestione economica dell’impresa, ma non solo quella.

Cos’altro?

Le nuove norme fanno riferimento specifico ai fondali dei porti “esclusivamente” turistici, alle aree poste all'esterno dell'imboccatura, alle altre aree soggette a ostruzione ricorrente o accidentale del passo di accesso (per volumi annui complessivi di materiale inferiori a 40.000 m³) e alle aree costiere e delle foci fluviali non portuali.

Quali sono le principali novità che impattano sulla nautica?

Possiamo dire la maggiore facilità di rimuovere la sabbia che si accumula. Tecnicamente stiamo facendo riferimento al “Regolamento recante modalità e criteri tecnici per l'autorizzazione all'immersione in mare dei materiali di escavo di fondali marini”, pubblicato sulla G.U. n. 208/2016, Suppl. Ordinario n. 40. Vi si prevede un cosiddetto “Percorso II”, dedicato alle situazioni di cui parlavamo prima. Per tutte queste è possibile effettuare una caratterizzazione (analisi, ndr) semplificata dei fondali, che è il primo e fondamentale passo per ottenere l’autorizzazione a dragarli.

Cos’altro cambia?

In tutti i casi previsti dal “Percorso II”, i risultati delle analisi sono considerati validi per un periodo prolungato a 3 anni e tale validità può essere estesa fino a 5 anni, con la sola ripetizione delle analisi fisiche ed ecotossicologiche, solo sui campioni compositi dello strato superficiale del fondale.

Una volta accertato, per esempio, che quella che si accumula all’imboccatura è semplicemente sabbia, priva di inquinanti, come si procede?

Il trattamento dei sedimenti sabbiosi può prevedere l’immissione nelle aree attigue a quelle dalle quali provengono, l’utilizzazione per il rifacimento degli arenili, per migliorare lo stato dei fondali, oppure per formare terreni costieri, oltre all’impiego a terra o in strutture di contenimento.

Sono risolti tutti i problemi?

Certamente no, ma si tratta di un passo sicuramente importante sulla strada della semplificazione della gestione burocratica e della riduzione dei costi, che segue quello dell’ottenimento e della stabilizzazione dell’applicazione dell’IVA turistica al 10% sugli ormeggi inferiori all’anno, iscritta nella Finanziaria di dicembre scorso.

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