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Officina Italiana Design: arte in testa e design nelle mani #3

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Mauro Micheli e Sergio Beretta, Officina Italiana Design
Mauro Micheli e Sergio Beretta, Officina Italiana Design

Concludiamo questo mini ciclo di approfondimento su Officina Italiana Design, su Mauro Micheli e Sergio Beretta, pubblicando la terza e ultima parte dell'intervista che ci hanno concesso recentemente (#1 - #2). Un incontro che, nonostante le numerose domande e la disponibilità degli intervistati nel rispondere, non è riuscito a dipanare il nostro dilemma: fino a che punto il loro lavoro può essere considerato artistico? Se c'è un confine fra arte e design, dov'è questo limite? La risposta che ci diamo riguarda nello specifico Officina Italiana Design, il lavoro che stanno facendo nello yacht design, ma è una considerazione con la quale, ovviamente, si può generalizzare. Il lavoro del designer e quello di chi fa arte ha un unico scopo, realizzare il bello. Anche se il designer deve necessariamente mirare innanzi tutto a creare qualcosa di efficace, che attraverso il suo lavoro migliori in termini di utilità o l'utilizzabilità, lo fa sempre con l'obiettivo di conferire all'oggetto un'estetica bella, filtrata attraverso i propri canoni, la propria cultura, ma che possibilmente risulti gradevole anche ai più. Solo così l'oggetto può divenire di successo, cioè vendibile. La differenza con il lavoro dell'artista sta dunque nell'utilità di ciò che viene creato perché tutte le opere d'arte vogliono essere belle, ma non ce n'è una che sia utile. Nel momento in cui lo diventasse sarebbe design.

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Pressmare - Esiste ed eventualmente qual è l’ambito dell’industrial design dal quale vi piace prendere ispirazione, “essere contaminati”?

Mauro Micheli - L’Arte è sempre presente e determina ogni mio segno, anche se spesso non me ne rendo conto. Un modello che uscirà l’anno prossimo ha un segno nelle finestre che con il gioco di colori sembra quasi una pennellata. Ogni opera d’arte ha il suo equilibrio e così succede nel design. Ma se penso al puro design, e parlando di cross-fertilization tra ambiti diversi, sicuramente Il car design è un settore a cui la nautica guarda molto. È legato a un’industria che si mette molto in gioco e che fa molta ricerca. Però manca di tutto quell’aspetto artigianale che è molto presente nella nautica e che poi alla fine ne da il vero valore aggiunto, quella “manualità” che i clienti attenti giustamente apprezzano.

Pressmare - Osservare il lavoro degli altri yacht designer è importante? Perché?

Sergio Beretta - Lo guardiamo per essere aggiornati e vedere cosa fanno gli altri, con curiosita ed attenzione, ma non necessariamente come fonte di ispirazione.

Pressmare - Vi dà più soddisfazione disegnare un Riva “piccolo” come il RIVAMARE oppure una barca grande come il nuovo 100’ Corsaro o addirittura un mega yacht come gli over 50 metri della Riva Superachts Division?

Mauro Micheli - Sicuramente un Riva piccolo di serie è più nel mio DNA: mi piace arrivare in un porto e vederne tanti, magari anche tutti in fila. Le barche più piccole sono peraltro più difficili da realizzare: devi rivolgerti a un pubblico vasto con gusti diversi; nell’ambito dei megayacht il confronto è con un unico cliente, Devo dire a onor del vero che credo molto nella linea Superyachts Division sulla quale stiamo lavorando; fino ad ora il rapporto con gli armatori è stato molto piacevole. Sento in qualche modo che, scegliendo il marchio Riva, i nostri armatori si affidano a noi, in termini di estetica e decor.

Sergio Beretta - Confermo, c’è fiducia, è palpabile ed è un presupposto per poter lavorare in sitonia e con entusiasmo.

Pressmare - Riva non è certo un prodotto di massa, a prescindere dal prezzo. In che modo, qual è il contributo che può dare il design al concetto di esclusività?

Mauro Micheli - La purezza delle linee, i dettagli. È importante non esagerare mai. L’esclusività la dà l’equilibrio, l’armonia delle linee e la qualità dei materiali e delle finiture al top.

Pressmare - C’è un altro ambito del design dove vi vorreste cimentare?

Mauro Micheli - Non particolarmente, non sono mai stato un grande appassionato di design. Non sempre si nasce come designer. Il design per me è secondario, non è la mia prima passione Preferisco l’Art: l’arte antica come guida, l’arte contemporanea come continua ricerca estetica, contemporanea appunto perche rispecchia e spesso anticipa il tempo nel quale viene creata. Stranamente non mi sento di definirmi un designer… direi piuttosto un designer dall’animo artistico. A volte sono un designer, a volte un artista e… a volte non mi sento né l’uno né l’altro.

Pressmare - Chi è il vostro armatore tipo?

Mauro Micheli e Sergio Beretta - Pensiamo a una coppia di signori eleganti, understatement. Un Riva è indirizzato a chi ha già fatto un percorso estetico importante che l’ha portato a fare determinate scelte, senza forzature. Chi sceglie un Riva non cerca solo prestazioni, è una persona che sta attento alla barca, che la tiene bene, che la ama e che capisce che ha un oggetto di valore, sia tecnologico sia estetico. È easy e raffinato. il vero gentlemen!

Pressmare - A cosa state lavorando in questi giorni?

Mauro Micheli - Stiamo lavorando a sette imbarcazioni, di cui quest’anno ne vedremo cinque fino ai 52 metri, tre presentate di recente con Riva: Rivamare, Bahamas e Corsaro. Poi ci sarà il Sanlorenzo 88 e un 52 metri. Sanlorenzo, cantiere che ci ha chiesto, tra l’altro, di rinnovare alcuni dei suoi modelli plananti esistenti tra cui l’86’, presentato a Cannes nel 2015.

Pressmare - Altri interessi oltre alla nautica?

Mauro Micheli e Sergio Beretta - L’arte e La Bertanigra, una proprietà di famiglia sul lago di Garda, interamente ristrutturata e che abbiamo inserito nel circuito dell’ospitalità turistica di charme. Gli ospiti possono soggiornare in appartamenti di pregio, ciascuno caratterizzato da opere d’arte di giovani talenti. Perché l’arte per noi è primaria, siamo veri appassionati, e lega come un fil rouge qualsiasi ambito in cui ci cimentiamo e qualsiasi luogo in cui stiamo: dallo studio in via San Tomaso 27, poco distante dal cuore della Bergamo alta, in un palazzo affrescato del 1800, dove si respira forte l’aria della storia e dell’arte. Si trova in fatti a pochi passi dell’Accademia Carrara, riaperta al pubblico un mese fa dopo cinque anni di restauro, e dalla GAMEC, attivissima Galleria di Arte Moderna e Contemporanea, della quale siamo soci sostenitori.

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