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Rio 2016, non è tutto oro quello che luccica

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velista Tess Lloyd
Tess Lloyd

Mentre in Italia si discute se le zero medaglie siano colpa degli atleti o dei tecnici (su questo torneremo) il medagliere olimpico vede l'Australia detenere 4 medaglie, 1 oro e 3 argenti, così come la Nuova Zelanda con 1 oro 2 argenti e 1 bronzo, anche se la Gran Bretagna con 2 ori e 1 argento sarebbe al comando in termini di valore assoluto. 
Merito degli atleti, dei tecnici o delle federazioni veliche nazionali?

Non lo sappiamo, ma di certo la federvela australiana ha posto in essere dei criteri molto severi per accedere ai Giochi, in modo da garantire il risultato, al netto di quella lotteria che è la Medal Race, formato che nulla ha a che vedere con la vela, ma solo con la richiesta da parte del CIO di spettacolo e suspence per il pubblico generalista.
Quindi, una rigorosa e severa selezione è l'elemento chiave per garantirsi le medaglie olimpiche? Parrebbe essere così ma, come si suol dire, non è tutto oro quello che luccica e anche la federvela australiana ha dimostrato quanto scelte politiche pragmatiche possano essere distanti dallo spirito olimpico e, più in generale, umano e sportivo.
La storia che vi voglio raccontare è a tutti gli effetti una storia olimpica, ma non come quella del sogno avverato di Santiago Lange - una storia giustamente ripresa da tutti i media mainstream della quale Pressmare è orgoglioso di averne anticipato la vicenda umana alla vigilia dei Giochi - quanto quella di Tess Lloyd e della sua prodiera Caitlin Elks, equipaggio australiano di skiff 49er FX.  

Nel 2012, all'età di 17 anni, durante un campionato giovanile 29er, Tess Lloyd venne gravemente ferita da un surfista che entrò in collisione con la sua barca. Si salvò grazie alla reazione pronta del suo prodiere Lewis Duncan, ma rimase in coma lottando tra la vita e la morte e venne operata al cervello. Al suo risveglio dovette reimparare a parlare e camminare, i medici non le diedero speranza di risalire su uno skiff. Contro ogni previsione l'istinto per la vela rimase e Tess, dopo aver ricominciato daccapo la sua seconda vita, riuscì a risalire in barca e non solo: riprese a gareggiare con successo, risultando, assieme alla sua prodiera Caitlin Elks il migliore equipaggio aussie nel 49er FX. Dopo il quattordicesimo posto all'Europeo e il sedicesimo alla World Cup di Hyeres a giugno 2016, pareva destinato ad avverarsi il suo sogno di andare a Rio. Ma la politica e la burocrazia sono assai simili ovunque, così Sailing Australia ha deciso che tutto l'impegno e lo sforzo di queste giovani atlete non meritatavano alcun riconoscimento, stroncando il loro sogno olimpico perché non erano entrate nella top ten durante gli eventi di selezione. Per maggior chiarezza: erano il miglior equipaggio e Sailing Australia ha scelto di non inviare nessuno solo perché la medaglia era improbabile.

Quasi certamente non sarebbero andate a podio, ma avrebbero comunque accumulato esperienza utile per Tokio 2020, nel caso riuscissero a selezionarsi. Non solo la federvela australiana ha stroncato un sogno, ha soprattutto rinunciato al valore intrinseco a questa storia di sport e perseveranza. Una vicenda destinata a restare nella memoria olimpica più delle medaglie stesse, che alla luce di quanto sopra forse luccicano un po' meno, non certo per colpa degli atleti.

Giuliano Luzzatto 

Twitter https://twitter.com/gluzzatto

 
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