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Dichiarato il fallimento dei Cantieri di Baia

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Il Baia One, uno dei modelli più recenti costruiti dai Cantieri di Baia
Il Baia One, uno dei modelli più recenti costruiti dai Cantieri di Baia

Le difficoltà evidentemente continuano

La nautica italiana, tranne 10-20 aziende più grandi, è costituita da unità produttive e commerciali di piccola entità, la maggior parte artigianali. La qualità e l’inventiva perciò, in genere non si discutono, ma ciò che si guadagna viene in genere speso per il quotidiano. Solo pochi reinvestono tutto nell’azienda. Perciò puntualmente quelli che mancano sono i quattrini. Però proprio in funzione del successo ottenuto, per crescere occorre poi il finanziamento o di un cliente mecenate, raro, o di una banca o una finanziaria e la storia di questi ultimi decenni ce ne ha esemplificati vantaggi e svantaggi. Purtroppo i secondi superano assai i primi. Per questa ragione in conseguenza della crisi mezza nautica italiana negli scorsi sette anni è scomparsa e banche e finanziarie sono state deleterie perché per esse persone e famiglie sono solo fastidiosi elementi di una partita doppia, di un survalore. Così i cantieri, gli accessoristi e le commerciali continuano a chiudere. E’ il sistema che è sbagliato e consente ai concorrenti internazionali di fare spesa da noi. Le banche, son solo nella nautica, sono tra i maggiori colpevoli perché le banche commerciali sono divenute tutte finanziarie, che fanno parte di grandi gruppi. Che importa loro se i Cantieri di Baia, conosciuti nel mondo anche per aver venduto una barca a una moglie di Donald Trump, sono recentemente falliti? Certo ogni storia ha i suoi perché, ma resta il fatto che le idee e la qualità a quel costruttore non mancavano, ma il punto dolente rimane in genere quello finanziario. Siamo bravi ma non abbiamo quattrini. Solo un costruttore in Italia, o quasi, dopo aver sperimentato la stretta creditizia sulla sua pelle è riuscito a renderla meno opprimente. Ma quando non si sa se domani un cantiere esisterà ancora, anche il compito di una banca diventa problematico. Così  in questi anni è successo che anche cantieri con cliente pronto all’acquisto hanno dovuto rinunciare e magari chiudere.

La situazione si è sicuramente aggravata con l’entrata nel nuovo millennio, ma in Italia già da decenni la vita di molti costruttori era in mano alle banche, solo che il continuo avvicendamento di direttori e funzionari e l’allontanarsi dai problemi della clientela hanno ancora peggiorato la situazione, né l’esempio negativo di Banca Etruria aiuta. Così invece di presentare un piano di salvataggio ai sensi della legge fallimentare, i Cantieri Merictaft (nome attuale dei Cantieri di Baia, per altro fra i fondatori dell’associazione Nautica Italiana) , hanno presentato “rinunzia al concordato preventivo con istanza di autofallimento”. Insomma, tecnicamente sono falliti.

Il problema di tante aziende, non solo nautiche italiane, è soprattutto quello dell’accesso al credito, ma è un problema di fronte al quale anche i governi sono impotenti. Non hanno potere di fronte alla dittatura finanziaria globale che mette suoi uomini in tutti gli incarichi decisionali della politica. Neanche la Banca Centrale Europea (espressione dei banchieri) ha risolto, nonostante i tentativi di Draghi. Con la nostra nautica, che ha tanto successo nel mondo così da sopravvivere con l’esportazione, questo è un vero e proprio delitto.

L.P.

 

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