Home > Comunicazione > Press Mare > IVA al 10% per i Marina Resort: riflettori sempre accesi

Tag in evidenza:

IVA al 10% per i Marina Resort: riflettori sempre accesi

 Stampa articolo
Il Marina Resort Portosole a Imperia
Il Marina Resort Portosole a Imperia

Quando nel settore nautico si rivendica l’applicazione dell’IVA al 10% per la portualità turistica - normato soltanto per i Marina Resort e assurdamente contestato da una delle regioni più nautiche d’Italia, la Campania -  e si scopre che l’opinione pubblica è in buona parte contraria perché pensa che si voglia fare un ulteriore regalo ai paperoni, ci si rende conto di quanto il settore nautico in Italia sia poco conosciuto. Non è così. Il provvedimento, reso vano dall’intervento della Corte Costituzionale, è solo teso a riparare agli enormi danni inferti per incompetenza al comparto da chi ha governato durante e immediatamente dopo il periodo più acuto della crisi 2008-2011. I paperoni, assidui clienti dei paradisi fiscali, non c’entrano niente con questa storia dell’IVA perché si guardano bene dall’esternare in patria, non solo con l’uso della barca ma in qualsiasi modo, la loro ricchezza.

Fatto salvo ciò, crediamo che la cosa migliore sia non mollare mediaticamente l’argomento IVA al 10% per i Marina Resort perché pensiamo che, senza l’intervento a gamba tesa della Campania, questo sarebbe potuto davvero essere un provvedimento molto importante per portare nuova linfa al comparto del turismo nautico e al settore delle barche in senso lato. Anzi, auspichiamo che tutti i media di settore come il nostro, continuino a parlare con intensità dell’argomento, in modo da creare una reale presa di coscienza da parte degli italiani sulla portata della castroneria perpetrata e, soprattutto, per stimolare chi ci governa a prendere urgenti provvedimenti per intervenire con altri provvedimenti che possano rilanciare il settore.

Per questo abbiamo recentemente incontrato Roberto Neglia, Responsabile Area rapporti istituzionali di UCINA ovvero colui al quale si deve tanto del lavoro svolto dall’Associazione di Confindustria Nautica per arrivare all’IVA al 10% e ovviamente le domande si sono concentrate sugli aspetti dell’incredibile vicenda dei Marina Resort.

Proviamo a ricapitolare la vicenda per capire come aziende e diportisti devono comportarsi nella prossima stagione.

Lo Stato si è dotato di una norma unica in Europa, la cui gestazione è stata lunghissima, un’operazione di slalom gigante fra mille paletti, veti incrociati, rigidità europee: gli ormeggi a breve, che presentassero determinate caratteristiche minime di qualità, sono equiparati alle strutture turistiche all’aria aperta. Come si vede la norma sostenuta da UCINA non ha natura fiscale, ma ha un’importante conseguenza fiscale: porta con sé in automatico l’aliquota IVA turistica al 10%.

Poi arriva la Regione Campania...

Non ancora. Prima arriva un banale decreto attuativo dei Trasporti che fissa alcune caratteristiche minime dei cosiddetti Marina Resort e rinvia alla disciplina regionale di dettaglio. Friuli, Liguria, Emilia hanno leggi ad hoc. La Campania fa ricorso contro il taglio dell’IVA, sostenendo che lo Stato ha invaso le sue competenze.

E la Corte Costituzionale dichiara l’illegittimità...

Non proprio. La Corte scrive quella che viene definita una sentenza additiva e dice che:

1. la materia è a cavallo fra fisco e turismo, la prima una materia di competenza unilaterale dello Stato, la seconda concorrente;

2. lo Stato ben poteva dettare la norma sui Marina resort (che quindi resta in vigore);

3. che è illegittima la non previsione del parere della Conferenza Stato-Regioni per il decreto attuativo.

Le conseguenze pratiche?

Assai complesse, ma proviamo a fare un po’ di ordine. Innanzitutto, la norma prevede il decreto di attuazione, senza quello è inapplicabile. Poiché si tratta di una sentenza “additiva” (la Corte si è comportata come se nella legge ci fosse scritto: “previo parere della Conferenza delle Regioni”), il primo passo è mandare il testo del decreto al parere. Certamente questo sanerà il futuro.

Ci sono tre Regioni che però hanno una normativa specifica.

Qui i pareri non sono unanimi, va però ricordato che il Friuli Venezia Giulia si è dotata di una norma pilota sui Marina resort ben prima dello Stato e da allora applica l’IVA al 10 (su base regionale). E’ quindi ragionevole sostenere che le Regioni (ora si stanno aggiungendo la Campania, che ha inserito una norma analoga nella propria Legge di Stabilità, e la Sardegna), che hanno una propria legislazione consentano di continuare ad applicare detta normativa.

Sul pregresso?

Le sentenze della Corte hanno efficacia retroattiva, ma non nel caso di normativa fiscale applicata in buona fede. Quindi, anche l’IVA al 10% applicata a fine 2014 e nel 2015 dovrebbe essere al sicuro. Tuttavia, per mettere al riparo le aziende da possibili future recriminazioni del fisco, UCINA ha insistentemente chiesto al Governo di provvedere con una norma.

A chi dice che la norma doveva essere scritta diversamente?

Rispondo che la cattedra è il suo posto, ma lobbying legislativa è un’altra cosa. Solo chi vi si misura quotidianamente sa quale complicato coacervo di spinte e controspinte, complicazioni burocratiche e veti incrociati si devono superare. Segnare cinque “pappine” al Barcellona al confronto è una cosa da ragazzi. Anche perché in questo caso vale quel che si dice dei portieri: soli in campo, contro 21 giocatori. E solo, nell’ultimo quadriennio, di interventi legislativi UCINA ne ha segnati 28, l’ultimo con la nota abolizione della tassa di possesso.

 

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Pressmare