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Turismo dove sei?

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Il porto dell'isola di Ponza
Il porto dell'isola di Ponza

Turismo, dove sei?

 

Il futuro della nautica da diporto in Italia è strettamente legato a una ripresa del turismo e in particolare a quello che di anno in anno purtroppo sta lasciando le nostre coste.  Ciò accade perché il settore vive alla giornata e non di programmazione. Manca una visione nazionale d’integrazione tra le diverse offerte del settore turistico, e poi le Regioni hanno prevalso sullo Stato centrale. Finora ognuno ha curato il suo classico orticello per cui si parla di ricettività, balneazione, enogastronomia, cultura, nautica ecc. come se fossero settori a sé stanti, invece di partire da una visione d’insieme dell’offerta. Il regionalismo, ci sia consentito lo sfogo, non è stato purtroppo un passo avanti per l’Italia, ma uno indietro. In uno stato nazionale di recente costituzione come il nostro, i famosi padri, dimenticando che non esisteva ancora una vera e propria coscienza nazionale, hanno ceduto troppo alla richiesta d’indipendenza localistica e questi sussulti di frammentazione negli anni si sono espressi prevalentemente secondo la loro natura di favoritismi, corruzione, malavita organizzata e così via. E le cose, a quanto sembra, stanno peggiorando. Un recentissimo studio di Cassa Depositi e Prestiti SpA, Le azioni prioritarie per valorizzare la destinazione Italia, ci avverte che in conseguenza dei molteplici cambiamenti avvenuti a livello globale, sono mutate anche le dinamiche dei movimenti turistici. Con i dati CDP alla mano, possiamo affermare che, nel decennio 2004 – 2014, il Pil italiano è salito da 1.500 a 1.616 miliardi di euro mentre poteva essere superiore, probabilmente circa 1.646 miliardi, se il contributo economico del turismo fosse cresciuto anch’esso. In quel periodo invece, non solo si sono ridotti i ricavi, ma anche gli occupati. I dati oscillano in una forchetta di valori abbastanza ampia, ma “vuol dire aver rinunciato ogni anno, nella migliore delle ipotesi, a circa 34.000 posti di lavoro”. E’ evidente a questo punto che dichiarando dati di turismo in crescita qualcuno mente.

E sicuramente non sono stati compresi tutti coloro che hanno perso il posto nei servizi di portualità e altri anche indiretti della nautica da diporto, che per legge fanno parte del turismo ma per varie ragioni risultano di difficile esame statistico. Il numero dei licenziati in quel caso sarebbe ancora superiore.

Tra le cause (che poi sono quelle individuate dal piano di rilancio del Ministro Piero Gnudi, Governo Monti), la ricerca indica la frammentazione e la mancanza di coordinamento nelle politiche turistiche tra Stato e Regioni, la necessità di una proposta turistica più identificabile, la riqualificazione delle strutture e degli addetti, la mancata incentivazione all’investimento italiano ed estero, il miglioramento di trasporti e infrastrutture. Alle suddette il Piano destinazione Italia del MISE, il Ministero dello Sviluppo economico, ha aggiunto la crescita dimensionale delle imprese turistiche e la necessità di destagionalizzare i flussi turistici, dimenticando la tassazione che penalizza l’offerta italiana rispetto a quella estera.

E’ evidente che senza interventi di anno in anno la decrescita continua, perciò la riparazione deve essere veloce e la programmazione nazionale. Occorre dare forza all’industria turistica italiana, come chiede CDP, e per ottenerlo è necessaria una strategia nazionale, ma aggiungiamo noi, l’esame governativo deve partire dal territorio, nel suo complesso (prima nazionale e poi regionale), iniziando dall’ambiente delle acque e delle coste marittime e interne, analizzate nel loro insieme economico, che vanno sistemate prioritariamente con l’intervento idrogeologico e dotate di una rete di depuratori delle acque funzionante, estesa a ogni comune. Non ci serve un’ecologia esasperata, ma sicuramente una importante rinascita ambientale per accogliere non solo il turista ma ogni imprenditore di buona volontà e formazione che voglia svolgervi le sue attività. Allora valorizzeremo quell’economia del mare che, chiediamo da decenni, deve essere pianificata e curata dalla grande assente, la politica, non quella del rubare ma del fare.

  

 

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