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UCINA e Nautica Italiana: più si è più si ottiene

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Il Salone Nautico di Genova
Il Salone Nautico di Genova

Da quando il gruppo costituente di Nautica Italiana con tutte la sue ragioni, sacrosante in base ai punti di vista, si è staccato da UCINA, negli enti amministrativi di settore si è generato disorientamento, quanto meno sulle decisioni attuali e future di sostegno al settore. Se ragioniamo sul fatto che uno dei punti di disaccordo era la partecipazione o meno degli operatori nazionali al Nautico di Genova, e che le autorità cittadine hanno tolto le castagne dal fuoco decidendo una diversa destinazione futura per parte delle aree a mare gestite finora da Fiera Genova – queste le voci che circolano sempre più insistentemente nel capoluogo ligure - tutto fa pensare, ora, come diventi importante sanare la frattura rappresentativa degli operatori di settore. Si parla molto di turismo diffuso sul territorio e la nautica ne è espressione assai importante. Forse questa potrebbe essere il momento buono per riunire tutti in un grosso consorzio nautico nazionale, nel quale sarebbe auspicabile anche l’ingresso di altre realtà magari non iscritte a Confindustria, ma non per questo meno importanti. Cadendo la difesa della Fiera di Genova, che scaturiva anche da un esistente contratto di esclusiva, considerando che Comune e Regione di Genova vedono probabilmente prioritari altri obiettivi diversi dallo sviluppo del diportismo e attività connesse (arrecando un enorme danno a un’economia regionale, invece, vocata), da un male può nascere un bene, cioè una visione più nazionale dello sviluppo delle attività nautiche, in cui ogni organismo in qualche modo rappresentativo può dare il suo contributo migliore per il rilancio. La maledetta crisi e l’assurdo atteggiamento di alcuni apparati governativi nei confronti del settore, hanno purtroppo fatto abortire alcuni consorzi nati nelle regioni più nautiche d’Italia, che invece vanno recuperati, e vedremmo anche importante l’inserimento dell’associazionismo rappresentativo dell’artigianato marinaro, quello che gestisce gran parte dei servizi della nautica, valorizzando anche le associazioni della portualità turistica. I suoi soci, ha dichiarato UCINA, sono trecento, sotto l'egida di Nautica Italiana ci sono una cinquantina di marchi. Diciamo che, se c’è veramente l’auspicata ripresa economica, gli associati riferiti al settore possano tornare in breve tempo a essere 500 e più. Un consorzio allargato alle attività dirette e indotte della nautica, invece, potrebbe parlare a nome di migliaia, di decine di migliaia di aziende e di occupati. Questo è forse un sogno, considerato che nel settore sono applicati una molteplicità di contratti di lavoro, moltiplicazione che finora ha inficiato il potere di contrattazione coi governi che hanno amministrato lo sviluppo economico, e che ognuno vuol gestire da solo il suo orticello. Non lo è, all’opposto, il ritorno alla collaborazione, auspicato da tutti, tra UCINA e Nautica Italiana.

LP

 

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