Home > Comunicazione > Press Mare > Nautica: Ponza pensa al suo porto

Nautica: Ponza pensa al suo porto

 Stampa articolo
Il porto di Ponza
Il porto di Ponza

Il 17 dicembre scorso, a Ponza, si è svolta una Conferenza, promossa dal Sindaco ed aperta a tutta la popolazione, per la presentazione dei progetti preliminari per la realizzazione di un Porto Turistico nella frazione di Le Forna, precisamente a Cala dell’Acqua.

Sono felice di sapere che si sia dato avvio alla procedura di attuazione e mi compiaccio per la concretezza del Sindaco. Ogni estate da tanti anni vado a Ponza, nella casetta di Sottocampo, sopra Cala Feola, ed ogni estate assisto al movimento pendolare e contemporaneo di decine e decine di cabinati che, a seconda di come tira il vento, si spostano tutti insieme da Le Forna al Porto e viceversa, spesso di notte, con relativi grovigli di ancore, catene, cime ecc. Per non parlare di quello che, come è facile immaginare, succede la mattina alla qualità dell'acqua, nel momento in cui tutti insieme usufruiscono dei servizi igienici di bordo, senza le attrezzature che ormai sono obbligatorie nelle moderne strutture portuali per lo smaltimento dei liquami. Come ebbe ad affermare non molto tempo fa anche Folco Quilici, Ponza non può non avere un porto (turistico) degno di questo nome ed ambientalmente sostenibile.

Come molti degli amici sanno, mi occupo ormai da tanti anni di portualità turistica, in particolare con il nuovo Porto Turistico di Formia, il Marina di Cicerone, che, se e quando verrà realizzato, potrà accogliere oltre 600 posti barca, per un investimento privato di circa 120 mln di €, grazie anche al recente alleggerimento dei vergognosi quanto inutili balzelli imposti dal Governo Monti, che, in nome di un po' di demagogia da dare in pasto alla gente, ha letteralmente distrutto nel giro di pochi giorni un settore in cui il nostro Paese, in decenni di duro lavoro, aveva raggiunto il primato mondiale per fatturato negli scafi a motore e che dava lavoro a decine di migliaia di addetti, diretti ed indotti. So quindi molto bene come quello della portualità turistica sia un campo estremamente complesso, non solo dal punto di vista tecnico-progettuale-ambientale, ma anche e soprattutto dai punti vista amministrativo-procedurale ed economico-finanziario.

Purtroppo il 17 dicembre scorso non ho potuto assistere alla Conferenza tenutasi alle Forna, ci avrei tenuto molto, e quindi non ho nessuna cognizione né dei contenuti delle proposte presentate, né degli esiti del dibattito che sicuramente c'è stato (l'idea di condividere con la popolazione i progetti è fondamentale per lo sviluppo di un territorio, non a caso i francesi si sono inventati il "project partagè" e il "debat public" per promuovere le loro opere pubbliche). Non posso quindi esprimermi sul merito, ma sono certo però che, essendo le proposte state avanzate da professionisti del settore, siano tutte indistintamente corredate, a prescindere da quella a cui verrà attribuita la cosiddetta patente di "pubblica utilità", di tutti gli elementi che compongono progetti complessi e delicatissimi come questi che, se da un lato sono forieri di sviluppo economico e di occupazione, dall'altro debbono contribuire alla riqualificazione ed alla valorizzazione territoriale ed ambientale. In particolare, mi riferisco: alle analisi di mercato e di fattibilità, che accompagnano sempre anche le progettazioni preliminari, ad una seria ed aggiornata (ad oggi) valutazione dei costi di realizzazione e quindi ai Piani Economici e Finanziari, debitamente asseverati da istituti bancari e finanziari, dove vengono strutturati e certificati gli equilibri tra risorse private dei proponenti e il ricorso al sistema del credito (debbo immaginare che tutte le proposte siano state formulate come Project Financing, ovvero senza il ricorso a finanza pubblica, che peraltro non esisterebbe in questa fattispecie), alla dimostrazione della solidità finanziaria dei proponenti stessi, anche nel medio-lungo termine, visto che concessioni di questo tipo hanno una durata media di 30 anni e i concessionari debbono assumersi serie responsabilità nei confronti della Pubblica Amministrazione durante tutto il periodo. Dal punto di vista amministrativo, sono certo che tutte le proposte sono coerenti col Piano Regionale dei Porti, la cui ultima stesura è in corso, e per la quale doveva già da tempo essere istituzionalizzata una "cabina di regia". Dal punto di vista progettuale, sono certo che ogni singola iniziativa abbia analizzato e sviluppato in modo integrato sia la parte a mare sia la parte a terra, requisito fondamentale per la qualità del progetto e dell'accoglienza dei diportisti, ma anche per la rigenerazione delle aree retrostanti lo specchio acqueo, situazione particolarmente delicata per Cala dell'Acqua, dove la realizzazione del Porto è una occasione unica per riqualificare non solo ciò che resta della vecchia miniera di bentonite, ma anche i collegamenti e la rete locale dei sottoservizi. Immagino che, quindi, anche dal punto di vista urbanistico ed ambientale (coerenza col PRG delle porzioni di Porto al di fuori delle aree demaniali, VAS, VIA), ogni aspetto sia stato esaminato e analizzato, in vista di quello che, con buona pace di chi pensa che possa essere bypassato, sarà un passaggio inderogabile ed ineludibile per l'avvio dell'iniziativa, ovvero l'ultima Conferenza dei Servizi.

Per la mia esperienza a Formia, gli enti pubblici coinvolti nella CdS finale, che si svolgerà, a valle della gara europea per la individuazione finale del Concessionario, dopo l'approvazione in Consiglio Comunale e/o in Regione del Progetto Definitivo, possono oscillare tra 35 e 38, a seconda di quante Direzioni Regionali e quante Sovrintendenze interverranno. Gli argomenti sono lunghi e non posso annoiarvi troppo con i dettagli, non mi resta quindi che reiterare i complimenti al Sindaco ed augurare a lui ed al suo staff un prosieguo dell'iniziativa tale che non si debba arenare nelle sabbie mobili di cui purtroppo è disseminato il sistema amministrativo italiano e che l'opera non resti un sogno nel cassetto e cominci a vedere la luce in tempo per approfittare di quella che sarà, si spera, una ripresa dei consumi e dello sviluppo economico del Paese, anche se in modo diverso dal passato e in chiave più sostenibile.

Sono infine certo che ognuna delle proposte ha valutato con attenzione il mix dei posti barca, tenendo conto dei nuovi orientamenti del mercato post crisi, così come emerge dopo l'ultimo Salone di Genova; sono certo che hanno valutato il giusto numero dei posti barca, per garantire il soddisfacimento della domanda che contraddistingue un porto insulare da uno a terra (come si dice in gergo, un porto feeder rispetto a un porto hub); sono certo che le proposte, nel piano di gestione che sono certo hanno presentato, hanno indicato che nell'eventuale progetto definitivo verranno adottati divieti di scarico in porto e adottate tecniche di smaltimento rifiuti e liquami tecnologicamente avanzati, nonchè tecniche di efficientamento energetico; infine, sono certo che ogni progetto ha riservato spazi di ormeggio di dimensioni adeguate per le imbarcazioni a noleggio di Cala Feola, in modo da restituire pienamente la spiaggia a balneabilità, obiettivo a cui il Sindaco, giustamente, tiene moltissimo.

©Francesco Levino Petrosemolo per PressMare - Tutti i diritti riservati

 

 

 

[Allegati]

  • Locandina PortoPonza